Intervista ai fratelli Vanzina

di Berta Corvi.

 

Oggi, i fratelli Vanzina, due mostri sacri del cinema nazionale, hanno accettato di rispondere alle nostre domande. Li ringraziamo per la loro disponibilità e la loro gentilezza.

 

Com’è nata l’idea dell’ultimo film “Non si ruba a casa dei ladri”?

Viviamo a Roma. Leggiamo i giornali (siamo rimasti in pochi a farlo…). Da un po’ di tempo si leggeva solo di “ Mafia Capitale”. Ci siamo detti. Perché non fare una commedia su questi mascalzoni? Che poi sono solo dei miserabili.

Come avete scelto i protagonisti? Avete delle affinità con gli attori che selezionate? Che tipo di rapporto avete con loro?

Il cast del film lo abbiamo definito partendo da Vincenzo Salemme. Gli altri li abbiamo scelti cercando i più aderenti ai personaggi della sceneggiatura. Naturalmente fa piacere rilavorare con attori con i quali, nel passato, in altri film, ci siamo trovati bene. Ghini, Stefania Rocca, Maurizio Mattioli in questo caso con gli attori talvolta esiste anche amicizia. Come con Salemme per esempio, ma anche con tantissimi altri.

Come sono stati gli inizi della vostra professione?

Volevamo fare tutti e due il cinema: Carlo il regista, Enrico lo scrittore. Carlo è stato aiuto regista di Mario Monicelli, di nostro padre Steno, di Alberto Sordi. Enrico ha iniziato a scrivere per Dino Risi e Alberto Lattuada. Poi, da giovanissimi, abbiamo fatto il nostro primo film insieme. Insomma, un percorso professionale che parte da lontano. Con umiltà

Quali sono gli ingredienti necessari per produrre un buon film?

Trovare un argomento, un soggetto che possa interessare il pubblico. E’ la prima cosa. Ma è la più importante. Bisogna sempre pensare che serve il pubblico. Se no, meglio scrivere un romanzo.

Durante le riprese, possono verificarsi dei cambiamenti rispetto a quanto era stato programmato? Se questo succede quali sono le circostanze che li determinano?

Questo non dovrebbe accadere mai. Talvolta, però, nelle commedie, qualche attore porta un po’ del suo. Bisogna sapere valutare la bontà delle proposte. Se sono buone arricchiscono il film. Mai, però, cambiare il testo della sceneggiatura in corsa.

Aldilà dei tanti riconoscimenti che avete ottenuto, vi è capitato di dover affrontare qualche insuccesso?

Molti. Moltissimi. Fanno bene. Talvolta sono ingiusti. Ma dietro ad un insuccesso c’è sempre qualche ragione. L’importante è capirla.

Quali sono gli attori e le attrici, attuali o del passato, che avreste voluto come protagonisti nei vostri film?

Toto’, Sordi, Jean Gabin, Jack Lemmon, Louis De Funes, …Insomma, lasciamo perdere, sono solo sogni…

Vi identificano come registi di commedie pure. Non avete mai avuto voglia di allargare il repertorio proponendo temi di altro profilo?

Lo abbiamo fatto tante volte. “ Sotto il vestito niente” un thriller di grande successo. “ Tre colonne in cronaca” con Volonté, insuccesso. “ La partita” con Faye Dunaway. Poi alcuni melò. Ci piace il cinema di genere.

Pensate che la comicità cambi da un paese all’altro? Se sì, quanto è decisivo il doppiaggio per una buona riuscita?

La comicità, quella vera, si percepisce ovunque allo stesso modo. Il linguaggio talvolta meno. I film comici, comunque, non andrebbero doppiati. Pensi a un Totò che parla turco…

Ci potete raccontare un episodio molto particolare capitatovi durante le riprese?

Abbiamo girato a Cortina il primo “Vacanze di Natale”. Non c’era neve. Tutta la neve che si vede nei fondi delle inquadrature è stata fatta con dei lenzuoli bianchi. Magia del cinema…

Accade che voi vediate i vostri film dopo l’uscita nelle sale? Se sì, avete mai scoperto delle incongruenze o dei difetti?

Accade sempre. Ti accorgi del valore e degli errori di un film solo quando lo vedi in sala con il pubblico pagante.

Potreste definire le caratteristiche che deve avere un buon regista? Quali sono i vostri registi preferiti, italiani o stranieri?

Diceva Mario Monicelli che la bravura di un regista sta nel saper cogliere il “tono” giusto”. Nelle intonazioni, nell’umorismo, nel montaggio, nella musica. I nostri registi preferiti sono Kubrick, Billy Wilder e Alfred Hitchcock.

Cosa vuol dire lavorare con un fratello? Di tanto in tanto avete delle scaramucce? Carlo alla regia e Enrico alla sceneggiatura, la forma di collaborazione è quasi sempre la stessa?

Ci vogliamo bene. Ma soprattutto ci capiamo al volo. Stessi gusti e in un certo senso stessa cultura. Difficile non andare d’accordo.

Come giudicate il cinema italiano? Quali sono i problemi e come pensate sia possibile risolverli?

Il cinema italiano è brutto. Fatto con pochi soldi. Con molti registi improvvisati (attori che lo diventano e non solo…). E’ un cinema provinciale. Senza vero Star System. Gli stessi attori li vedi in quattro film identici ogni anno. Si preparano tempi durissimi.

Esiste già un progetto per un prossimo film?

I progetio hanno un senso solo quando diventano un vero film.

Tre risposte da dare in un battibaleno:  1) una situazione che vi mette di buon umore; 2) Un luogo preferito; 3) Voi in tre parole.

La Roma che vince lo scudetto. La sala cinematografica. Con il cinema abbiamo fotografo 40 anni di Italia.

 

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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