Una delle pagine più tristi della nostra Storia fu scritta mentre – come spesso accade – gli occhi del resto del mondo si voltavano da un’altra parte. Fu scritta in nome di folli principi, di politiche cieche ed ottuse, di superiorità e divisioni. Fu scritta e qualcuno provò a cancellarla. Qualcuno ci provò con il teatro.

Lo spettacolo Apartheid in scena al Teatro Hamlet (via A. da Giussano 13) dal 30 marzo al aprile da un’idea di Gina Merulla con la partecipazione di Mamadou Dioume, storico collaboratore di Peter Brooke, si ispira all’opera ‘Età di Ferro’ di John Maxwell Coetzee, scrittore premio Nobel, ed affronta il tema della segregazione razziale in Sudafrica nel secolo scorso.

Durante il periodo dell’Apartheid in Sudafrica, il teatro non restò  indifferente davanti a leggi che annichiliscono e tolgono umanità. Un gruppo di persone sotto la guida di Barney Simon e Mannie Manim si riunisce e restaura un vecchio mercato della frutta indiano: nasce così il Market Theatre di Johannesburg . Una donna bianca e un uomo nero assistono alla creazione del primo non-racial Theatre che sfidò l’Apartheid armato solo ed esclusivamente della convinzione che la cultura può cambiare la società.

L’Apartheid visto attraverso gli occhi dei bianchi, gli occhi dei neri, i nostri occhi, gli occhi della storia, gli occhi dell’Artista.  Ed è proprio questo aspetto di amalgama, di fusione, che la regia dello spettacolo Apartheid vuole sottolineare: passato, presente e futuro si mescolano in un tempo frammentato, indecifrabile.


Regia: Gina Merulla 
Interpreti: Mamadou Dioume, Patrizia Casagrande e Massimo Secondi
Luci e Fonica: Fabrizio Facchini 
Scenografia: Christian Valentini
Costumi: Agnese Pizzuti

Walter Nicoletti
Follow Me

Latest posts by Walter Nicoletti (see all)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno × uno =