Il grande flop della Cassa integrazione

Molti sono tornati al lavoro, ma fino a pochi giorni fa è come se fossero stati in ferie. Forzate e non pagate. Sono i dipendenti delle piccole aziende liguri finiti in cassa integrazione in deroga.

Solo nella regione Liguria, dal momento del lockdown e delle prime chiusure, sono stati chiesti 72 milioni euro per pagare questa sosta obbligata a circa 15mila persone. Ma finora l’Inps, che deve provvedere a mettere i soldi nel portafoglio dei lavoratori, ha pagato poco più di 16 milioni a 7338 persone (dato aggiornato a giovedì).

Ne restano fuori più o meno altre 7000. Ovviamente anche su questa dolorosissima faccenda, che tocca la carne viva di famiglie alle prese con la spesa quotidiana, le istituzioni sono riuscite a litigare. Se l’Inps ha “pizzicato” le regioni, accusate di non aver processato in tempi spediti le richieste delle aziende, i governatori hanno risposto dicendo che è stato sbagliato, da parte del Governo, scegliere questa via e che è stata proprio l’Inps a incartarsi.

In Liguria, adesso, qualcosa si muove. Il presidente Giovanni Toti e l’assessore alle Politiche dell’occupazione Giovanni Berrino hanno offerto una scialuppa di salvataggio. Assai tardiva, secondo i sindacati, che hanno comunque ben accolto la mossa e che adesso, dicono, vigileranno. «Le responsabilità non sono assolutamente del sistema regionale ma a noi piace risolvere i problemi», ha detto Toti.

Così entro la prossima settimana i liguri potranno andare in banca, attivare un conto corrente («ma a zero spese e sempre che non sia già attivo»), presentare l’attestazione del proprio datore di lavoro e ottenere l’anticipo di quanto spetta. Finora l’unico istituto “convenzionato” è Carige, che ha riattivato un vecchio accordo con Filse, la finanziaria della Regione, ma «illustreremo il nostro programma anche ad altre banche», assicura Berrino. La Regione anticipa “cash” un milione e mezzo, un altro milione e mezzo lo mette Carige ma è sempre la Regione a garantire, e «in questo modo se ci fossero altri ritardi di Inps non sarebbero né le imprese né i lavoratori a dover rimborsare».

Certo 3 milioni di euro sono una minuscola parte di quanto devono ancora vedere i lavoratori. Ma di quei 72 milioni richiesti all’Inps, un 20 per cento è da considerare figlio di richieste doppie o errate. Restano diverse decine di milioni: «Nessuna Regione può avere tutti quei soldi a disposizione – dice Berrino – e poi nel frattempo Inps provvederà a smaltire i pagamenti arretrati e i 3 milioni si sposteranno su altri conti».

Fulvia Veirana, segretaria Cgil Liguria, ha ricordato che «avevamo chiesto alla Regione questo tipo di misura il 7 aprile scorso, ora finalmente la richiesta viene accolta. Peccato che sia stato perso più di un mese. Accogliamo con favore la notizia ma ora sarà nostro compito monitorare che le comunicazioni di oggi si traducano rapidamente in soldi in tasca ai lavoratori».

Anche Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Liguria, sottolinea di aver chiesto «ripetutamente e siamo felici che la nostra istanza sia stata raccolta. Tuttavia martedì ci incontreremo con la Regione per fare chiarezza su modalità e tempi delle procedure. Dopo due mesi di promesse di versamenti mai diventati realtà, occorre far sapere con grande chiarezza ai lavoratori e alle loro famiglie quando potranno contare sui soldi veri».

Walter Nicoletti
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