Coronavirus: L’Oms dichiara la Pandemia

L’epidemia di coronavirus è  una “pandemia”. Lo ha annunciato il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annuciato che la diffusione del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) è divenuta globale e che dunque siamo innanzi a una vera e propria pandemia. Si è passati così dallo stato di allerta pandemica – la cosiddetta “fase cinque” – a quello di stato pandemico (fase sei), con tutto ciò che ne consegue in termini di contrasto alla diffusione della COVID-19, l’infezione scatenata dal patogeno. Se infatti prima dell’emersione di una pandemia l’obiettivo principale è quello di “contenere” il virus ed evitare il più possibile che esso circoli nella comunità, quando si ritiene che il patogeno non possa essere più fermato si dichiara la pandemia, e deve essere fatto tutto il possibile per ridurre al minimo l’impatto sui sistemi sanitari, che hanno a che fare con numeri sempre più grandi di pazienti che hanno bisogno di assistenza specifica. Basti pensare che il 10 percento dei pazienti colpiti da COVID-19 richiede la terapia intensiva, e i posti letto a disposizione naturalmente non sono infiniti.

Ma cos’è esattamente una pandemia?

L’etimologia greca della parola sta a significare “tutto il popolo” (pan-demos), e come specificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una pandemia “è la diffusione mondiale di una nuova malattia”, per la quale le persone non hanno immunità. Questa malattia infettiva deve inoltre essere molto contagiosa e avere un’elevata mortalità. In Italia, nel momento in cui stiamo scrivendo, il tasso di mortalità apparente si attesta attorno al 5 percento, in base ai dati diffusi dalla Protezione Civile. È dunque sensibilmente superiore a quello di una comune influenza. Nella definizione classica, a differenza dell’epidemia la pandemia “è un’epidemia che si verifica in tutto il mondo o su un’area molto ampia, attraversando i confini internazionali e di solito colpendo un gran numero di persone”, ma come specificato sulle pagine dell’OMS dall’epidemiologo australiano Heath Kelly, essa “non include nulla sull’immunità della popolazione, la virologia o la gravità della malattia”. Sulla base di questa definizione, spiega lo specialista, ogni anno ci sarebbero pandemie di influenza, ma com’è noto ci si riferisce alla diffusione dei virus influenzali come epidemie, proprio perché la popolazione ha una protezione immunologica (non è una nuova malattia) e il tasso di mortalità è basso. “Una vera pandemia di influenza si verifica quando la trasmissione quasi simultanea avviene in tutto il mondo. Le epidemie stagionali non sono considerate pandemie”, aggiunge l’epidemiologo.

Cosa succede adesso

Con il passaggio allo stato pandemico i singoli Paesi dovranno fare tutto il possibile per seguire le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, volte alla “mitigazione” dell’infezione. L’OMS “può chiedere ai singoli Paesi di adottare misure di mitigamento, come il fermo di alcune attività o dei trasporti anche via terra”, aveva sottolineato Ricciardi a La Stampa, aggiungendo che l’organizzazione potrà inviare i propri operatori sul posto. In pratica, potrebbero essere prese misure draconiane come a Wuhan, dove sono stati bloccati tutti i mezzi pubblici, oltre a isolare completamente la città. Sono misure drastiche, ma che hanno avuto la loro efficacia, dato che in Cina si stanno registrando sempre meno casi di COVID-19. Anche l’Italia ha adottato misure drastiche di contenimento, rendendo l’intero territorio nazionale “zona protetta” (o zona arancione) e limitando le libertà di movimento delle persone.

Le pandemie della storia Quella dell’infezione da Covid-19 non è la prima pandemia che il mondo si trova ad affrontare. Una delle prime di cui si ha traccia è quella di febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, nel V secolo avanti Cristo. Il focolaio della cosiddetta “peste di Atene” colpì gran parte del Mediterraneo orientale. Ma la madre di tutte le pandemie, arrivando al ventesimo secolo, è di certo l’influenza Spagnola, chiamata così perché le prime notizie su di essa furono riportate dai giornali della Spagna che, non essendo coinvolta nella Prima Guerra Mondiale, non era soggetta alla censura di guerra. Il virus contagiò mezzo miliardo di persone uccidendone almeno 25 milioni, anche se alcune stime parlano di 50-100 milioni di morti. Sono state dichiarate pandemiche anche l’influenza asiatica nel 1957, l’influenza di Hong Kong nel 1968 e l’HIV.

Walter Nicoletti
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