Intervista a Michele Anelli

Ciao Michele! Il 20 aprile è uscito il tuo nuovo album. Quando hai capito che la musica sarebbe stata la colonna sonora della tua vita?

Da adolescente, a metà degli anni settanta, ascoltavo i programmi radiofonici musicali, e registravo le cassette mettendo un microfono davanti ai piccoli altoparlanti della radio. In casa, grazie a mio fratello maggiore, ma anche ai miei genitori, disponevo di un po’ dischi tra Lp e 45 giri. Ero attratto dalla forma canzone. Poco interessato ai brani con lunghe parti strumentali. Forse è per questo che, nel 1980, a sedici anni, mi innamorai dell’ondata The Clash, U2, The Cure ma anche di Bruce Springsteen e Tom Petty. Grazie a quegli ascolti ho scoperto la musica degli anni cinquanta e sessanta. Ero entrato a far parte del popolo del Rock’n’roll.

Credi sia possibile un mondo senza musica?

Chiaramente no. Basta il colpo di rullante all’inizio di Like a rolling stone o l’incidere del basso in London calling per raddrizzare una giornata storta. Inoltre la musica è un contenitore di storie importanti che permette a tutta una serie di avvenimenti di venire scoperti e interpretati. Molte volte la musica aiuta a comprendere la storia dei popoli molto di più di un libro di storia.

La tua giornata ideale…

Scrivere nuovi testi, comporre musica, registrare e arrangiare nuovi brani. Leggere libri e ascoltare dischi.

Pregi e difetti…

Probabilmente l’essere testardo e un po’ pignolo fa sì che in certi momenti possono essere pregi ma… anche difetti.

Un sogno ricorrente…

La casa dei miei nonni in Veneto. Che ora non c’è più.

Il brano perfetto…

Quello che con due o tre accordi diventa immortale tipo Louie Louie.

La tua opinione sul panorama musicale italiano ed internazionale…

Per articolare una risposta esaustiva dovrei scrivere un libro! Diciamo che sopporto poco la spettacolarizzazione che da molto tempo ha permeato l’ambiente musicale. Così come contrasto l’idea della musica usa e getta e l’avidità dell’industria discografica che però, in fondo, c’è sempre stata. Per fortuna c’è ancora in giro buona musica ed è importante scoprire sempre qualcosa che ti emoziona.

Oggi, a chi diresti grazie?

Sicuramente a Federica che mi sta accanto da più di trent’anni e che ha condiviso con me ogni tappa della mia vita artistica.

Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa?

Bisogna innamorarsi del futuro per vivere meglio il presente. Rischiare qualcosa mette un po’ di adrenalina nelle emozioni quotidiane. Lottare per le cose importanti e, nello stesso tempo, per quelle divertenti. Capire che non è un peccato essere felici.

 

Walter Nicoletti
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