Intervista alla giornalista e scrittrice Maria Cristina Maselli.

Di Vito”Nik H.” Nicoletti

Ciao Maria Cristina! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?

Innanzitutto grazie per l’ospitalità!
Da bimba immaginavo sarei diventata una pediatra. Intorno agli otto anni mi feci regalare uno scheletrino di plastica e un libro di anatomia su cui passavo le ore per comprendere il funzionamento del nostro organismo. Ero spinta dal desiderio di guarire i miei coetanei da ogni malattia ed ero determinata a perseguire quest’obiettivo. Ho desistito a diciassette anni, quando, dopo aver trascorso alcune giornate in ospedale, dovetti fare i conti con l’impotenza di combattere alcune malattie. Soffrii moltissimo nel vedere la disperazione di alcuni genitori, così compresi che la mia emotività mi avrebbe impedito di diventare un bravo medico. Per questo decisi di cambiare radicalmente strada, trasformando la passione per la scrittura in una professione.

Chi è Maria Cristina Maselli?

Una donna con le radici saldamente ancorate negli affetti, nella passione e nei propri sogni. Una persona capace di amare, che tenta di cavalcare le onde, fuggendo le correnti negative. Un soldato che con l’arma della parola e dell’idea cerca di affermare l’importanza dell’amore e dell’onestà. Sono molto leale e se qualcuno tradisce la mia fiducia, mi perde per sempre.
Poi certo, essendo nata sotto il segno dei pesci, sono anche un po’ testarda, lunatica e inafferrabile.

Maria Cristina giornalista, autrice televisiva e scrittrice…tutti aspetti dello stesso cuore?

Direi proprio di sì. La scrittura è come una ballerina capace di esibirsi in un tango così come in un valzer, ovvero, ha la possibilità di declinarsi in più forme cambiando linguaggio. Ma la fonte è sempre la stessa: stesso cuore, stesso impegno e stessi ideali. Il desiderio di comunicare e condividere emozioni accomuna ogni mio intento.

Se dico “Sigismondo e Isotta”, tu cosa mi rispondi?

Ti rispondo che la vita può riservare magnifiche sorprese. L’incontro con Sigismondo e Isotta è stato fortuito, ma così potente da riuscire a stravolgere la mia vita. Dopo qualche titubanza iniziale dovuta al fatto che rinunciavo a qualcosa di certo e che mi piaceva moltissimo, per l’incerto, ho deciso di provare a raccontare quella che considero una delle più belle storie d’amore di cui io sia mai venuta a conoscenza. Sigismondo e Isotta sono due eroi romantici che hanno dovuto lottare per affermare il loro amore in un’epoca, il millequattrocento, in cui i sentimenti erano considerati poco più di un dettaglio. La loro storia è testimoniata da uno dei monumenti più belli del Rinascimento, ovvero il Tempio Malatestiano di Rimini. Lì è come se il tempo si fosse fermato, perché oltre ai corpi di Sigismondo e Isotta, sono custoditi anche i loro intenti, i loro sogni e la testimonianza di un amore che ha vinto su tutto.

Quanto c’è di Maria Cristina in questo tuo romanzo e cosa rappresenta per te?

Nel romanzo c’è molto di me, perché condivido alcuni aspetti del carattere di Isotta così come di Sigismondo. Sicuramente siamo tre sognatori innamorati della vita e dell’amore. Tre individui fatti di carne e istinto, determinati a perseguire i propri obiettivi anche staccandosi da terra, grazie a soluzioni che spesso sfuggono ai razionali. Questo romanzo rappresenta il coraggio di cambiare e di mettersi in gioco, oltre che lo stimolo a cogliere i segnali che la vita ci offre. A volte su binari diversi ma paralleli, possono celarsi nuove e importanti opportunità.

Quando si parla di amore, di cosa si parla?…di cosa si dovrebbe parlare?

L’amore è un grande mistero, perché pur essendo intangibile, irrazionale e immateriale è il motore del mondo. L’amore è un respiro profondo nell’assoluto, è un sentimento che conduce alla creazione, alla condivisione, alla compassione, alla tenerezza, alla bellezza. L’amore ha una metrica complessa, ma è la più bella delle poesie.

La scrittura colma i vuoti dell’anima?

No, i buchi dell’anima vanno riempiti d’amore e ci dev’essere qualcuno che aiuti a riempirli. Se si arriva al vuoto significa che non abbiamo la forza di reagire da soli. La scrittura è un dono che si fa a sé stessi e agli altri. È un pieno di emozioni. È un’esperienza condivisa. Può essere terapeutico per chi legge più che per chi scrive. Se si scrive quando si è nel buio, ci si può liberare di qualcosa, ma difficilmente potrà essere luce.


Scrivere è un modo per sentirsi liberi?

Scrivere è una forma di comunicazione che richiede concentrazione, riflessione e solitudine. Scrivere un romanzo, oltre ad essere un atto creativo dirompente, è fermarsi per conoscersi ed emozionarsi per emozionare. La libertà consiste nel rispondere soltanto a sé stessi, alla propria fantasia e alla propria coscienza.

Ogni traguardo regala e toglie qualcosa alla vita. I tuoi traguardi, fino ad ora, cosa hanno regalato e cosa, invece, hanno tolto alla tua vita?

Sono felice di ciò che ho. Non ho rimpianti. Se avessi desiderato altro, avrei fatto altre scelte. Quello che non ho, non ho potuto averlo o non era destino che l’avessi.

Obbedisci più al tuo cuore o alla tua testa?

Sono un’istintiva. Ragiono seguendo i meccanismi del mio cuore. Sembra contraddittorio ma non lo è. Cerco sempre un compromesso fra i miei desideri e i miei ideali. Il segreto, è non puntare all’impossibile. Non sono venale, non inseguo potere e ricchezza, il mio obiettivo è lasciare il segno di qualcosa di bello, qualcosa che nutra lo spirito e che dia speranza.

Di quali emozioni e di quanti colori è fatta Maria Cristina?

Sono fatta di tutte le sfumature che vanno dal verde al celeste. Colori tenui, rassicuranti, avvolgenti. Sono i colori del cielo, del mare, dei prati e dei boschi. Sono i colori preponderanti della natura. La natura mi emoziona, così come gli abbracci delle persone che amo, lo sguardo buono degli animali, la purezza dei bambini e la perfezione dell’arte.
Un’emozione fortissima l’ho provata quando per la prima volta sono entrata nel Tempio Malatestiano di Rimini conoscendo la storia di Sigismondo e Isotta. Anche se sono trascorsi più di seicento anni, si respira ancora il profumo del loro amore.

La felicità per Maria Cristina?

All’ingresso del Vittoriale, Gabriele D’Annunzio fece incidere la frase « Io ho quel che ho donato ». Ecco, credo sia questa la chiave della felicità.

Grazie Maria Cristina per il tempo che ci hai dedicato. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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Vito "Nik H." Nicoletti

Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza. Allievo esperto di Kung Fu

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