Ciao Edoardo, grazie per essere ospite di Voce Spettacolo.

Raccontaci un po’ di te, com’è nata la tua passione per la musica e quando hai iniziato a cantare?

 

Ciao e grazie dell’invito…Il mio amore per la musica è nato presto,intorno ai sette/otto anni, quando ho iniziato a suonare il pianoforte. In quegli anni ho anche iniziato a scoprire i primi cantautori: mio fratello maggiore ascoltava sempre Fabrizio De André e quindi per me è stato abbastanza naturale avvicinarmi a questo genere. Qualche anno dopo ho imparato a suonare la chitarra e l’armonica a bocca, a mettere in musica i miei primi testi e a cantarli. Finito il liceo, a 19 anni, ho iniziato a pensare seriamente che quella della musica fosse la strada da seguire, così ho seguito dei corsi per lo studio degli strumenti e mi sono dedicato a tempo pieno a questo progetto.

 

 

Il cantautore che ami o hai amato di più durante la tua crescita artistica, e perchè…

 

Sono tanti e talmente grandi gli artisti che sono stati importanti punti di riferimento per me , che davvero mi risulta difficile fare un unico nome. Dovendo proprio sceglierne uno, dico Bob Dylan, che ritengo sia stato il capostipite delle generazioni di grandi cantautori a livello internazionale e la cui arte ha esercitato su di me un grande fascino. Fra gli Italiani, oltre al già citato Fabrizio De André, sono stati e restano fondamentali punti di riferimento De Gregori e Bennato.

 

 

Come giudichi il panorama della canzone italiana? Il festival di Sanremo è ancora il palcoscenico più importante per cantanti e cantautori?

 

Apprezzo molto artisti come Brunori, Dente e Le luci della centrale elettrica, i cui testi e musica sono attuali, pur ricollegandosi ad una tradizione musicale italiana. Sono molti anche i giovani della mia generazione che si danno da fare e vogliono contribuire all’innovazione del panorama musicale italiano: questo è indicativo di energia positiva, di tanta volontà e grande passione… certo gli spazi disponibili purtroppo non sono tanti, quando invece sarebbe necessario e vitale un maggiore supporto.

Per quanto riguarda Sanremo sicuramente rimane il palcoscenico più importante, in particolare per i giovani: ogni anno è seguito da milioni di persone e questo non è un fatto secondario

 

 

Pensi che i vari “Talent show” di oggi siano diventati importanti per un artista che vuol farsi conoscere? Che ne pensi?

 

Per molti i Talent show sono stati importanti trampolini di lancio, e questo è un dato da tener presente. L’auspicio è che non siano le uniche opportunità per un artista, ma semmai una fra le tante. Il talent ha un tempo definito, tutto sommato breve, quindi per chi è già pronto e maturo è un’occasione unica, ma rischia di diventare un boomerang per chi necessita di più tempo, considerato che i partecipanti sono tutti giovanissimi. È pertanto fondamentale, per non “bruciarsi”, viverla come un’esperienza e, vada come vada, perseverare e continuare a studiare.

 

 

Passi molto tempo in studio? Quando componi di solito?

 

La registrazione rappresenta la fase conclusiva di un processo creativo, fatto di tanti passaggi, gran parte dei quali si sviluppano al di fuori dello studio, dove comunque si vive il momento culminante di tutta l’attività, anche se non necessariamente in termini di tempo: è li infatti che si arriva alla realizzazione del progetto.

Generalmente non ho momenti particolari in cui preferisco comporre: lo faccio quando sento che è arrivata l’idea giusta e soprattutto quando sia le parole che la musica si fanno strada insieme, quasi sempre in contemporanea. Lo spunto mi è dato dalla realtà: a volte perché la osservo con attenzione, altre quasi per caso.

 

 

Che rapporto hai con i tuoi fan? Ti piace interagire con loro anche attraverso i social network?

 

Sono molto legato alle persone che mi seguono, ed è anche da loro che prendo la determinazione e la voglia per continuare a fare quello che faccio. Cerco il più possibile di restare in contatto con loro, ne accetto i suggerimenti e anche le critiche, purché siano costruttive.

 

 

Dopo il tuo esordio con “Viver Fragile”, è da poco uscito il tuo nuovo singolo “Elena non farmi male”. Cosa rappresenta per te questo pezzo e come nasce?

 

Ho scritto “Elena non farmi male” pensando di rivolgermi a una ragazza che mi interessava e con cui avevo qualche difficoltà di comunicazione . Il fatto di avere scritto questa canzone è stato per me un atto liberatorio, in quanto sono riuscito ad esprimere senza timori le mie emozioni e i miei sentimenti. Questo perché la musica è un formidabile mezzo di comunicazione, capace di abbattere le barriere che spesso limitano le nostre relazioni.

 

 

Su cosa stai lavorando attualmente? Hai progetti nel cassetto?

 

Al momento sono impegnato nella realizzazione del mio nuovo album “Ragnatela lunare” che uscirà tra qualche mese e verrà distribuito da Warner Music Italy su etichetta “Rossodisera Records”. Sono in programma anche alcuni live e diverse altre piccole grandi sorprese!

 

 

Grazie Edoardo, sei stato gentilissimo. Noi di Voce Spettacolo ti auguriamo i migliori successi per il futuro e per la tua carriera.

 

Grazie a voi,e un saluto a tutti!

 

 

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Michele Valente

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Michele Valente è Editor in Chief di Voce Spettacolo. Laureato in Economia Aziendale all'Università di Parma, si occupa di Spettacolo e soprattutto di ambiti legati alla musica e NightLife. Una delle sue peculiarità è intervistare dj famosi nel mondo.
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