Intervista al regista belga Stéphane Hénocque

Di Berta Corvi

Stéphane Hénocque, regista belga emergente, ci presenta « Nous Quatre » (Noi Quattro), film realizzato in brevissimo tempo con un budget di 8000 euro i cui personaggi, unici, incarnano perfettamente la bella gioventù della Vallonia. Il completamento di questo progetto è una scommessa incredibile e riuscita per lui e per tutta la sua squadra. Durante le anteprime ha compiuto una piccola magia affascinando tutto il pubblico vallone. La vicenda, della quale ha avuto il pieno controllo, è avvincente, la musica e lo spettacolo sono altrettanto coinvolgenti. In poche parole, una ventata nuova e un fermento straordinario in grado di ravvivare un cinema a volte troppo soporifero.

Innanzitutto La ringrazio per aver accettato di rispondere alle mie domande. Può raccontarci come è nata l’idea del film ?

Tutto è nato dalla voglia di fare un film sull’amicizia. Adoro questo argomento perché l’amicizia è universale e sapevo che il film si sarebbe chiamato « Nous Quatre » (“Noi Quattro”), molto prima di trovare la trama narrativa, ma volevo che tutto girasse intorno a quattro personaggi. Dunque l’idea è rimasta in un angolo della mia mente per un certo periodo. È quando ho fatto la conoscenza di Pierre Olivier che tutto si è mosso nella mia testa. Da quel momento ho cominciato a scrivere il ruolo di David su misura per lui. Successivamente tutti gli altri pezzi del puzzle si sono assemblati con molta naturalezza.

Come è stato il rapporto con gli attori durante le riprese?

Ciò che è stato straordinario con loro è che si sono ben integrati da subito. Alcuni si conoscevano già, altri meno ma l’alchimia ha funzionato immediatamente e, a partire dalla prima sequenza in cui erano riuniti, ho saputo che non mi ero sbagliato nel comporre il mio casting.

Quanto tempo sono durate le riprese e dove si sono svolte?
Le riprese sono durate due settimane. Non era una scelta, era giusto il tempo di cui disponevo con i quattro protagonisti, dunque siamo stati costretti a fare rientrare tutte le sequenze in questo tempo molto ristretto.
Per quanto riguarda i luoghi di ripresa, abbiamo iniziato a Liegi, poi a Namur passando dalle Ardenne (Warempage, Nisramont) e per finire, sulla costa belga.

Quali sono state le difficoltà che ha avuto durante e dopo le riprese?

Il tempo! Non la meteorologia (haha), abbiamo avuto le due uniche belle settimane dell’estate 2013. Per quanto concerne il tempo necessario per le riprese, avevamo delle giornate molto cariche. Ci alzavamo presto, giravamo molto, e dormivamo molto poco, questo causava talvolta delle tensioni, ma fortunatamente, eravamo tutti motivati e volevamo tutti quanti fare il miglior film possibile!

Ci racconti un aneddoto divertente ed un momento da dimenticare sul set.
Aneddoti divertenti, ce ne sono alcuni. Per esempio, quanto è successo a François, colui che interpreta Vince. Un giorno in cui faceva molto caldo, ci siamo protetti con la crema solare, e François ha chiesto a Justine di passargli il tubetto di fianco a lei. François l’ha spalmata sul viso, sulle braccia, sulla nuca, eccetera. Poi ha visto Justine mettersi anche lei la crema solare … ma utilizzando un altro tubetto. In realtà, François si era appena ricoperto di gel per i capelli. Ha avuto le braccia piuttosto pettinate bene quel giorno.
E per quanto riguarda un momento da dimenticare, abbiamo purtroppo smarrito gli occhiali di Florian tra due riprese. A proposito, approfitto di questo momento per dedicare il film alla memoria degli occhiali di Florian!

Non si sente un po’ eroe poiché dopo aver intrapreso un percorso anomalo e con un budget limitato, impiegando fondi propri, Lei s’iscriverà probabilmente, e glielo auguro, nel registro della storia del cinema belga?
Lo scopo non è mai stato di fare un film con un budget ed un lasso di tempo ridotti, ma di fare semplicemente un film. Durante le riprese nel 2013, non avremmo mai immaginato che saremmo giunti fin qui. Questo lungometraggio è un vero film di appassionati. L’abbiamo girato solo per passione ed amore per il cinema. E siccome non fa parte della mia natura desistere, ho fatto di tutto per andare in fondo alle cose (esattamente come il personaggio di David nel film).
Il fatto che il film sia nelle sale oggi è dovuto all’accanimento di tutta la squadra che si è impegnata affinché questo film esistesse!

Qual è il ruolo svolto dalla musica poiché essa è importante in un film?

Scrivo ascoltando musica, lancio spotify e ho dei flash, delle immagini, dei dialoghi. A poco a poco tutto si assembla e dà una sequenza completa.
Dunque lo spazio occupato dalla musica è estremamente importante per me. Le musiche ci sono per sottolineare un’emozione. Dato che le emozioni sono il motore del film, ce ne sono molte!

Il 18 settembre scorso il film è stato presentato a Rocourt, vicino Liegi. Quali sono state le emozioni più grandi durante l’anteprima?

Era fantastico. Il Kinépolis di Rocourt è il cinema dove sono cresciuto, quello dove ho ricevuto la mia cultura cinematografica, ed il mio sogno è sempre stato quello di avere un film proiettato su uno degli schermi di questo cinema. Il 18 settembre scorso, otto schermi hanno diffuso il film contemporaneamente. Correvo da una sala all’altra tanto era il bisogno di realizzare ciò che stava accadendo in quel momento. E’ magico vedere le proprie immagini su un grande schermo, è una sensazione della quale non mi stancherò mai!
Quali sono i registi che l’hanno più influenzato e comunque ispirato nel corso degli anni?

Forse userò un cliché, ma dirò Spielberg. Quest’uomo può fare tutto, la sua filmografia è talmente varia! Ammiro il suo lavoro, la sua luce, il modo in cui ama i suoi personaggi. “Il ponte delle spie” è brillante ed il personaggio Marco Rylance è affascinante.

Ho avuto la fortuna di incontrare Spielberg a due riprese (ero un fan che gli chiedeva un autografo dietro una barriera di sicurezza). Tremavo ogni volta, è veramente impressionante!

Pensa che a Liegi si possa sviluppare un interesse per la cinematografia indipendente dato che il cinema emergente è poco finanziato e poco diffuso? Quali consigli darebbe a chi come Lei vuole intraprendere una carriera in questo settore e qual è il percorso più congeniale per provare a renderlo un lavoro?

Oggi, chiunque può fare cinema con cineprese a buon mercato che producono delle immagini eccezionali. In poche parole, girare è facile oggi. La cosa più complicata è quanto viene fatto dopo le riprese: la post-produzione e, soprattutto, la distribuzione. Ma quanto è meraviglioso questo mezzo per imparare! Ho un centinaio di cortometraggi di pessima qualità che mai nessuno vedrà, ma che mi hanno permesso di imparare tutto ciò che non bisognava fare. E un bel giorno, eccone uno che è un po’ meno peggio degli altri. Così, ci si ritrova con un lungometraggio, certo imperfetto, ma del quale si è pronti a farsi carico.
Incoraggio tutti coloro che vogliono fare cinema a farlo, e se hanno talento, un produttore finirà per scommettere su di loro. A questo servono i festival di cortometraggi.
Fare un film all’infuori del circuito sperando di competere con i film prodotti in modo tradizionale non è una buona idea, nel caso di “Nous Quatre”, lo scopo non era di combattere il sistema o di provare che si poteva creare spendendo meno, niente affatto. Il nostro obiettivo era di fare un film, punto! Poco importano il tempo ed il budget.
Ho fatto questo film perché era un’urgenza per me, non volevo aspettare che mi si desse il permesso di farlo. E poi chi sono io per pretendere di ricevere una somma di denaro importante senza aver dimostrato le mie capacità in una scuola di cinema o in un festival? Non me la sentivo di andare a bussare alla porta della commissione dei film e chiedere un milione di euro.
Volevo innanzitutto dare delle dimostrazioni, ma soprattutto provare a me stesso che ero capace di arrivare a capo di un progetto.
Moralmente questo è estremamente difficile. Molti film realizzati senza budget rimangono su un hard disk. Per riassumere, fare dei film con mezzi propri è perfetto per imparare. Bisogna sbagliare e ricominciare. Occorre fare molti sacrifici e, soprattutto, è essenziale essere circondati dalle persone giuste!

Pensa che si debba superare le divisioni professionali per arrivare ad una rinascita artistica e generazionale ?

Penso che non si debba cercare di entrare necessariamente in una cellula, ma piuttosto di difendere gli argomenti ed il genere che si desidera adottare. I festival di cortometraggi servono a questo! Tutto è permesso per i corti, tutti i generi si mescolano mentre per i lunghi, è più complicato perché devono piacere al pubblico e alle persone che procurano i budget. La preoccupazione in Vallonia è che questi due gruppi di persone non s’intendano. I valloni vanno poco a vedere i film valloni. Forse bisognerebbe pensare a fare dei film che il pubblico ha voglia di vedere.

Lei ha solo 30 anni. Quali sono i progetti per il suo futuro professionale?

Ne ho molti, in genere cerco di seguire una sequenza logica, non riesco ad iniziare un lavoro se non ne ho finito un altro. Ma d’ora in poi dovrò essere presente su numerosi fronti nello stesso momento dato che non si sa mai quale progetto partirà per primo.

 

FRANCAIS

Stéphane Hénocque, réalisateur belge émergent, nous présente « Nous Quatre », film réalisé en très peu de temps pour un budget de 8000 euros dont les personnages, uniques, incarnent à merveille la si attendrissante jeunesse wallonne. L’aboutissement de ce projet est un défi faramineux et réussi pour lui et son équipe. Lors des avant-premières, il a accompli un réel exploit en emportant avec lui et ses personnages tout le public wallon. L’histoire, parfaitement maîtrisée, est touchante, la musique entraînante, le spectacle prenant. Bref un souffle novateur et une effervescence extraordinaire susceptibles de raviver un cinéma quelquefois trop fade !
Avant toute chose je vous remercie d’avoir bien voulu répondre à mes questions. Comment est née l’idée du film « Nous Quatre » ?

Tout est parti de l’envie de faire un film sur l’amitié. J’adore ce sujet car l’amitié est universelle. Je savais que le film s’appellerait « Nous Quatre », bien avant de trouver la trame narrative, mais je voulais que cela tourne autour de quatre personnages.
Donc l’idée est restée dans un coin de ma tête pendant un petit moment. C’est seulement quand j’ai fait la connaissance de Pierre Olivier que tout s’est mis en place dans mon esprit et que j’ai commencé à écrire le rôle de David sur mesure pour lui. Ensuite toutes les autres pièces du puzzle se sont assemblées très naturellement.

Comment a été le rapport avec les acteurs?
Ce qui a été formidable avec eux, c’est qu’ils se sont directement bien entendus. Certains se connaissaient déjà, d’autres moins, mais l’alchimie a tout de suite fonctionné, et dès la première séquence où ils étaient réunis, j’ai su que je ne m’étais pas trompé dans mon casting.

Combien de temps a duré le tournage et où a-t-il eu lieu?
Le tournage a duré deux semaines. Ce n’était pas un choix, c’était juste le temps dont je disposais avec les quatre, donc nous avons été obligés de faire rentrer toutes les séquences dans ce temps très serré.
Quant aux lieux du tournage, nous avons commencé à Liège, puis à Namur en passant par les Ardennes (Warempage, Nisramont) et pour finir sur la côte belge.

Quelles ont été les difficultés que vous avez rencontrées pendant et après le tournage?
Le temps! Pas la météo (haha) nous avons eu les deux seules belles semaines de l’été 2013. Quant au temps de tournage, nous avions des journées très chargées. Nous nous levions tôt, tournions beaucoup, et dormions très très peu, ce qui créait parfois des tensions, mais heureusement, nous étions tous motivés et nous voulions tous faire le meilleur film possible!

Racontez-nous une anecdote amusante et un moment à oublier sur le set.
Une anecdote amusante, il y en a quelques-unes. Par exemple, celle dont on parle souvent. C’est arrivé à François, l’acteur qui interprète Vince. Un jour où il faisait très chaud, nous nous sommes protégés avec de la crème solaire, et François a demandé à Justine de lui passer le tube à côté d’elle. François s’en est étalé sur le visage, sur les bras, dans la nuque, etc…Et ensuite il a vu Justine se badigeonner de crème solaire également…mais en utilisant un tout autre tube…En réalité, François venait de se recouvrir de gel pour les cheveux, il a eu les bras extrêmement bien coiffés ce jour-là !
Et pour ce qui est d’un moment à oublier, nous avons malencontreusement égaré les lunettes de Florian entre deux prises. D’ailleurs je profite de ce moment pour dédicacer le film à la mémoire des lunettes de Florian!

Ne vous sentez-vous pas un peu héros car tout en ayant entrepris un parcours hors normes et avec un budget serré, sur fonds propres, vous allez peut-être, et je vous le souhaite, vous inscrire dans le registre de l’histoire du cinéma belge?
Le but n’a jamais été de faire un film avec un budget et un laps de temps serré, mais de faire un film tout simplement. Au moment du tournage en 2013, nous n’aurions jamais imaginé qu’on en serait là aujourd’hui. Ce long-métrage est un vrai film de passionnés. Nous l’avons tourné uniquement par passion et amour du cinéma. Et comme ce n’est pas dans ma nature d’abandonner et que j’ai besoin d’aller au bout des choses, j’ai tout fait pour aller jusqu’au bout des choses (tout comme le personnage de David dans le film).
Le fait que le film soit dans les salles aujourd’hui est dû à l’acharnement de toute l’équipe qui a tout fait pour que ce film existe!

La musique a une certaine importance dans un film. Dans le vôtre, quelle place occupe-t-elle?
J’écris tout en écoutant de la musique, je lance Spotify et j’ai des flashs, des images, des dialogues. Petit à petit cela s’assemble et donne une séquence complète.
Donc la place de la musique est extrêmement importante pour moi. Les musiques sont là pour souligner une émotion. Étant donné que les émotions sont le moteur du film, il y en a beaucoup !

Le 18 septembre dernier le film a été présenté à Rocourt, près de Liège. Pouvez-vous nous expliquer quelles émotions vous avez éprouvées lors de l’avant-première?
C’était fantastique. Le Kinépolis de Rocourt est le cinéma ou j’ai grandi, celui où j’ai fait ma culture cinématographique et mon rêve a toujours été d’avoir un film projeté sur l’un des écrans de ce cinéma. Le 18 septembre dernier, huit écrans ont diffusé le film simultanément. Je courais de salle en salle tellement j’avais besoin de réaliser ce qui se passait à ce moment-là. C’est tellement magique d’avoir ses images sur un grand écran, c’est une sensation dont je ne me lasserai jamais !

Quels sont les metteurs en scène qui vous ont le plus influencé et qui vous ont inspiré au cours des années?
C’est peut-être un peu cliché, mais je dirai Spielberg. Cet homme peut tout faire, sa filmographie est tellement variée! Je suis admiratif de son travail, de sa lumière, de la façon dont il aime ses personnages. « Le pont des espions » est brillant et le personnage de Mark Rylance est fascinant.
J’ai eu la chance de rencontrer Spielberg deux fois (en tant que fan qui demandait une signature derrière un cordon de sécurité). J’étais tremblant à chaque fois, il est vraiment très impressionnant!

Pensez-vous que l’intérêt pour le cinéma indépendant puisse se développer à Liège, on le sait le cinéma émergent est sous-financé et sous-diffusé? Quels conseils donneriez-vous à quelqu’un comme vous qui veut entreprendre une carrière dans ce secteur et quel est le parcours qui convient le plus pour que ça devienne un travail?
Aujourd’hui, n’importe qui peut faire du cinéma avec des caméras très bon marché et des images exceptionnelles. En somme, tourner c’est facile aujourd’hui. Ce qui est plus compliqué, c’est l’après-tournage : la post production et surtout la distribution. Mais quel merveilleux moyen pour apprendre! J’ai une centaine de courts-métrages très mauvais que personne ne verra jamais, mais qui m’ont permis d’apprendre tout ce qu’il ne fallait pas faire, et voilà qu’un beau jour il y en a un qui est un peu moins mauvais que les autres. Ainsi, on se retrouve avec un long métrage, certes imparfait, mais que l’on est prêt à assumer.
J’encourage tous ceux qui veulent faire du cinéma à en faire, et s’ils sont doués, un producteur finira par miser sur eux. Les festivals de courts-métrages sont là pour ça!
Faire un film en dehors du circuit en espérant rivaliser avec les films produits de façon traditionnelle n’est pas une bonne idée, dans le cas de « Nous Quatre » le but n’était pas de se battre contre le système ou de prouver que l’on pouvait créer pour moins cher, pas du tout. Notre but était de faire un film, point! Peu importe le temps et le budget.
J’ai fait ce film car c’était une urgence pour moi, je ne voulais pas attendre que l’on me donne la permission de le faire et puis qui suis-je pour prétendre à une grosse somme d’argent sans avoir fait mes preuves dans une école de cinéma ou dans un festival? Je ne me voyais pas aller frapper à la porte de la commission des films et de leur demander un million d’euros. J’avais d’abord besoin de faire mes preuves et surtout de prouver à
moi-même que j’étais capable d’aller au bout d’un projet.
Mais moralement c’est extrêmement difficile et beaucoup de films réalisés sans budget restent sur un disque dur. En résumé, faire des films dans son coin, c’est parfait pour apprendre. Il faut rater et recommencer. Cela nécessite beaucoup de sacrifices et surtout il faut s’entourer de bonnes personnes!

Croyez-vous qu’il faille dépasser les clivages professionnels pour aboutir à un regain artistique et générationnel?
Je pense qu’il ne faut pas chercher nécessairement à entrer dans une case mais à défendre les sujets et le genre que l’on veut faire. Les festivals de courts-métrages sont là pour ça! Tout est permis pour les courts, tous les genres se mélangent tandis que pour les longs, c’est plus compliqué car ils doivent plaire au public et aux personnes qui donnent les budgets. Le souci en Wallonie c’est que ces deux groupes de personnes ne sont pas en accord. Les Wallons vont très peu voir les films wallons. Peut-être faudrait-il penser à faire des films que le public a envie de voir.

Vous n’avez que 30 ans. Quels sont vos projets pour un futur professionnel?
J’en ai plusieurs, je suis plutôt séquentiel en général, je n’arrive pas à commencer un travail si je n’en ai pas fini un autre. Mais à partir de maintenant je vais devoir être sur plusieurs fronts à la fois étant donné que l’on ne sait jamais quel projet va démarrer en premier.

Follow Me

Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
Vito
Follow Me

Vito "Nik H." Nicoletti

Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza. Allievo esperto di Kung Fu

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

15 − 15 =