Intervista al cantante Massimo Di Cataldo

Di Valentina Gemelli.

 

Chiacchieriamo, in un locale del centro. Mi guardo intorno e rivolgo una domanda a Massimo: “Ma tu hai paura?”

Generalmente no, non è un tipo di sensazione che mi porto dietro . All’occorrenza, se dovessi avvertire tensione attorno a me, mi scatta una forma di ricerca di protezione che può essere semplicemente la voglia di trovare un riparo. Per il mio modo di essere non amo precludermi delle possibilità di vita a causa della paura.

Ne parliamo oggi, dopo gli avvenimenti di Parigi. Al concerto del Bataclan c’erano circa 1500 persone. Lo chiedo all’uomo ed al musicista. In platea o sul palco, da adesso in poi, come sarà?

Beh sicuramente ci saranno delle forme di sicurezza maggiore che, nel nostro ambiente, non guastano. Lo spettacolo ha, comunque, bisogno di sicurezza quanto alle strutture e per ciò che riguarda le uscite di emergenza. E ciò è necessario, al di là degli attentati, perché avvengono gli incidenti, purtroppo. Ovviamente è importante che ci sia più controllo nei confronti di tutti perché le persone sospette non necessariamente hanno la faccia delle persone sospette. Non credo, nel caso specifico, statisticamente che si possa verificare la stessa cosa, probabilmente può accadere in altri luoghi, altri obiettivi, potrebbe accadere ovunque.

Mi viene in mente il titolo di una tua canzone, “Che sarà di me”. Un salto nel 1995, quando era tutto molto diverso e tu debuttavi sul palco del Festival di Sanremo. Il tuo primo ricordo?

Il treno di notte, mentre si andava a Sanremo, da Roma. Anche i tempi erano più dilatati. Un freddo alla stazione Termini, a Febbraio! E l’emozione, perché era già bello quando si arrivava lì ed era l’alba e si scendeva per andare in albergo e, poi, il giorno stesso iniziava la mia carriera di cantante. Quell’anno uscì il mio primo album e quella che fu la mia canzone più importante, “ Che sarà di me” che era uno sguardo verso futuro.

E guardando indietro?

Guardo poco indietro, un po’ per volontà, perché osservando le persone che hanno l’abitudine di guardare indietro noto che invecchiano precocemente. Si legano ad un passato che non c’è più, che è morto e che è come una zavorra. A me piace essere libero, in questo senso, e guardare avanti. Nuove prospettive. Altre possibilità, quello che è fatto è fatto.

Hai paura della morte?

Più che paura ne ho la certezza ed è l’unica che possiamo avere. No, non ho paura della morte.

“Se adesso te ne vai” è una delle tue canzoni più conosciute. Io ricordo questa : “Sole, quanti sogni da bruciare Sole, quante notti senza te, Sole, come faccio a uscirne fuori se non vedo Sole, un po’ di luce dentro me”, ti stupisce?

E’ stato un singolo con il video e suonava abbastanza. Quello era un periodo in cui la radio passava tanta musica italiana. Nel 1997 uscì l’album “Crescendo”che conteneva le canzoni Camminando, Cosa rimane di noi e Senza di te”, che portai al Festivalbar. Poi uscì Sole e, inaspettatamente, fu amata molto. E’ una delle mie canzoni, forse, più intimiste perché racconta la mia infanzia, il rapporto con mio padre, anche se in modo essenziale, in termini molto minimali, Sono piccole frasi, come questa: “Avevo tante cose da ricordare e ancora poco da dimenticare”. Quando sei piccolo ogni ricordo è così importante perché è avvenuto da poco e quando sei grande hai molte più cose da dimenticare e quelle da ricordare sono quelle essenziali. Non mi stupisce che ti sia piaciuta.

Quando hai l’ispirazione e scrivi le tue canzoni?

Mi viene dopo qualche situazione che mi tocca, non riesco a tradurre le cose sotto forma di parola. La musica è la prima traduzione dell’emozione.

Ti capita di sognare musica?

Si, mi capita ed ho delle registrazioni da “tradurre”, perché nel dormiveglia mi capita di registrare dei mugugni. Alcune canzoni sono nate così.

Massimo, guarda quel muretto. A me fa venire in mente qualcosa e a te?

I ragazzi del muretto? ( ride) È stata un’esperienza molto divertente anche se, all’epoca, comunque impegnativa. Una delle mie prime prove da attore e mi piacque molto. I ragazzi del muretto era una serie televisiva molto seguita, aveva un successo strepitoso. La seconda serie ancora di più e quella puntata mi diede una grandissima visibilità anche per il tipo di tenerezza che ispirava il personaggio, in quel ruolo. Quell’anno successero tante cose. Quasi contemporaneamente ci fu Castrocaro, era il 1993 e poi Sanremo.

Quindi li hai fatti tutti?

Si, da Castrocaro, che aveva la valenza di un talent di oggi, a Sanremo giovani, poi Sanremo ed il Festivalbar che non c’è più, purtroppo. E’ una delle manifestazioni che manca di più, d’estate.

Cantautore, cantante, “cantattore”?

Per definizione, come dice una canzone di De Gregori, artista. Ma proprio per definizione, nel senso che è una di quelle parole che viene usata più ai fini contrattuali dato che, nella vita si può essere artisti per tante cose. Però “cantattore” è carino, mi fa pensare a personaggi come Modugno oppure i cantanti dei musicarelli che, purtroppo, adesso non si fanno più.

Com’eri da bambino?

Molto curioso, a volte timido ma già, anche se non in forma di esibizione, mi piaceva esprimermi. Sono tutte caratteristiche che mi sono rimaste.

Come si supera un incubo?

Prima di tutto risvegliandosi, confrontandosi con la realtà e, quindi, con le certezze che hai e guardando sempre verso la luce per cercare l’uscita da questo incubo. Quindi con positività, con molta pazienza e, anche se a volte si può scivolare nei momenti difficili, in cui cerchi degli appigli, è proprio in quei momenti che capisci quali sono i sostegni più forti che hai, quali sono le basi più importanti, gli affetti veri. Le persone che ti vogliono bene le riconosci, come riconosci le persone false. Meglio un nemico reale, dichiarato, che una falso amico.

Faccio un calcolo molto semplice, sono passati “appena “ vent’anni da quel 1995. Sarà per te “Un’emozione fantastica”, per dirla con la canzone del tuo album, Addendum.

Addendum, l’album, è una raccolta di versioni alternative di alcuni brani già conosciuti ed altri inediti tra i quali c’è Un’emozione fantastica, che è anche un resoconto della vita che ho vissuto, delle cose che mi sono accadute ed anche del presente. Tornando alla domanda di prima, svegliarsi da un incubo e rendersene conto è un’emozione fantastica.

Un ritorno sulle scene con un inno all’amicizia. A chi hai dedicato questo brano?

Alle persone semplici come me, tutto sommato, alle persone che mi sono state vicine e che mi vogliono bene, a quelli che ancora amano la strimpellata con la chitarra sulla spiaggia. Non sono un amante del karaoke ma va bene anche quello, perché è una cosa che aggrega. Mi piace suonare tutti assieme e l’idea di mettersi a cantare le canzoni che vanno da Battisti in poi è bellissimo.

A proposito di chitarra, Spaghetti alla chitarra o Sushi?

La cucina mi piace un po’ tutta e mi piace variare, anche se faccio abbastanza attenzione. Sono stato vegetariano per parecchi anni, quasi vegano più che altro perché avevo delle intolleranze. Poi, piano piano, ho reintegrato gli alimenti perché, comunque, non bisogna essere estremisti. E’ sbagliato, in tutti i settori. Bisogna cercare una via di mezzo e mangiare, ogni tanto, qualcosa di diverso. Anche le cose che, diciamo, “fanno male”. Intanto, stasera Sushi.

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).

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