Abbiamo incontrato… Viggo Mortensen!

 

di Emanuela Del Zompo.

 

Matt Ross e Viggo Mortensen hanno presentato alla Festa del Cinema di Roma il lungometraggio Capitan Fantastic. Dopo Tom Hanks e Oliver Stone, hollywood torna a Roma con un altro grande film.

Capitan Fantastic non è una biografia, dice Viggo Mortensen, ma sicuramente un film personale. Negli anni 80 il regista Matt Ross ha vissuto in una tenda indiana in isolamento e questo elemento lo ritroviamo nel film. Mortensen è Ben Cash che cresce la sua famiglia in isolamento nelle foreste del Pacifico nordoccidentale lontano dal consumismo.
Cresce i figli con educazione forte, imponendo loro istruzione ed allenamento fisico. Ma una tragedia si abbatte sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare quel paradiso, faticosamente costruito, per iniziare, insieme con i suoi ragazzi, un viaggio nel mondo esterno che metterà in dubbio la sua idea di cosa significa essere un genitore, e tutto ciò che ha insegnato ai suoi figli.

 

Di seguito le dichiarazioni di Viggo Mortensen:

 

Scelgo le storie da interpretare in base alle sceneggiature, amo la qualità, mi interessa il viaggio emotivo che fanno i personaggi all’interno delle storie e se la storia la racconti bene vale la pena seguirla. E’ questo che mi interessa in un film, non il budget economico! Questo film tratta di valori umani, non di supereroi. Mi sono reso conto subito che era qualcosa di diverso. Modello della famiglia alternativa. Il personaggio del film non scende a compromessi.

Che rapporto hai avuto con il regista che è anche attore?

Fantastico: è stato divertente lavorare con lui che ha fatto un lavoro eccellente. Ci ha dato l’illusione che c’era tempo anche per divertirsi. Lui si prepara molto bene sia come attore che come regista. Ha una mentalità aperta alla preparazione lascia spazio alla spontaneità ed è un artista indipendente. Nel suo film si sente anche una certa educazione familiare personale. Per concludere non penso troppo allo star system, faccio film che vorrei andare a vedere al cinema.

Ci commenta l’attuale situazione politica nel vostro Paese?

La trovo terribile ed imbarazzante: scelte sbagliate nei politici, ma non siamo gli unici ad avere questo problema. Anche qui da voi c’è un problema analogo. Sembra un brutto film hollywoodiano, un reality show. Per quanto riguarda Donald Trump mi sconcerta chi possa votarlo.

Tornando al film il rapporto con i giovani interpreti, da cosa è stato caratterizzato?

E’ stato fondamentale avere una relazione con i loro genitori: ci siamo scambiati delle opinioni alla fine siamo diventati come una famiglia.

Differenze tra lei ed il personaggio interpretato?

Il modo di fare estremo, non fa parte della mia personalità, ma sono d’accordo per quanto riguarda l’onestà che il personaggio ha nella storia: anche io sono così. Ma il mio compito al di la del copione è quello di amare ciò che faccio e quindi amare il personaggio che interpreto.

Cosa rappresenta il film?

Molte visioni dell’ America: ci si possono trovare elementi di destra e di sinistra, ma tutta la storia continua a sorprendere ed il pubblico ama questa famiglia così particolare. Tutti amano questi 6 ragazzi. Tornando al mio personaggio, lo posso definire contraddittorio: parla dell’intolleranza, perchè alla fine del film diventa quasi un dittatore (cambia atteggiamento). E la contraddizione è un punto di forza di questo film. Tutti nel film sono condizionati dal dolore.

Credits: La Presse

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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