di Luca Tassiello.

 

Si è tenuta a Milano presso l’Area Pergolesi la conferenza stampa di RON per la presentazione del suo nuovo album “LA FORZA DI DIRE Sì”, progetto a sostegno di AISLA (presente in conferenza il Presidente MASSIMO MAURO)

E’ stato proiettato un minuto di ogni canzone del disco con video del making of. L’album è composto da due CD con canzoni in collaborazione con i seguenti artisti: Marco Mengoni, Lorenzo Fragola, Francesco Renga, La Scelta, Malika Ayane, Kekko Silvestre, Lorenzo Jovanotti, Giusy Ferreri, Pino Daniele, Emma Marrone, Elio e le Storie Tese, Loredana Bertè, Biagio Antonacci, Neri Marcorè, Max Pexxali, Francesco De Gregori, Luca Barbarossa, Arisa, Nek, Giuliano Sangiorgi, Gigi D’Alessio, Mario Biondi, Syria, Bianca Atzei, Niccolò Fabi, Lucio Dalla.

 

Massimo Mauro

Io sono in un giorno particolarmente meraviglioso perché si avvera un sogno. Dieci anni fa, quando conobbi Enrico Maria Mazzini, che fu colpito dalla SLA mi resi conto di cosa volesse dire questa malattia. Piano piano mi ci sono avvicinato e mentre la sua malattia stava crescendo, che purtroppo non si ferma ancora, mi diede da fare un disco dicendomi “Perché non fai un disco coi tuoi amici cantanti, così raccogliamo fondi per la ricerca”. Se non ci fosse la ricerca saremmo tutti morti: quante malattie ci sono oggi ancora totalmente sconosciute, che non hanno niente, nessun farmaco per poterla bloccare?
Per cui questa è stata una spinta a pubblicare questo primo album in collaborazione anche con Lucio Dalla che ebbe molto successo, uscì con un quotidiano e continuai a proporlo. All’interno di quel disco c’era un filmato dove eravamo insieme io, Renato Zero e Mario Melazzini in cui ci davamo un appuntamento dicendo “ci vediamo tra dieci anni”, per vedere se la ricerca è riuscita ad andare avanti. Per cui ho raccolto l’invito di allora ed eccomi qua: ho voluto fare un disco che si chiama “La forza di dire sì”. Ho voluto fare questo disco con una forza particolare, non possiamo far finta che i malati di SLA non ci siano più, ci sono ancora purtroppo, e abbiamo fatto un disco con ancora più artisti, testimoni di questa malattia. Sono fortunato e non ringrazierò mai abbastanza i 24 artisti che hanno partecipato, adattando i propri impegni per partecipare a questo disco. Questa cosa ha fatto sì chesi facesse un album con un “anima” particolare, perché eravamo lì tutti per la stessa cosa, per una cosa così grande come la raccolta fondi per combattere questa malattia che si chiama SLA. Nessuno ha detto no, c’è stato un sì all’unisono. Il disco è venuto bellissimo ed abbiamo lavorato 4 mesi ogni giorno per restare nei tempi. Io sono molto contento perché, indipendentemente dalla causa, come artista sono felice. Ognuno di loro ha scelto cosa cantare, a nessuno è stato imposto nulla e questa cosa li ha resi ancora più tranquilli e liberi nel riadattare il pezzo a proprio piacimento.

C’è stato un grande sostegno da parte delle emittenti radiofoniche che alla mezzanotte del 3 Marzo hanno trasmesso tutte contemporaneamente “Una città per cantare”, che è il brano corale contenuto nel nuovo disco “La forza di dire sì”.

 

Di seguito l’intervista al cantautore italiano RON:
Questa iniziativa si lega al disco che ormai vive di affanni, quindi, ci sono altre iniziative di raccolte fondi che affiancano la vendita?

Io so che se ne vendono pochi ormai, ma sono molto fiducioso. E’ giusto innanzitutto secondo me far entrare nella testa delle persone che questo disco non attacca la malattia a chi lo compra. Poi quando mai è uscito un disco con 24 cantanti che cantano innanzitutto “Una città per cantare” ed un brano neanche loro, tutti uniti per la beneficenza? Io credo che voi potete veramente darci una mano in questo, perché non credo sia una cosa giàsuccessa in Italia. Io ho cercato di fare un disco “a lungo raggio”, soprattutto per quanto riguarda l’età includendo ragazzi come Emma o Lorenzo Fragola che hanno milioni di follower, e credetemi che tutti questi non si perdono neanche un respiro del loro beniamino che ha fatto nel disco di un altro. Non è che ho voluto fare il furbo, però bisogna anche calcolare anche questo, perché avremo testimonianza anche nei social attraverso questi artisti. Cos quando uno di loro dirà di comprare questo disco, magari non saranno in 2 milioni e mezzo a comprarlo, ma sarà comunque una bella cifra sicuramente. Insomma, io sono molto fiducioso.

Quanto della vendita del disco va in beneficenza?

Il disco è prodotto da noi e distribuito da Universal. Noi abbiamo deciso di rifiutare qualsiasi percentuale, per cui tutto il ricavato che sarebbe andato all’artista andrà totalmente ad AISLA.

E invece cosa mi dice del brano con Pino Daniele? Quando e come è stato realizzato?

Il brano con Pino Daniele è stato realizzato durante una tournée meravigliosa realizzata nel 2002. Ci teneva tantissimo ad accompagnarmi alla chitarra. Ci tenevo a fare un omaggio a due artisti immensi, scomparsi tra l’altro a breve distanza l’uno dall’altro, ovvero Pino Daniele e Lucio Dalla.

A proposito di Lucio,“Chissà se lo sai” contiene un finale al clarinetto anziché quello classico; quando è stata fatta questa registrazione?

Quando ho fatto 30 anni di vita musicale è uscito un disco doppio “70/00”, cioè io ho cominciato nel 1970 Sanremo ed era il 2000 quando ho festeggiato i 30 anni. In quell’occasione Lucio ha deciso di fare “Chissà se lo sai”, e lì ho chiamato un musicista pazzesco, Beppe Vessicchio, e Lucio ha suonato il clarinetto, ed ancora adesso mi emoziono.

Massimo, una domanda per te, purtroppo questa è una malattia che capitata a molti calciatori. Tu come ti poni oggi, che cosa è stato fatto ed è vero che non si conoscono le cause, però a volte ci sono forme di prevenzione anche verso i ragazzi, e tu come la vivi?

Io la vivo bene, nel senso che ho fatto molte cose, ma questa è la più bella, la più importante, la partita più bella che si potrebbe vincere. Conosco i ricercatori della SLA da 14 anni e non ho grandi consigli da dare da questo punto di vista, infatti continuiamo a dire che è importante sostenere la ricerca proprio per tentare di arrivare alla scoperta delle cause scatenanti o alla sperimentazione di un farmaco. Nella realtà dobbiamo continuare a finanziare per poter sperare un giorno di poter bloccare la malattia. Potrei dire tante cose, come gli antibiotici, o persino l’aria che respiriamo, ma non c’è una causa precisa. Quindi spesso faccio un appello al mondo dello sport: si è insinuato il dubbio che lo sport in generale, ma in particolare il calcio, possa far venire una malattia del genere. Allora io ho cercato sempre di sensibilizzare il mondo dello sport, poiché finché non ci sono certezze sulle cause lo sport deve investire di più nella ricerca.

Torni con un progetto discografico a favore della ricerca dopo 10 anni. Vorrei sapere cosa è cambiato, se è cambiato qualcosa, se sono stati fatti dei passi avanti rispetto alla sensibilità delle persone.

Prima di tutto dobbiamo guardare la nostra società che sta cambiando, sta degenerando sempre di più per quanto riguarda i valori. Ecco perché ho voluto esagerare con questo disco, voglio che tutti sappiano che da parte nostra c’è stato uno sforzo enorme.

A questo progetto hanno partecipato delle star pazzesche, ma mancano artisti come Morandi, Baglio o persino gli Stadio. Volevo chiederti se tu hai contattato tutti ed alcuni ti hanno detto di no. Inoltre volevo sapere se è stata seguita una linea di produzione.

Sono andato a senso nella scelta degli artisti. Morandi era occupato con Baglioni nel loro progetto e gli Stadio erano occupati altrettanto occupati.
All’inizio mi sono lasciato molto guidare nella creazione del disco da Mattia Del Forno e Maurizio Mariani, che sono due giovani musicisti, mi sono molto fidato di loro poiché ho avuto occasione di lavorare con loro. Non sono mai stato uno che ha voluto riempire le canzoni di “troppa roba”, e la loro bravura è stata quella di essere essenziali. Inoltre la cosa più difficile è riadattare delle canzoni a cui magari sei legato ad un certo adattamento; ad esempio l’adattamento realizzato da De Gregori con una versione molto “Cohen”.
Basta “poco”, come una chitarra o un violoncello, per dare “molto”.

Massimo, farai qualcosa all’interno del palinsesto di Sky riguardo questa iniziativa, o comunque per sensibilizzare gli spettatori riguardo la SLA?

Sky ha sempre seguito le nostre iniziative; io però sono un collaboratore di Sky e non posso influire sul suo palinsesto, però posso dirti che sono molto sensibili riguardo questi argomenti e queste iniziative.

Perché non organizza un bel concerto con questi ventiquattro artisti per poter raccogliere altri fondi?

Chiaramente ci sto pensando, sarei un bugiardo se dicessi di non averci pensato. Quest’idea quindi c’è, però vogliamo raccogliere più soldi possibili, quindi va amplificata nel modo giusto.

C’è un duetto tra questi che ha un particolare valore artistico o in cui le voci si sono intrecciate meglio? Inoltre nelle sue canzoni ci sono spesso riferimenti al volo, all’introspezione, il silenzio, il ritrovarsi; secondo lei c’è, tra queste, una canzone che descrive al meglio la condizione dei malati?

Non posso dire di non aver goduto con tutti, hanno tutti dato il massimo, ognuno a modo loro.
Per quanto riguarda invece la seconda domanda c’è una canzone, che è una degli inediti, che si chiama “L’aquilone”: quando mi capita di essere in tournée, i malati di SLA sono ovunque, mi fanno sapere di esserci ed io vado da loro. Suono il campanello ed immediatamente mi trovo davanti uno scenario strepitoso: vengo accolto da una famiglia con il cuore zitto, ma con il sorriso ed una speranza. Vengo accompagnato dal malato di SLA che non si sono mai lamentati della propria condizione, li ho sempre sentiti scherzare, farmi domande trabocchetto; sono dei giganti, loro stanno volando sopra di noi come degli aquiloni, fermi, stanno fluttuando e stanno aspettando, ed hanno una fiducia enorme.

Legherai le tue prossime serate a questo progetto? Anche lì raccoglierai fondi?

In ogni concerto che faremo sarà presente il gruppo SLA del posto; ci sarà la possibilità di acquistare libri ed altro atto alla sensibilizzazione sulla malattia, così da raccogliere anche fondi.

Hai mai pensato di fare la classica partita di pallone per sensibilizzare il pubblico e raccogliere fondi?

Io potrei giocare un po’ a tennis, sono un disastro col pallone. Morandi mi chiese di fare il portiere, perché mi è scappato che in collegio facevo il portiere, ma non ce la faccio, sono un cane. Però bell’idea, che ne dici Massimo? Con le partite di calcio bisogna essere bravi a capire il momento, la motivazione e l’ambiente giusto per avere successo.

 

Credits: Luca Tassiello

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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