Di Vito “Nik Hollywood” Nicoletti

 

Ciao Vittoria! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?
Tante cose, quando ero più piccola la veterinaria e poi, con la passione per i cavalli, è arrivata la voglia di aprire un maneggio tutto mio. E’ stato intorno ai 12-13 anni che mi è nata, in maniera così forte, la passione per il teatro e per il cinema. Ricordo che in seconda media, per il mio compleanno, mi feci regale da mia madre due biglietti per un weekend a Londra per vedere il Musical “Il fantasma dell’Opera” di Andrew Lloyd Webber! Da lì non ho mai smesso…e’ stato amore.

Chi è Vittoria Citerni Di Siena?
E’ una persona curiosa della vita. E’ una persona determinata a realizzare un sogno. E’ una persona forte e fragile allo stesso tempo, con le sue debolezze ed i suoi punti di forza. Una persona che sogna l’amore e che, a testa bassa, senza pretese, si costruisce giorno dopo giorno. Una persona attiva e solare, dal cuore aperto e l’attitudine positiva, alla ricerca del suo futuro. 

Tanti pensano che fare il regista sia fare solamente soldi, in realtà è soprattutto passione con tanti sacrifici, raccontaci come nasce la tua.

 Alla regia ci sono arrivata piano piano, sperimentando. Ho iniziato come aiuto costumista ed assistente di produzione, poi ho proseguito come cantante, attrice, aiuto regia ed infine regista. E’ stato durante l’ultimo anno di liceo quando, con la realizzazione del mio primo cortometraggio “5 MINUTI”, ho capito che quella sarebbe stata la mia vita, il motivo per alzarsi tutte le mattine ed aprire gli occhi con un sorriso stampato in volto. E non è fare soldi, credetemi, almeno non all’inizio. E’ faticare, tanto, sperando che più in là arrivi anche la soddisfazione economica. E se non hai passione, tanta passione, non ce la fai e ti fermi.

Cosa significa essere regista, oggi.
Significa avere una passione che vada oltre qualsiasi altra cosa. Una passione che sia in grado di non farti dormire, di dare un senso alla tua vita. Come dico sempre: “essere registi, essere artisti è innanzitutto una vocazione”. Significa inseguire un sogno. Un sogno difficilissimo e complicatissimo, eppure bellissimo. Significa adottare uno stile di vita che ti porti ad essere questo e a vivere per questo e di questo. Tutti tenteranno di buttarti giù e di dirti di non inseguire questo sogno. Ma se la passione è vera, autentica, vale la pena di sacrificarsi ed inseguirlo, sapendo che un giorno sarà realtà. La società ed il sistema non ti aiutano e non lo faranno mai, anche perchè, purtroppo, il cinema in italia non è visto come un vero e proprio lavoro. Sta a noi addetti ai lavori far capire che in realtà non è così. Si lavora dalle 10 alle 16 ore al giorno e dipende dal paese e dalla produzione. In italia solitamente 10-12 ore. E’ un lavoro come un altro da questo punto di vista.

Secondo te come è possibile scrivere ancora cinema di qualità?
Rifacendosi ai maestri e, allo stesso tempo, prendendo spunto dalla realtà. Con l’avvento del digitale tutti si improvvisano purtroppo filmmaker, registi, sceneggiatori. Perchè girare sembra così semplice, così poco costoso ed in realtà la difficoltà è proprio questa, non ci sono regole, paletti, tecnica. E quel che ne esce fuori è un cinema impreciso, superficiale, poco chiaro. Per fortuna abbiamo, anche in Italia, maestri degno di questo nome, come ad esempio Paolo Genovese con il suo “Perfetti Sconosciuti”. Ci ha dimostrato che per fare cinema, se si ha quel qualcosa dentro, se si hanno idee, tecnica e talento, serva davvero l’essenziale. Basta anche una stanza, degli attori, dei dialoghi penetranti. Il ritorno all’essenziale, forse la sfida più difficile, anche quando si scrive.

Talento, preparazione, determinazione e fortuna, secondo te qual è la cosa più importante per avere successo?
Un mix di queste cose. La preparazione tecnica conta tantissimo, anche perchè, se si vogliono superare ed oltrepassare le regole, bisogna innanzi tutto conoscerle. E conoscerle significa studiarle prima a livello teorico e poi sperimentarle a livello pratico. Significa guardare film in continuazione e sezionarli, a mo’ di chirurgo. Significa stare e lavorare su quanti più set si può, senza stancarsi mai. Significa notti insonni a scrivere e ad organizzare. Quindi direi, innanzi tutto, preparazione a cui segue la determinazione e se non la si possiede in questo lavoro, prima o poi, si alza bandiera bianca. E’ una vita dura e nessuno te lo dice quando inizi. Poi, perchè no, anche un briciolo di fortuna non guasta, la capacità di trovarsi al posto giusto al momento giusto. Ma si parla di un 20%.

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?
Ovviamente accetterei subito la regia di un lungometraggio. Ne ho scritto uno, a quattro mani, insieme ad un mio collega attore Mattia Bartoli e spero possa diventare la mia opera prima da regista ed il suo film come protagonista principale maschile. Mi piacerebbe la regia di un musical londinese, come il già citato “Fantasma dell’Opera”. Ho organizzato concerti per quattro anni e canto… è un mondo a cui sono particolarmente legata. Cose che escluderei, che ancora non ho fatto, in realtà non lo so. Di base sono una persona molto curiosa. Forse la regia di programmi sportivi, a meno che non siano di equitazione, l’altro mio grande amore.

Ma la vita è sempre più bella di un bel film?
Come diceva Hitchcock “il cinema è la vita con le parti noiose tagliate”. Dipende dal concetto che abbiamo di bello. Certo, la vita è vera. Il cinema, per quanto ben fatto, resta pur sempre un’illusione. Anche se, a volte, confesso che non sarebbe male viverci dentro. Chi come noi fa un lavoro di questo tipo, basato essenzialmente su di una passione, a volte non riesce a distinguere il limite tra le due. Il cinema è la nostra vita. Se si sta creando una storia, non esistono i normali lavori da ufficio. Le idee non le puoi ingabbiare. Quando arrivano devi dargli spazio.

Quali sono i momenti speciali della vita che porti con te?
Dipende sotto quale aspetto. La mia prima volta su un set. La prima storia.

Una frase che ti porti nel cuore?
E’ una frase dettami, qualche tempo fa, da una persona a cui tengo tantissimo: “Sei una persona seria, una persona che vale. Hai la forza di indossare la vita tutti i giorni e questo fa paura. Non smettere mai”.

Tutti cerchiamo l’amore, ma nessuno sa cos’è. Cos’è l’amore per Vittoria?
L’amore è guardarsi negli occhi e, senza dirsi niente, dirsi tutto. E’ stare abbracciati in un prato, chiudendo gli occhi e sincronizzando i respiri. E’ sfiorarsi la pelle e sentire il fuoco. E’ parlare fino a notte fonda senza fermarsi mai. E’ condividere, è sostenersi, è esserci nei momenti belli, come nei momenti brutti. E’ avere uno stesso orizzonte e
camminare mano nella mano, cercando di raggiungerlo. E’ un abbraccio dentro al quale ci sembra di essere a casa. E’ uno stringersi con tutta la vita che si ha, ricambiando con tutto il tempo che si possiede. Amare è stare bene con qualcuno e sentirsi meglio di quando si è soli.

Progetti futuri?
Uno spettacolo a Teatro come regista: “Piccoli Crimini Coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt, al Teatro Trastevere di Roma dal 26 aprile al 01 maggio. Un concerto con l’RVE, diretto da Federico Incitti, alla Chiesa degli artisti di Piazza del popolo a Roma. Uno spettacolo dal Titolo “Primo Quadro” con un pianoforte a quattro mani, due ballerine ed un attore, sempre su Roma. Infine un film come aiuto regista. Ah dimenticavo, siamo anche in concorso con un video per il Contest internazionale organizzato da MOFILM per il brand POLO.

Vittoria, grazie per il tempo dedicatoci. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

 

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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