Finisce il lockdown, inizia la fase 3: libera circolazione tra le Regioni

Oggi finisce il lockdown. Si riparte tutti insieme, senza alcun nuovo Dpcm – con quello in vigore che già prevede la fine dei divieti il 3 giugno. 

A quasi tre mesi dall’inizio del lockdown e 33.530 morti, è caduto un altro dei divieti ancora in vigore: si torna a circolare liberamente in tutta Italia “senza condizioni”, con i cittadini dell’area Schengen e della Gran Bretagna che potranno venire nel nostro Paese senza obbligo di quarantena e senza altre restrizioni che non siano quelle in vigore per tutti: divieto di assembramentomantenimento della distanza interpersonale e uso della mascherina nei luoghi chiusi. “Oggi sembra una conquista – dice il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia – ma ce l’abbiamo fatta con il sacrificio di tutti e senza dimenticare le vittime e gli operatori sanitari che hanno lavorato in modo incredibile”.

I dati attuali sul virus
La riapertura dei confini regionali non significa però che il virus è sconfitto, come confermano ancora una volta i numeri: a fronte di un incremento giornaliero di “sole” 55 vittime (il dato più basso dal 2 marzo), sei regioni più la provincia di Bolzano senza morti, meno di 40mila attualmente positivi e 160mila guariti, i contagi tornano a salire. È vero che il bollettino di ieri scontava i pochi tamponi eseguiti di domenica, ma è altrettanto evidente che l’incremento c’è stato visto che da 178 casi sì è arrivati a 318 (anche se questo incremento segna il dato più basso dal 26 febbraio). Con il nord ovest e la Lombardia che fanno una corsa diversa rispetto al resto d’Italia: 8 regioni (Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata) non hanno nuovi contagiati, altre sette ne hanno meno di dieci mentre Lombardia, Piemonte e Liguria insieme ne hanno 259 su 318, l’81,4% del totale. La Lombardia, da sola, ne ha il 58,8%.

“Da un lato c’è la felicità nel vedere che le nostre città si stanno ripopolando ma dall’altro c’è il senso di responsabilità che noi rappresentanti delle istituzioni dobbiamo avere e chiedere”, dice Boccia, chiedendo dunque agli italiani di essere ancora attenti, anche perché i costi pagati finora al virus “sono stati altissimi” e non ci si possono permettere errori.

I trasporti
Oggi dunque inizia la Fase 3, che sarà ben diversa da quanto l’Italia intera è stata costretta a chiudersi in casa, ma che non assomiglierà ancora alla tanto agognata normalità si conosceva prima del 20 febbraio. Una fase più complessa in cui saranno fondamentali, forse più di prima, i comportamenti e il senso di responsabilità degli italiani. Ci saranno poi una serie di novità che riguardano le stazioni ferroviarie. Con un decreto firmato dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli, diventa infatti obbligatoria la misurazione della febbre per chi viaggia con l’Alta Velocità o con gli Intercity: ci saranno degli ingressi dedicati nelle stazioni e, in caso si abbia più di 37,5°C, non sarà consentito l’accesso a bordo del treno.

E intanto il Governatore del Veneto, Luca Zaia, ha detto che scriverà a “Stefano Bonaccini per chiedere che ci sia una presa di posizione comune di tutte le Regioni sul trasporto pubblico locale“, rilevando che sulla mobilità “siamo convinti che in automobile si possa girare in quattro o cinque con la mascherina, se non sei convivente, al ristorante idem, e nei mezzi pubblici bisogna tornare alle capienze originarie”. ” È inutile vivere di romanticismo su queste cose – ha sottolineato – perché treni non ce ne sono a sufficienza per il fabbisogno richiesto e così vale per tutto il trasporto pubblico”.

L’organizzazione delle Regioni
Fondamentale in questa nuova fase sarà anche la capacità dei sistemi sanitari regionali di individuare nel più breve tempo possibile nuovi casi e isolare eventuali nuovi focolai. Ogni Regione potrà agire autonomamente, sempre nel rispetto delle misure decise a livello nazionale, e decidere attraverso quale strumento aumentare o migliorare i controlli. “È giusto – sottolinea ancora Boccia – che ogni presidente di regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria”. C’è chi si è attrezzato con il contact tracing, come il Lazio, chi con una App regionale, come la Sicilia, chi con un questionario e una piattaforma per la registrazione di chi arriva, come la Sardegna. La settimana prossima, inoltre, sarà in funzione Immuni, la app per il contact tracing scelta dal governo: dall’8 nelle quattro regioni in cui partirà la sperimentazione (Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia), dopo pochi giorni nel resto d’Italia. “Ho studiato bene come funziona Immuni – dice l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese – e vi consiglio di non scaricarla se non siete interessati a sapere di essere entrati in contatto con un soggetto positivo al Coronavirus, potenzialmente contagioso, e non avete a cuore la vostra salute e quella di chi è vicino. In tutti gli altri casi, usatela“.

Registrazione obbligatoria, invece, e non volontaria, per chi arriva in Sardegna, con un questionario che traccia anche gli eventuali spostamenti interni. Il questionario va compilato on line sul sito della Regione prima della partenza, o attraverso la app Sardegna Sicura per il tracciamento dei contatti su base volontaria. È quanto prevede l’ordinanza, firmata ieri a tarda notte, dal governatore Christian Solinas. Una copia della ricevuta della registrazione dovrà essere allegata alla carta d’imbarco e al documento d’identità.

L’aspetto economico
“Ora è il momento della protezione dell’economia e dei posti di lavoro, sapendo che salute e vita vengono sempre prima di tutto. Stiamo mettendo insieme tutte le nostre forze”. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. “Gli italiani – ha aggiunto il ministro – hanno dimostrato già di avere un grande senso di responsabilità e sono sicuro che andrà così anche questa estate. Ora inizia la fase della vita in questa nuova normalità e dobbiamo affrontarla esattamente come abbiamo affrontato la vita al tempo del lockdown”. “Non eravamo preparati – ha sottolineato Boccia – ad una chiusura così forte, dura e sofferta come quella che abbiamo vissuto, però ce l’abbiamo fatta e ora inizia una fase ancora più complessa”. “Bisogna aiutare – ha concluso – soprattutto chi ha sulle spalle attività economiche e posti di lavoro“.

Walter Nicoletti
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