Intervista a Francesco Fry Moneti dei Modena City Ramblers

La nostra redattrice Valentina Gemelli ha intervistato il musicista Francesco Fry Moneti dei Modena City Ramblers. Di seguito l’intervista esclusiva per voi lettori.

Modena City Ramblers è un gruppo musicale italiano. Il vostro nome da dove deriva?

Ciao a tutti, innanzitutto! Il nome prende spunto dai Dublin City Ramblers. In Irlanda usa aggiungere “City Ramblers” al nome della città di provenienza e così, al momento di scegliere un nome, per la neonata band abbiamo usato questa stessa formula.

Nelle vostre vene scorre, quindi, il folk irlandese?

Sì, scorre a fiumi! L’Irlanda e le sue magiche musiche sono un po’ il collante della band.

E, successivamente, avete deciso di contaminare le vostre sonorità, tipicamente irlandesi, con altri generi musicali, quali il rock ed il punk. Nasce così il combat folk?

Direi di sì, ma come giustamente dici tu, vi sono tantissime influenze all’interno della band: diciamo che tutto ciò che è suonato con cuore, stomaco e cervello ci piace. Dal punk-rock dei The Clash (che omaggiamo nel nostro ultimo disco con una versione di “Rock the Casbah”) al rock tuareg di Bombino, dai marchigiani Gang alla Fanfara Tirana.
Avvertite scetticismo nell’ambiente proprio in relazione alla mescolanza di generi che è tipica dei vostri ritmi?

Con un po’ di cattiveria ti rispondo che sarei persino contento se il giornalismo italiano formulasse questo genere di critica! Di solito, dal punto di vista dell’approfondimento musicale, il giornalista italiano medio si ferma ad un paio di rampe di scale prima rispetto ad una questione come quella da te citata. Quindi direi di no, non lo percepisco.
Dicono di voi :  “I Ramblers sono uno stile di vita e di pensiero, che li mette al fianco del loro pubblico, di cui non sono idoli ma amici fraterni”. E’ così?

Sicuramente il tipo di rapporto col pubblico non è quello convenzionale tra rockstar e fan adorante. Abbiamo da sempre privilegiato un rapporto più rilassato, sincero. Senza inutili sovrastrutture. Di certo sarei terribilmente ipocrita se ti dicessi che ci esco tutte le sere, ma li rivedo volentieri sotto i palchi.

Come nasce la collaborazione con Paolo Rossi?

Siamo persone che “parlano la stessa lingua”. Paolo Rossi ha partecipato alle registrazioni del disco “La Grande Famiglia” nel 1995 e di “Appunti Partigiani” nel 2005. Ci invitò a prendere parte al “Circo di Paolo Rossi” tanti anni fa e alla trasmissione tv “Skatafascio”, quest’ultima non uno dei suoi migliori successi, ad esser sinceri. Addirittura nel 1996 facemmo un minitour assieme nei palazzetti dello sport, in cui Paolo cantava alcuni dei nostri pezzi e noi interagivamo con lui nei suoi monologhi. Fu davvero una bellissima esperienza! Anzi! Paolo! E se la replicassimo?!
Cosa pensate della cultura musicale attuale?

Purtroppo la musica è vista sempre meno come veicolo culturale, ma è sempre più bieco intrattenimento o sottofondo di altro… Vi sono tantissimi artisti validi anche in Italia, ma faranno sempre più fatica, ahiloro, ad imporsi in un momento difficile, asfittico e poco ricettivo, come quello di oggi.

Che cos’è l’onda libera?

Per forza di cose, a me viene in mente un nostro disco in cui si inaugurava una partnership col movimento guidato da quella gran persona che è Don Ciotti. Sto parlando di Libera e di tutte le coraggiose persone che non si voltano dall’altra parte.

I vostri concerti sono tutti “Fuori Campo?”

Direi che i nostri concerti sono una grande festa, dove si alternano momenti ludici a riflessioni più impegnate, frutto di mille storie di cui siamo venuti a conoscenza e dei nostri viaggi, singoli e di gruppo, attorno al globo.

I MCR come trascorrono il giorno di San Patrizio?

A lavorare!! Per fortuna, aggiungo. Scherzi a parte, il periodo della festa di San Patrizio è per forza di cose un periodo in cui siamo davvero impegnati, sia a suonare che a bere birra col nostro pubblico.

Francesco, ti sei mai rivolto ad una donna esclamando “Ehi bella ciao! E’, ovviamente, un riferimento alla canzone che più vi rappresenta “Bella ciao”. L’emozione di cantare la vostra versione davanti al vostro pubblico in una parola.

Naaaaah! Vanto delle tecniche di seduzione molto più elaborate! Seriamente parlando, l’emozione di cantare “Bella Ciao” di fronte ad un pubblico  transgenerazionale è impareggiabile.

Francesco come vivi la tua vita? In chiave di violino?

Più che in “chiave di violino”, passo la vita a cercarle, le chiavi! Quelle della macchina, di casa mia, di casa dei miei, del garage, della cantina etc etc etc. Diciamo che vivo la mia vita sempre on the road e cercando di essere sempre corretto con le persone.

Vito
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