INTERVISTA AL CANTAUTORE ANTONIO MAGGIO

Di Valentina Gemelli

Antonio voltati indietro e raccontami di quando, assieme alla tua band, gli Aram Quartet, hai vinto la prima edizione di X Factor.

In effetti sembra passata una vita da quel 2008. Nacque tutto per gioco, per caso. Con altri tre miei amici andammo, incoscientemente, a fare un primo provino per quello che, ai nostri occhi, era un nuovo programma, quell’X-Factor che tanto successo stava riscuotendo all’estero. Non ci saremmo mai aspettati di passare tutte le selezioni, entrare in trasmissione e addirittura vincere. Poi sono seguiti due dischi, due tour e lo scioglimento con gli Aram, che ricordo come una bella ed entusiasmante parentesi della mia vita, artistica e non. Ma ero veramente un ragazzino, alle prime esperienze. Avevo ancora poco da raccontare.

Un salto in avanti e ci ritroviamo nel 2013. Hai partecipato al Festival di Sanremo, nella categoria giovani, con la canzone “Mi servirebbe sapere” ed hai vinto. Quando hai percepito di avercela fatta?

Un momento fantastico, un’emozione indescrivibile. Su quel palco é stata fatta la storia della musica italiana, si respira una sacralità che non ho trovato su nessun altro palco. Mentre ero lì dietro le quinte, a pochi istanti dal verdetto, ho visto il mio direttore d’orchestra, Massimo Morini, sfrecciarmi davanti con la bacchetta in mano senza neanche guardarmi in faccia. Lì qualche domanda me la sono fatta.

Quante volte ti hanno fatto la battuta: “Sei arrivato primo, ti chiami Maggio?”

Dopo la prima esibizione a Sanremo, Luciana Littizzetto disse: “Pensa se vinci, Primo Maggio!”. Da lì per un po’ di tempo la battuta si é ripetuta. Mi ha portato bene però.

“Mi servirebbe sapere” se, nella vita, hai mai ricevuto un rifiuto simile a quello che ti ha rifilato la ragazza alla quale hai regalato i fiori nel video della tua canzone.

Sicuramente. Magari non proprio come quello, con un cazzotto in faccia, ma nella vita i rifiuti, le porte in faccia e le delusioni servono tanto. Chi ne ha avuti pochi, o meglio ancora chi non ne ha avuti mai, ha un approccio insofferente alla quotidianità. Una porta in faccia, ad esempio, l’ho avuta quando, l’anno prima della vittoria a Sanremo, ero stato scartato al Festival, con “Nonostante tutto”, brano che poi ha dato il titolo al mio primo disco.

“Nonostante tutto” ma nonostante cosa?

“Nonostante tutto” sta a significare proprio questo: se si è convinti di poter e di dover raggiungere un obiettivo, bisogna saper attendere e sfruttare le delusioni a proprio vantaggio, per poi farsi trovare pronti al momento giusto perché arriva sempre, prima o poi, un momento giusto. E poi, in quel momento, le soddisfazioni e le gioie valgono il doppio.

Antonio chi ha creduto in te, oltre te?

La mia famiglia, sicuramente. Mi hanno sempre appoggiato tutti, e ciò non dev’essere dato per scontato. É quindi giusto dargli il merito di essere i miei supporters.

Da studente eri più bravo in matematica o in geometria? L’equazione, per esempio, quante incognite contiene?

Ero pessimo in entrambe. Ero decisamente più attratto dalle parole che dai numeri. Non a caso, poi, mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere. La formula della mia Equazione é da ricercare in ognuno di noi, é un’Equazione molto personale. Soltanto risolvendo la propria Equazione potremo contribuire tutti, nel nostro piccolo, a risolvere quella collettiva.

Apri un cassetto e scegli un sogno. Quale?

Fra quindici anni, poter stare qui a parlare del mio decimo disco.

A cosa stai lavorando?

Per ora sto lavorando al terzo. Vedrà la luce in questo 2016. Ho scritto tantissimo in questi ultimi mesi e sono davvero molto, molto contento di quanto fatto.

Brindiamo al nuovo anno: Spritz o Crodino?

Nessuno dei due. Vino, rigorosamente salentino. Scegli tu se Negroamaro o Primitivo.

 

 

 

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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