FaceApp: scoppia la moda di trasformarci da uomo a donna (e viceversa)

L’app protagonista del tormentone di selfie “invecchiati” nell’estate del 2019 ora è riempie di nuovo tutti i social network con un filtro che trasforma un volto maschile in un volto femminile e viceversa grazie all’intelligenza artificiale.

Nell’estate del 2019 non c’era utente che non si fosse ritrovato in bacheca su Facebook, Instagram e Twitter una foto con questo logo. In realtà erano davvero in pochi quelli che non avevano provato a scaricare l’app che permetteva di “invecchiare” il nostro volto – quello di amici, parenti o personaggi famosi – per mostrarci come saremmo diventati da anziani. Bene, FaceApp è tornata. E il tormentone ricomincia, ma sfruttando un’altra funzionalità dell’applicazione virale a intermittenza. Quest’estate la moda è trasformarci da uomo a donna. E viceversa.

Su Instagram troviamo l’hashtag FaceApp già sotto a oltre un milione di post. Su Twitter abbondano le prove degli utenti che vogliono vedere come sarebbero se fossero nati del sesso opposto. C’è chi si diverte coi volti dei politici, chi con quelli di attori e cantanti. Incredibilmente FaceApp sta riuscendo a ricreare il tormentone a un anno di distanza. Se volete provare, basta scaricare l’app (iOS Android) gratuita sugli Store e poi inserire la foto a cui applicare un filtro che sfrutta l’intelligenza artificiale per modificare i lineamenti della persona ritratta. O per invecchiarli. Ma qualche accorgimento è d’obbligo.

FaceApp è nata nel 2017 da una società russa chiamata Wireless Lab. E il suo primo successo l’ha riscontrato proprio dal filtro per cambiare sesso (niente di nuovo, dunque). I suoi fotoritocchi, comandati come abbiamo detto dall’intelligenza artificiale, sono molto realistici. E proprio qui sta il suo successo. Nell’estate del 2019 è riuscita a scalare le classifiche degli Store. Ma prima di lanciarsi nella mischia e provare a cambiare sesso per un attimo, virtualmente, è fondamentale almeno porsi la domanda su dove finiscano quelle foto che vengono caricate sull’applicazione. Poiché l’anno scorso, come oggi, le norme di privacy non sono per niente chiare e le regole europee non pienamente soddisfatte.

Walter Nicoletti
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