Abbiamo incontrato Grazia Leone  in scena al Teatro Petrolini di Roma con lo spettacolo “Frida, La verità elaborata”, per la regia di Renato Capitani.

 

Ciao Grazia, benritrovata su vocespettacolo. Cos’è la felicità , e cosa fu la felicità per la grande Frida Kalho?

Io ho sperimentato che c’è felicità e felicità. Ce n’è una -relativa e sfuggente- perchè legata a qualcosa fuori di noi,e ce n’è un’altra -assoluta e resistente- che abbiamo dentro il nostro essere. Non in un altro mondo lontano dalla realtà di tutti i giorni, o in un’altra vita. Non riservata pochi, ma neppure facile da ottenere senza sforzi. E’ la chiave d’accesso a un’alta e coraggiosa dimensione umana. Da un altro senso al tempo e all’esistenza. Prende il posto della lamentela, dell’ autocommiserazione, del giudizio, della delega di responsabilità agli altri, al partner, a Dio, o alla sfortuna. Diversamente sarebbe come fare sempre la stessa cosa , aspettandosi qualcosa di diverso nella vita. Frida Kalho dal punto di vista sentimentale, risultò, forse, vivere quella felicità relativa e sfuggente, perchè nonostante la consapevolezza di avere accanto un uomo che la tradiva, che non l’amava come lei avrebbe voluto,nonostante gli aborti, la non monogamìa di suo marito, rimase con lui pensando dipendesse da Diego la sua felicità. Un po’ a subire questa condizione di donna tradita e trascurata, o piu semplicemente una scelta, quella di resistere , vivendo il matrimonio da infedele lei pure. La mia se posso è solo una analisi,parecchi anni dopo. Dal punto di vista invece artistico immagino che il mito di Frida kalho sia tale per la sua profonda consapevolezza. In questo ha costruito una felicità assoluta e resistente. Antesignana del concetto di resilienza, di cui finalmente si parla anche oggi. Dove ciò che conta è il viaggio, più dell’arrivo. Ciò che occorre davvero è il coraggio e la profonda decisione del “vivere con”. Frida infatti, non ha aspettato di guarire per dipingere capolavori o scrivere versi stupendi. Ha trasformato il suo veleno in medicina, non ha subito la vita, l’ha divorata! Ed è grazie alla sua sofferenza feroce, trasformata in arte che viene ricordata nel mondo.

Frida è un’artista Pirandelliana?

Non credo, oltre che un genio però, è un esempio. In una condizione allettata e dolorante,ha usato quello che aveva: uno specchio sul soffitto, delle tele e molti colori per rappresentare il soggetto che conosceva meglio:Se stessa. Non c ‘entra nulla con l’ego artistico, è un concetto più nobile. È umana. E’ proprio quello “vivere con”… Con la sua malattia, con la sua bisessualità, col suo anticonformismo, con l’amarezza della vita. Imparando a considerare gioia e sofferenza alla stessa maniera. Usando entrambe le cose

Quali sono le sensazioni di una attrice nel vestire i panni di una pittrice così famosa?

Ne sono lusingata, ma molto contenta. Questa è una rassegna,mi auguro abbia un seguito. Grazie a Renato Capitani per l’opportunità.

 

Foto di Francesca Rapolla

Teatro Petrolini, mercoledì 29 marzo 2017 – h21,00

Il cast è composto da Elisa Josephina Fattori (Frida1), Giulia Lacorte (Frida2), Grazie Leone (Frida3), Carlotta Filippini (La Pelona), Renato Capitani (Critico d’arte).

NOTE DEL REGISTA

Ho passato un anno di letture di pagine del diario di Frida Kahlo, lettere scritte a decine di persone, poesie, critiche su di lei e quant’altro.

Insomma, una documentazione infinita, uno studio quasi maniacale dei suoi scritti, prima che decidessi di appoggiare la mia penna sul primo foglio e scrivere un testo teatrale su questo straordinario personaggio e ancora più incredibile donna. Perché tutto questo mio ossessivo interesse per una riconosciutissima ed ammirata pittrice messicana, ancora mito
dei nostri tempi, della quale si è già detto e fatto tutto? Perché mi sono accorto che leggere i suoi scritti o ammirare i suoi autentici, ma nello stesso tempo crudi e surreali dipinti, mi ha condotto ad una riflessione conclusiva: “Frida Kahlo scrive con il pennello e dipinge con la penna”.

La spiritualità ed insieme la verità autentica, a volte contemporaneamente semplice e contorta, ma sempre elaborata da una geniale mediazione tra realtà e poesia, tra sofferenza, sogno ed incubo (se non proprio delirio) mi ha suggerito anche il titolo del testo:” Frida, la verità elaborata”.

E nell’elaborazione delle sue ispirazioni sta la sua grandezza, anche come scrittrice. Non ho voluto rappresentare la sua storia con la messa in scena dei personaggi della sua vita, come films o libri hanno già fatto, o con il
solito chilometrico monologo teatrale di una sola attrice (già fatto anche questo da altri). Per me un personaggio così variegato e composito, costruito come un mosaico formato da decine di tasselli colorati, andava di nuovo scomposto e poi ricomposto, come un altro mosaico, da tre attrici interpreti rappresentanti la varietà dei colori del suddetto mosaico, un trittico a sua volta composto da molteplici tasselli. Scomporre per ricomporre, attraverso le tre immagini, i tre corpi e le tre anime
delle interpreti, somiglianti ma anche diverse nella personalità. Più personalità per comporne una più grande, che potesse contenerle tutte e tre ma che non potesse esserne contenuta in una una sola di loro.

Renato Capitani

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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