Di Valentina Gemelli

 

L’Officina dell’Arte, da te diretta, sta per calcare il palco del Teatro “Cilea”. Che cosa significa, questo?

Se un artista romano entra al Sistina, un milanese entra al Manzoni, un siciliano entra al teatro Massimo, un calabrese al Cilea vuol dire che, finalmente, quello per cui hai lavorato comincia a prendere una “forma”. I sacrifici, le fatiche, ore ed ore di lavoro iniziano ad essere ricompensate. In poche parole, il “menestrello sognatore” che vive dentro di me realizza un sogno. Con grande umiltà, in punta di piedi con la compagnia Officina dell’arte calcheremo sabato quel palcoscenico facendo un passo alla volta con la certezza, però, di aver fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità per raggiungere lo scopo: riportare la gente in teatro e regalare loro un sorriso.

Hai lanciato l’Hashtag #invasionecilea. E’ una sfida?

E’ la nostra personalissima e silenziosa sfida ma per tutti vuol essere un “urlo di raccolta”, un “torniamo a vivere il teatro” anche perché ogni artista ha bisogno di un fragoroso applauso gratificante. Allo stesso tempo, deve essere, ma questo è un altro mio sogno: arte e cultura per risorgere.

Questo lascia presupporre che, dopo la prima stagione ne seguiranno altre.

Abbiamo pensato di realizzare questo importante cartellone artistico in forma assolutamente privata senza alcun “aiutino” istituzionale: dall’affitto del teatro alle spese delle maestranze, ai cache degli artisti a tutte le altre incombenze che servono per andare in scena rischiando, ognuno di noi, un pezzettino del proprio futuro. Quindi, da parte nostra, siamo pronti a questa stagione e alle altre che seguiranno. Ma tante volte non credo basti essere pronti: per esserlo in toto è necessario che la cultura, il teatro e l’arte in genere faccia parte del vivere quotidiano di ognuno di noi.

Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia“. E cos’altro?

Questo lo diceva il grande Eduardo ma l’attore deve sempre farsi domande, cercare di capire cosa fare per migliorare se stesso. Immaginazione e fantasia sono indispensabili per questo mestiere non solo per creare ma anche per rinnovare ciò che è stato creato. E’ anche vero che servono tecnicismi che vengono affinati e che aiutano a sviluppare alcune situazioni. Per me, servono solo a completare quello che l’attore con la fantasia riesce a trasmettere. E poi serve tanta passione, tanto cuore e un immenso spirito di sacrificio. Forse da questo cocktail è possibile che l’uomo attore e l’uomo personaggio riescano a vivere in scena.

Manca poco a debutto. Il 21 Novembre si dà il via al cartellone artistico con la commedia “Tre”. Un uomo, due mogli, due case… Una vita “tranquilla”?

Una tranquilla “passeggiata” di bugie, doppi sensi, situazioni talmente complicate ed intrecciate fra loro che sono quasi da vita reale. Ho aggiunto il “quasi” non tanto per le situazioni in se stesse, il cui riscontro lo si troverebbe nella vita di ogni giorno, ma solo e soltanto perché non credo ci sia in giro un uomo talmente folle che si accollerebbe due mogli ma soprattutto due case, due mutui due Imu, due Tasi. Insomma, due tasse di tutto. In questa commedia ci sono tante risate ma anche momenti per riflettere.

In attesa del “Chi è di scena”, il nostro in bocca al lupo.

Crepi. Spero davvero che il teatro diventi una buona abitudine per tutti. Sia l’ossigeno per i ragazzi e per gli adulti.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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