Di Vito”Nik Hollywood Nicoletti

Ciao Gabriella! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?
Ciao Vito, innanzitutto, prima ancora di iniziare a rispondere, grazie per l’opportunità di questa intervista. Le mie foto parlano per me ed avere l’opportunità di parlarne, mi rende felice perché non sempre cio’ che si vuole dire viene compreso. In genere le mie foto piacciono, ma non sempre vengono comprese. Io ho fatto la scuola francese in giro per il mondo a causa del lavoro di mio padre e ho, quindi, viaggiato molto. Questo mi ha portato a non avere le idee ben chiare su cosa volessi fare fino ai 18 anni. A 18 anni mi sono trasferita a Parigi per studiare lingue e per caso, nei ritagli di tempo, ho cominciato ad andare in giro per la città con la macchina fotografica. Ho cosi scoperto la mia voc-azione: la Fotografia. Ho fatto una scuola di fotografia a Parigi, l’Icart Photo, mi sono diplomata nel 2001 e ora e da allora … eccomi qua!

Chi è Gabriella Deodato?
Ti risponderò con il cuore. Diciamo che mi risulta difficile auto-definirmi e non lo trovo nemmeno giusto, quindi provero’ a rispondere nel modo piu’ obiettivo e conciso possibile sia come donna che come artista (definizione datami dagli altri). Come donna, la piu’ grande carnefice di se’ stessa nel volersi evolvere, raramente pienamente soddisfatta di se’ e sempre desiderosa di ottenere di piu’ (da se’ e dagli altri), leale, impulsiva e sincera in modo disarmante. La sincerità credo sia il mio piu’ grande pregio ed al contempo il mio piu’ grande difetto. Esigente, difficilmente perdono l’ingratitudine. Solare ed in continua evoluzione. Pretendo tutto perché concedo tutto, quindi sono un’estremista.
Come artista, invece, le stesse identiche cose!!!!!
Cerco sempre di circondarmi di persone come me o migliori di me, per carpire dagli altri sempre maggiori abilità. Detesto l’ipocrisia e la mediocrità, tendo quindi ad isolarmi e ad essere molto selettiva nelle amicizie. Essendo libera professionista, non devo per forza frequentare gente con cui non vado d’accordo, quindi tranne lavori importanti, mi circondo di poche persone ma buone. Non voglio sembrare presuntuosa, gentile con tutti ma vera per pochi.

Gabriella fotografa nasce per caso o per destino?
Entrambe le cose. Credo che il caso sia destino ed il destino caso. Come specificato alla prima domanda, ho iniziato a fotografare i monumenti di Parigi, quei pomeriggi in solitudine mi tenevano compagnia. Fotografavo i monumenti, e raramente le persone. I volti, i ritratti, i tete à tete sono arrivati dopo, col tempo, quando la mia timidezza ha trovato la sua strada: il mio obiettivo (fotografico).

A luglio 2015 è uscito il tuo primo libro fotografico “Luce q.b. Ricette d’aMore” per la Alter Ego Edizioni di Viterbo. Come e perché nasce questo libro?

Innanzitutto ringrazio Danilo Bultrini (il mio editore) e Francesco Corti (il grafico che ha impeccabilmente curato il libro) per la fiducia che hanno avuto in me e colgo l’occasione per dire che la prima tiratura, 100 copie, è finita. Abbiamo in programma un secondo libro a maggio/giugno prossimo. “Luce q.b. Ricette d’aMore” è la mia prima raccolta di opere fotografiche, volti noti (Maria Grazia Cucinotta, Iva Zanicchi, Lamberto Bava,Nicola Canonico, Raffaello Balzo, solo per citarne alcuni …) e non. Nasce da un incontro con la casa editrice e da una mia volontà di dare un senso ed un ordine ai miei numerosi lavori. Si tratta di una raccolta di Luce …. Luce quanto basta, come in un ricettario per l’appunto. La ricetta per essere Luce? Sicuramente essere in armonia con se’ stessi e quindi trasmetterlo. Sono ritratti misti a pensieri scritti da me dove la Luce assume varie sfumature. Faccio un esempio: il capitolo “Sexy Light” tratta di una Stella del burlesque, il capitolo “A different Light” di un transgender, etc ….ognuno di noi ha la sua Luce, sta al fotografo capirla e carpirla.

Attraverso la fotografia si può raccontare la vita?
A parer mio si, se si ha qualcosa da raccontare innanzitutto a se’ stessi. Si deve aver voglia di andare in profondità con se stesso e con l’altro, aver voglia di scavare, “perdere tempo” dialogando con il soggetto da ritrarre, aver voglia di farlo con-fidare, aiutarlo ad essere se stesso di fronte ad una macchina fotografica. Se invece parliamo di reportage, la risposta è senza dubbio si. Una fotografia ferma l’attimo, la sofferenza, la gioia e spesso mostra realtà invisibili ad occhio nudo.

In ogni tua foto c’è sempre un po’ del tuo cuore?
Sempre, comunque, costantemente. E non un po’… tutto!
Io, a volte, mi innamoro artisticamente dei miei soggetti, mi innamoro di cio’ che loro stessi non vedono o non apprezzano di se. I loro difetti, le loro unicità. Spesso lavoro con le donne. L’universo femminile è contorto ed ingenuo al contempo. La donna non si ama, si vede attraverso esempi pubblicitari inesistenti … Io da fotografa ti assicuro che le modelle sono tutte “ritoccate” con Photoshop. Attraverso il mio occhio, vorrei dir loro qualcosa e lo farò attraverso il testo di una canzone di Reanto Zero: “ Vorrei darti gli occhi miei per vedere cio’ che non vedi.” Il mio cuore mi precede sempre. Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, a seconda della ricezione del soggetto. Se non sono soddisfatta a cuore e a pelle di cio’ che ho scattato, non si va a casa.

La tua più bella foto è stata scattata o devi ancora scattarla?
Senza dubbio devo ancora scattarla. Tutto cio’ che è in divenire è, per me almeno, piu’ bello di cio’ che è stato… perché la vita ci da la possibilità di viverlo nell’inaspettato e non nel nostalgico.

Cosa ti ha tolto la vita e cosa invece ti ha dato fino ad ora?…e nel tuo lavoro?
Qui la risposta sarebbe davvero lunga! Provo ad essere sintetica. Ho 35 anni e posso dire che la vita mi ha dato esattamente quanto mi ha tolto finora. Mi spiego meglio: per problemi di salute ho avuto anni difficili. Questo mi ha portano, a volte, a percepire la realtà come se fossi una donna piu’ adulta. Ho tramutato la sofferenza in Arte, ma lo sguardo disincantato e disilluso, per certi aspetti, rimane. Sono lontanissima dalle mie coetanee, lo sento e lo vedo. Non mi interessano la maggior parte delle cose che interessano a loro, cerco sempre di cavalcare una realtà artistica e profonda e spesso, molto a malincuore, mi scontro con la becera realtà. Difficile trovare persone sensibili, intelligenti e profonde al contempo. Tutto molto banale! La vita mi da comunque moltissimo ogni giorno. Faccio il lavoro che amo…e della mia Passione faccio la mia vita e il mio lavoro.

L’anima di una persona è nascosta in uno sguardo…per questo abbiamo paura di farci guardare negli occhi?
Potrei risponderti in vari modi. Non tutte le anime sono racchiuse in uno sguardo, non tutti hanno un’anima da mostrare e non tutti sono in grado di mostrarla. Chi non ha nulla da nascondere ed è in pace con se stesso, ti guarda dritto negli occhi. Chi non vuole farsi scoprire, evita. Sono i gesti, le parole, i non-detti che parlano di una persona, che tradiscono chi è davvero. Sono i lineamenti stessi di una persona a parlare, se ci soffermiamo a guardarli. Io non ho paura di farmi guardare negli occhi, desidererei ardentemente qualcuno che ci riuscisse davvero e non si fermasse solo al loro colore o al mio volto.

Credi davvero in tutto quello che fai?…e fai davvero tutto quello in cui credi?
Si e si. Senza dubbio. Senza ombra di dubbio. Ed è proprio per questo che spesso rimango delusa dagli altri. Faccio sempre quello che dico. Le persone spesso aprono bocca e danno fiato senza che sia stato loro chiesto. Siamo cio’ che facciamo, non cio’ che diciamo. Io credo in ogni singolo dettaglio di quello che porto avanti: la mia Fotografia. Faccio sempre cio’ in cui credo…o almeno ci provo.

I sogni hanno sempre un prezzo?
Si. La solitudine.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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