Vladimir Olshansky
Manuale di clownterapia
Arte e tecnica di una nuova disciplina a servizio delle cure ospedaliere
pp. 120 €. 15,00 prezzo online €. 12,75 per acquistarlo clicca qui
 
Manuale di clownterapia
 
 
La clownterapia è una tecnica di terapia d’appoggio resa celebre dal film con Robin Williams. Ma è lungi dall’essere una tecnica che si può improvvisare e questo libro, non a caso intitolato Manuale, di Vladimir Olshansky, presenta per la prima volta in Italia cosa significhi e come si possa abbracciare questa attività attoriale, che ha una possibilità di enorme sviluppo davanti a sé. Va detto che la gelotologia (dal greco gelos= riso e logos= scienza) è una nuova disciplina che studia in modo metodico la risata, il buon umore e il pensiero positivo rispetto alle loro potenzialità terapeutiche e ha assunto una validità scientifica per gli effetti studiati sui pazienti che sono coinvolti nell’attività del clown-terapeuta. E Olshansky, ripercorrendo con stile autobiografico la sua esperienza, descrive come bisogna necessariamente essere degli attori, evitando ogni dilettantismo, per realizzare al meglio gli effetti positivi della rappresentazione su questo particolare pubblico: i malati, siano bambini o adulti o anziani o diversamente abili. Il clown è un attore dal grande talento comico. E’ un uomo dalle molte abilità. Deve saper gestire il corpo e le proprie energie, deve approfondire il suo stato emozionale. Deve conoscere la tecnica dell’attore, della pantomima, deve saper suonare uno strumento musicale, saper ballare, saper lavorare con la voce. Il clown è un attore, un regista, un autore del suo materiale, deve avere la capacità di creare e improvvisare e nello stesso tempo avere una grande preparazione che va dall’arte comica all’arte drammatica. Dice Olshansky: «Io racconto storie brevi, senza parole, basate sull’azione fisica. Il mio è un lavoro sugli archetipi. Mi rifaccio alla poesia, alla brevità della poesia Haiku giapponese: sono solo cinque caratteri ma hanno un significato denso. Questa forma di drammaturgia corta, che si ritrova in Marcel Marceau ad esempio, per me è ideale per l’entrée del Clown». Nel Manuale l’autore, anche se sotto forma  di racconto autobiografico, riesce a descrivere puntigliosamente l’identità di questa nuova professione dello spettacolo, quella del Clown Ospedaliero. In essa, come in qualsivoglia altro genere di clownerie, si fondono le due anime dell’arte drammatica: il circo e il teatro, possedendo ciascuno di questi due generi una propria identità specifica, che non può essere frutto di improvvisazione. Conoscere il percorso che ha permesso a un grande clown come Oslansky di capire se stesso, riflettendo su cosa lo ha influenzato, su cosa è diventato motivazione, metodo di ricerca e di verifica degli errori, conoscere la sua lotta, i suoi successi e le sue delusioni, i minuti di felicità e di soddisfazione, è una straordinaria opportunità di vita che vale proprio la pena di apprendere.

Vladimir Olshansky dopo aver studiato all’Accademia del Circo di Mosca, si trasferì a New York alla fine degli anni ’80 entrando a far parte della Clown Care Unit del Big Apple Circus. In Italia, a Firenze, nel 1995 insieme ad altri fonda Soccorso Clown (dove lavora tuttora), il primo servizio nazionale di professionisti preparati per operare in ospedale. Come clown è stato guest artist in Alegria col Cirque du Soleil in Australia e Canada. Da anni conduce delle master class di clownerie in strutture sia italiane che estere. Ha fondato la compagnia teatrale Art de la Joie (Parigi) ed è autore di molti spettacoli tra cui Strange Games presentato in vari Festival internazionali.

Robert Lewis

Metodo o follia?
Otto lezioni sulla recitazione da uno dei fondatori del Group Theatre
pp. 94 €. 13,00 prezzo online €. 11,05 per acquistarlo clicca qui

Metodo o foliia?

La nostra collana Voci e volti dello spettacolo si arricchisce di un altro prezioso volume (inedito in Italia) Metodo o follia? di Robert Lewis, uno dei fondatori del Group Theatre e uno dei membri fondatori dell’Actors Studio insieme a Elia Kazan e Cheryl Crawford. Sebbene le idee di Stanislavskij sulla tecnica di recitazione fossero diventate molto popolari negli Stati Uniti negli anni‘50, il successo delle teorie e della pratica degli artisti che adottarono e rielaborarono il Metodo non fu indenne da critiche e attacchi, inficiato contemporaneamente dalla confusione dovuta a interpretazioni errate. Per chiarire la conoscenza del Metodo, Lewis puntò sull’idea che nella preparazione di un attore non si dovesse fare affidamento esclusivamente, o troppo spesso, su tecniche interne come la memoria emotiva, l’attore si deve preparare internamente ed esternamente. Questo chiarimento prese forma in un ciclo di otto lezioni tenuto da Lewis nella primavera del 1957 al Playhouse Theatre di New York a una platea composta da attori, registi, sceneggiatori. Lewis raccontò la vera natura del Sistema stanislavskijano palesando ciò che non era, le sciocchezze, le interpretazioni distorte e i miti sorti intorno a esso. Dalle basi alla “verità” dell’attore, dallo stile della messa in scena al Metodo in sé, nelle sue otto lezioni Robert Lewis affrontò in maniera completa ed esaustiva tutto ciò che di dubbio o confuso c’era nelle teorie del tempo.
Nella prefazione Clurman scrive:« Il fatto che il Metodo non sia uno stile non sarà mai sottolineato abbastanza. Nel teatro lo stile è determinato dalla natura del testo rappresentato, dalle idee di messinscena e dal temperamento del regista e della compagnia che egli dirige. Il Metodo è una tecnica, un modo di preparare l’attore a sviluppare nel corso degli anni e attraverso la pratica una tecnica che gli permetta di sfruttare sul palcoscenico tutte le sue risorse. La (fortunata) carriera registica dello stesso Lewis testimonia che quanto affermo è un dato di fatto e non semplicemente il mio personale punto di vista sulla questione. A parlare di teatro qui è un uomo di spettacolo, e le sue parole vanno a fare piazza pulita, una volta per tutte, degli equivoci sorti intorno al Metodo. Parole utili, dunque; anzi, necessarie».
Un libro di affascinante lettura che ci restituisce un clima culturale e un dibattito appassionato e appassionante.

 
Robert “Bobby” Lewis (1909-1997), insegnante di recitazione oltre che attore e regista a Hollywood e Broadway, nel 1991 è stato inserito nell’American Theatre Hall of Fame. Membro del leggendario Group Theatre fin dalle sue origini nel 1931, con Harold Clurman, Lee Strasberg, Elia Kazan e Stella Adler è stato uno dei principali divulgatori e sostenitori del Sistema Stanislavskij. Nel 1947 è stato tra i fondatori dell’Actors Studio. Ha continuato a lungo a insegnare recitazione in molte università ed è stato direttore della Yale School of Drama, dove divenne il mentore, tra tanti altri grandi attori, di Meryl Streep.


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Walter Nicoletti
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