I quattro sceriffi del Covid non falliscono il colpo

Era nelle cose e le cose lo hanno confermato. Zaia-De Luca-Emiliano-Toti, i quattro sceriffi del Covid, i governatori con il lanciafiamme, non falliscono il colpo e si confermano senza soffrire nelle loro Regioni. Il presidente uscente del Veneto e quello della Campania, Zaia e De Luca, si affermano con percentuali bulgare. Era quello che i sondaggi, stavolta non sbagliando, gridavano con certezza durante le varie fasi dell’emergenza pandemia, da febbraio in poi. 

Parallelamente alla tragica crescita dei contagi e delle vittime, cresceva il numero dei dpcm del presidente Conte e il gradimento dei governatori che tenevano la barra dritta nella gestione dell’emergenza. Ora con toni più autorevoli come quelli del ‘doge’ Zaia, la cui lista in Veneto batte di gran lunga la Lega, che in una rilevazione ‘Winpoll-il Sole 24 ore’ di aprile risultava davanti a Conte per apprezzamento. Ora con accenti più folcloristici, chi non ricorda i video tra il serio e il faceto del presidente De Luca, ma sempre con chiarezza e con la capacità di sfruttare al meglio le occasioni di grande visibilità mediatica che la crisi sanitaria richiedeva. 

Tale è stata la forza percepita e reale dei quattro presidenti di Regione, che a forza di fughe in avanti sulle ordinanze o di stop and go rispetto al potere centrale, si è arrivati persino a parlare (e paventare o ad auspicare, dipende dai punti di vista) di un federalismo di fatto o quantomeno di una netta crescita di autonomia rispetto a Roma, con il premier e il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a controbattere colpo su colpo per evitare precedenti istituzionali pericolosi.

Uno dei punti di frizione più forte è stato proprio quello relativo alla data di queste elezioni regionali, quando, alla luce di un consiglio dei ministri di aprile che spostava le consultazioni in autunno, i quattro producevano una nota congiunta in cui chiedevano di “garantire agli elettori l’inalienabile diritto ad esprimersi nel tempo più rapido possibile, compatibilmente con l’andamento della epidemia” e ribadivano la volontà di non chiudere la finestra elettorale di luglio, considerato che “l’estate la stagione più sicura dal punto di vista epidemiologico”. 

La ‘potenza di fuoco’ dei quattro si è palesata andando oltre ogni contrapposizione tradizionale destra-sinistra, in rappresentazione plastica del cosiddetto partito dei governatori. Come quando, nel maggio scorso, alcuni comuni campani e veneti ex zone rosse erano stati esclusi dal governo dalla lista dei destinatari di un fondo di 200 milioni di euro. Allora la rabbia di De Luca e Zaia esplose all’unisono. “Sconcertante”, “Decreto imbarazzante, va cestinato e riscritto”, tuonarono. Tosti e dritti al punto, da vere “star del Covid”, come la candidata 5 stelle Ciarambino in Campania ha definito il suo imprendibile avversario.

Walter Nicoletti
Follow Me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

12 + 9 =