di Luca Tassiello.

 

Dopo tre anni dall’ultimo progetto discografico, Renato Zero torna con il suo nuovo disco “ALT”, uscito venerdì 8 Aprile, disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme di streaming. Con questo disco, Renato propone testi pregni di rinnovata passione e spirito di denuncia riguardo i più attuali ed importanti temi sociali e battaglie civili.

Troviamo infatti, tra i 14 brani inediti, temi come quello della fede, della violenza, dei giovani, del lavoro, del destino dell’arte, dell’amore in tutte le sue declinazioni, dell’ecologia, delle politiche d’accoglienza e dei nuclei affettivi.
Questa è la tracklist del disco: “Chiedi”, “In questo misero show”, “La lista”, “In apparenza”, “Il cielo è degli angeli”, “Il tuo sorriso”, “Perché non mi porti con te”, “Gesù”, “La voce che ti do”, “Nemici miei”, “Vi assolverete mai”, “Alla tua festa”, “Rivoluzione”, “Gli anni miei raccontano”.

Il disco “ALT” è stato anticipato dal singolo “Chiedi”, il cui video, diretto da Sebastiano Bontempi, è visibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=R8ZhC0ojYCI
Inoltre, a due anni di distanza dall’ultimo tour, Renato Zero torna live: l’1 e il 2 giugno si esibirà nell’Arena di Verona, dalla quale manca da 18 anni, dove canterà i suoi successi di sempre e presenterà per la prima volta i nuovi brani contenuti nel disco.
Di seguito alcune domande che gli sono state poste durante un suo intervento all’Area Pergolesi il 7 aprile.

La canzone “Il cielo è degli angeli” a chi è dedicata? E come mai hai aspettato così tanto per regalarci un disco di inediti?

Questa canzone l’ho scritta in seguito a fronte di un’epidemia di separazioni di coppie che sono per lo più amici. Questa condizione che deve essere guerra a oltranza, ogni volta che si sbatte questa colpa, da parte di uno o dell’altro, lo trovo molto penalizzante, soprattutto in presenza di figli. Allora ho deciso di scrivere questo brano che si intitola proprio “Il cielo è degli angeli”, cioè gli angeli che hanno pazienza, gli angeli che non buttano all’aria un trascorso, una promessa d’amore, ma tentano di stabilire un contatto amichevole. Perché non possiamo portarci dentro a vita questo rimorso, questa condizione così penalizzante. Riguardo la seconda domanda invece in questi casi il tempo è relativo in base a ciò che si ha da dire: in questo caso sono stato spinto dai recenti accadimenti ad un intervento quasi obbligatorio, perché questa nostra Italia ha svenduto praticamente tutto ed è anche il risultato di un governo che non tiene conto della spesa che il lunedì una persona deve affrontare e non fa nulla per dare speranza alle persone.

Perché nel brano “Chiedi” dici “Regole e strumenti, dieci comandamenti, ma i sindacati no!”?

Vorrei puntare l’attenzione su un fenomeno estremamente dirompente: molti di questi sindacalisti vanno a finire a Montecitorio, e questo lo trovo, se non scandaloso, abbastanza incomprensibile.  La canzone che rispecchia forse meglio il passato è “I migliori anni della nostra vita”, che probabilmente erano quelli in cui la televisione non era così invadente dove gli standard musicali non erano X-Factor o Amici.

Non crede che lo standard si sia abbassato?

La canzone è un atto d’amore, un’alta forma di coinvolgimento degli altri di un sentire, di un appropriarsi di un momento magico, sia esso leggero, intellettuale, più profondo. Dico un’altra cosa, col fatto di dover scrivere per forza “I migliori anni della nostra vita” si va facendo dei cloni, cosa che in America va molto di moda. Se intendevi dire che la qualità musicale oggi lascia un po’ a desiderare bisognerebbe che qualcuno avesse il coraggio di tornare fra la gente, di viverla la vita, perché chi non vive non scrive. Noi cantiamo quello che vediamo, ed anche il tempo in cui viviamo. Questo mio disco si staglia da tutti gli altri perché gli altri parlavano del futuro, parlavano una lingua futura; questo invece parla di oggi, racconta un po’ questo sentirsi al mondo in queste ore.

Sei maestro di musica, di vita, d’amore. Ti senti di fare un appello ai giovani?

Prima di tutto la passione, e poi bisogna avere anche il coraggio di uscire dalla rete: questi sono strumenti che devono essere utilizzati come “molle”, perché c’è tanta solitudine in questa rete, talmente tanta che poi degenera nella depravazione e simili.

Oggi è la giornata mondiale della salute, tu la celebri in qualche modo?

Sono venuto a sapere che in svizzera c’è un ragazzo di venti anni che sta combattendo una grave malattia a suon di chemio. Io sono venuto a saperlo, l’ho chiamato e gli ho mandato dei messaggi. Il fratello mi ha telefonato e mi ha detto che doveva fare una trasfusione ma non riuscivano a trovargli la vena; allora gli ha messo accanto il cellulare, ha fatto partire un mio messaggio vocale e gliel’hanno trovata. Questo per dirvi che la salute dipende da chi hai vicino: a parte i vari macchinari e medicine, se non c’è l’intervento vicino, prossimo di qualcuno che ti sorregge e che ti sprona è molto più complicato venirne fuori.

Qual è la tua posizione riguardo il referendum sulle trivelle?

Io la mia posizione l’ho espressa quattro anni fa con Lucio Dalla sulle Tremiti: mi chiamò e mi disse <<senti, io vivo su questa meravigliosa chiatta naturale, vogliono fare delle trivellazioni e noi vorremmo mantenere sana questa nostra realtà; vorrei che venissi a cantare con me per manifestare questo mio pensiero>>. Così mi sono recato da Lucio e abbiamo testimoniato nel nostro piccolo che andare a succhiare del petrolio e ricavarne un centesimo di ciò che si raccoglie non ne vale la pena a fronte dell’impatto ambientale che hanno le trivelle.

Riguardo la precedente domanda sull’abbassamento dello standard qualitativo, il problema è la torre d’avorio in cui si sono rinchiusi gli artisti (che non scendono più per strada) o il problema è nel cambiamento del pubblico che prima era più esigente e costringeva l’artista a fare meglio?

L’ultima parola ce l’ha sempre il pubblico, di qualunque cosa avvenga nella musica, la sua utilità o valore è data dal pubblico. Questo, una volta, aveva a che fare un giorno coi Beatles ed un giorno coi Pink Floyd, e la lista potrebbe continuare all’infinito con artisti di simile spessore, quindi non mancava di nulla. Quindi, il fatto che questa libreria musicale non venga sistematicamente riproposto, genera un pubblico con uno scarso bagaglio culturale musicale, quindi non è educato. La sola esistenza di questi artisti, in ogni caso, ci costringeva a dare il meglio di noi stessi per non sfigurare dinanzi alle loro opere e perché altrimenti venivi tagliato fuori; lo stesso discorso può essere fatto anche internamente, con nomi come Lucio Dalla, New Trolls, Lucio Battisti, De André, ecc. Adesso lo standard si è sensibilmente abbassato, e quelli che finiscono secondi in classifica ci finiscono con duemila copie, per fare un esempio. E io non posso nemmeno dare la colpa agli artisti perché se avessero a disposizione i mezzi che avevamo noi potremmo anche parlarne.

Qual è invece la tua posizione riguardo la “famiglia”, cioè, sei a favore delle adozioni da parte di coppie omosessuali?

Onestamente, nessuno si può permettere il lusso di giudicare, il giudizio fortemente esplicativo è la durata, il modo, la quantità d’amore, non sono i sessi, non esiste l’amore di serie A, di serie B, non esiste. Esiste un rapporto disciplinato dal rispetto reciproco e dalla complicità di quelli che abitano alla porta di fronte che si devono rendere conto che la famiglia è comunque un bene, un modo di fare leva sull’unione, sul non stare soli. Io ho adottato un figlio perché non volevo stare da solo, volevo avere un figlio che vivesse la sua vita e di non condizionarlo – come effettivamente non ho fatto -, ho due meravigliose nipoti, ma perché tutto questo deve essere un problema? Il problema è di quelli che non amano, e che sono da soli.

A proposito di internet si fa un gran parlare in questi giorni del fatto che i brani di alcuni grandi artisti non siano reperibili in rete, tu cosa ne pensi?

La scelta di non mettere in rete le opere di chiunque è una disciplina che non credo abbia bisogno di essere criticata, perché ci sono degli editori e ci sono degli editori, ci sono degli autori e ci sono degli autori, ci sono dei vincoli letterari che sono appannaggio di chi ne può godere di questi affetti; ma quando un artista se ne va a nessuno è permesso di disporre della sua esistenza. Su internet un ragazzo ha scritto in merito a tutta questa vicenda: “Ma comprateli dei dischi!”. Intendeva dire che se compri i dischi di Battisti, Battisti vive.

 

Credits: Photo Press Conference –  Luca Tassiello

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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