Di Vito “Nik H.” Nicoletti

 

“Si possono trovare mille mondi in un quadro di Pizzorno, proprio perchè esprime un movimento legato al ricordo e a ciò che sente dal suo sogno, dal suo desiderio e da tutto il suo stato emozionale complessivo. Un lavoro meticoloso che nasce da una ricerca interiore, da movimenti, da storie, da uno stato emotivo molto profondo ed elaborato. Le opere stesse lo dimostrano.” 

Roberta Pizzorno espone le sue opere permanentemente a Venezia presso Palazzo Malipiero. 

 

 

Ciao Roberta, vorrei farti un’intervista ma prima dovrei trasformarmi in un tecnico d’arte. Mi fai un corso accelerato?

(Ridendo) cominciamo bene! Dai facciamo cosi, ti faccio vedere qualche lavoro e vediamo quali interrogativi possono emergere…mi piace lasciare che le cose accadano un po’ come i pigmenti d’acquarello quando dipingi bagnato su bagnato.

 

(Guardando Seven Sisters) quindi, per esempio, dietro questo disegno c’è un pensiero, sarà nato per un motivo, uno stato d’animo?

Certo che si!

 

E quanto costa? …Dai scherzo

Non c’è nulla di male nel chiederne il valore in soldoni, è la domanda che mi fanno coloro che vogliono portarsi a casa un pezzo del mio sentire che spesso rispecchia anche il loro.

 

Io sono abituato a vedere l’aspetto psicologico e filosofico di tutte le azioni di una persona.

Si, ma è una domanda lecita anche se fatta cosi all’inizio di un intervista può sembrare un po’ cruda. Il denaro ma soprattutto le convinzioni culturali e le credenze intorno ad esso, sono fra le più paradossali.

 

Cioè?

Voglio dire che se ci pensi, il denaro insieme alla felicità e all’amore ( elementi strettamente collegati fra loro) è la risorsa a cui maggiormente aspiriamo, per la quale lottiamo ogni giorno, di cui ne siamo in qualche misura tutti servi e schiavi. Lo desideriamo ma lo riteniamo anche sporco, diabolico. Ma non voglio divagare, torniamo a noi anzi alle dolci chine.

Roberta è “complicatamente complessa” o “semplicemente semplice”?

Non è necessario essere troppo complicati. Mi piace pensare che la semplicità sia complessità risolta, un po’ come si fa in matematica, si giunge all’essenza. Non amo le sovrastrutture imposte dalle leggi degli intellettuali, a me piace ascoltare e sentire, guardare e vedere, consapevole che ciò che percepisco con i miei sensi, è tutto ciò a cui posso accedere con i limiti imposti dal mio stesso essere, dalla mia cultura dalle credenze dall’ambiente in cui sono nata e cresciuta. Banale a dirsi, ma se teniamo in conto questo, il nostro mondo si riempie di interrogativi invece che certezze e cosi facendo espandiamo la nostra ricerca.

“Un pezzo del mio sentire” hai detto pocanzi, bella definizione. Quindi in ogni disegno hai sentito qualcosa?

Oh si certo! A dirla tutta, se sto attenta, in ascolto, in ogni respiro sento qualcosa. La meditazione mi ha insegnato ad essere al contempo l’osservatore e l’oggetto osservato.

 

Come si fa a trasformare un sentire in un disegno?

Oh domanda difficile! Non son certa di avere tutte le risposte in tasca. Posso dirti che la provenienza differenzia molto da istante ad istante. Dipende da quanta capacità ho di mantenere le antenne direzionate.

 

Cosa intendi per “ANTENNE DIREZIONATE” ?

Siamo come radio ricetrasmittenti ( o meglio siamo molto di più) ma, fra le tante risorse spesso inesplorate, abbiamo anche quella della capacità di ricetrasmissione. Se si esercita, si impara a captare, se ci si esercita molto e molto spesso, si impara a mantenere le antenne connesse ad un segnale, se ci esercita tantissimo si impara anche a direzionarle verso un canale specifico, un po’ come si fa con la radio quando si passa da una frequenza all’altra e ci si ferma su quella che, in quel momento, ci sembra la migliore fra tante. Forse ci piace, forse ci serve. Ma anche qui il discorso è molto esteso perché, per far ciò, è necessario piegare la mente al nostro servizi. La mente mente, entra con disturbo ed interferisce. Un po’ come Radio Maria… no, lasciamo stare le religioni, non voglio offendere nessuno in questa sede.

 

Si, torniamo a domande basic…anche se tutte queste storie e visioni mi interessano molto. Preferisci disegnare di giorno o di sera, quando “senti” meglio?

La notte è straordinariamente espansa, molto meglio.

 

Quindi nei quadri ci sono anche sensazioni notturne?

La notte è nutriente, la chimica del corpo cambia e una mente assonnata può rendere molto meglio di una lucida e sveglia. Nessuna distrazione, nessun rumore e il cervello concentra tutte le energie verso un’unica direzione. A volte mi accadono cose davvero bizzarre nel buio e me ne allieto.
I disegni nascono e crescono nel silenzio, interiore ed esteriore, sia nel buio che nella luce piena.

 

Linee e punti… si può comunicare anche in questo modo?
Si, direi di si, un dialogo molto intimo e gioioso, a volte struggente.

 

E i sogni che forma hanno?
I sogni son desideri di felicità oppure materiale di scarto, dipende quanto e cosa hai mangiato la sera prima… (ride)

 

E la musica? Anche lei ti suggerisce come e cosa disegnare?
Amo la musica Jazz cosi come i virtuosismi di musicisti e compositori geniali. La musica mi danza dentro ma non conduce il lavoro.

 

Vedo che disegni quasi sempre all’interno di un cerchio, perché?
Tracciare il cerchio prima di cominciare un lavoro richiama il mio essere in raccolta, il cerchio è Principio, è circonferenza e centro, è dappertutto ed in nessun luogo. Raffigura un ciclo completo e la perfezione ciclica. Delimita e, al contempo, espande se stesso in ogni direzione visto che nel suo centro coesistono tutti i raggi. Simboleggia il Sé e la totalità della psiche, ha in se tendenza centripeta ed espansiva. Lo spazio al suo interno diviene campo morfico ove possono convogliare energie d’espressione, il cerchio le racchiude, ne concentra il potere amplificatore. Lente d’ingrandimento, talismano.
Aiuta e sostiene il dischiudersi di ciò che sarà fin dal primo passaggio sulla tela bianca. Armonia perfetta.

 

Quindi bisogna soltanto disegnare e tacere?
Vedi Vito quante cose si possono dire partendo solo dalla forma, sono tante, sono troppe. Le parole rotolano fuori come carboni ardenti dalla bocca del vulcano. Ingabbiano e creano immagini. Spesso allontanano dalla fonte se non vengono utilizzate nella giusta maniera. Si, un buon motivo per disegnare e tacere.

 

Si, tacere è buona cosa ma quello che dici mi interessa. Parliamo un po’ dei contenuti: dove attingi ispirazione? …cosa raccontano i simbolismi all’interno dei cerchi?

Comincio con il tracciare il cerchio, poi traccio un seme che diviene un occhio che si trasforma in una entità del regno vegetale o animale che mi racconta una storia mentre la disegno. Mi capita, a volte, di assistere ad eventi fulminanti, capaci di ridisegnare il senso di un percorso. Si tratta di momenti straordinari in cui, io stessa, divengo prima spettatrice, scompaio, lasciando posto alla rivelazione.
E solo a quadro ultimato, anzi a cerchio concluso, ne comprendo il significato.
A volte la comprensione non è immediata, succede che passino anche mesi prima che ne colga la vera essenza, ma accade, accade sempre.

 

Che storie sono? Cosa raccontano?
Possono essere visioni estese ed amplificate del genere umano, delle umane fragilità e risorse. Possono essere auspicanti nuove opportunità o migliori comportamenti. Le tematiche sono molto varie ma girano in modo spiralico intorno ad un unico fulcro: i misteri della vita.

 

Fammi un esempio, facci capire meglio.
Per esempio “7 Sisters” cominciai a disegnarlo ma lo lascia da parte perché non mi convinceva, non capivo e non mi piaceva. Lo lasciai in studio per mesi, ogni tanto lo riprendevo in mano ma non riuscivo a finirlo. Poi una mattina leggendo le notizie (prediligo leggere notizie solo di piante che crescono piuttosto che di foreste che cadono, parafrasando) lessi della scoperta fatta dalla Nasa di un nuovo sistema planetario: Trappist-1. Sette pianeti simili alla Terra capaci di ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamenta per lo sviluppo della vita. Fu come un fulmine in me, andai a riprendere il lavoro e contai i pianeti che avevo disegnato oltre la grata, si! Erano sette, erano loro, erano le 7 sorelle. E tutto il disegno si dischiuse, in un istante. Per qualche ragione misteriosa ero stata raggiunta da questa scoperta ben prima di averla letta. Naturalmente il quadro è stato di li a poco concluso e questa estate ha vinto il Primo Premio “Pittura Saint Jean Cap Ferrat 2017”. Un premio che vinse anche Picasso negli anni ’30. Sono storie, sono accadimenti, sono annunciazioni che non sottostanno alla linearità del tempo. Viaggiano in modo trasversale.

 

Cosa dicono gli spettatori vedendo le tue opere?
Quando i quadri sono esposti ed io sono presente, sento commenti molto interessanti da parte degli spettatori. Spesso dicono di vedere e sentire degli “stargate” capaci di trasportare in un’altra dimensione. Credo sia questo il vero senso di fare arte: andare nell’aldilà, captare ciò che non esiste ancora e riportarlo nell’aldiqua. Un po come si fa per i desideri, vero no?

 

Davvero interessante. Alla fine il tuo lavoro è un continuo viaggio alla scoperta di quello che ancora non esiste per renderlo visibile al mondo…e dimmi, con il tempo i quadri continuano ad appartenerti oppure non li riconosci più come tuoi?

Riconosco un aspetto molto interessante rileggendo il lavoro svolto ed è l’opportunità di cogliere coordinate geografiche di territori inesplorati. I disegni eseguiti divengono fruibili specchi riflettenti, sentieri ancora celati o appena dischiusi. Mi raccontano chi ero e dov’ero mentre disegnavo… psichicamente e geograficamente.

 

L’evoluzione di Roberta dagli esordi ad oggi, cosa è cambiato e in cosa si può notare?

Tutto cambia mentre nulla cambia. Cominciai a disegnare perché ne avevo una paura folle, decisi di prendermi cura di quella parte di me danneggiata ed impaurita. Intuii che la mia espansione prevedeva anche e soprattutto recarmi negli angoli bui della psiche e portare luce e guarigione. Il disegno divenne cosi un’azione terapeutica fondamentale. Assistevo di giorno in giorno ad un interessante fenomeno di trasmutazione dell’energia Paura in energia Creatrice. Trasformare un handicap in un punto di forza è un miracolo meraviglioso, non trovi? Bellissimo, affascinante, illuminante. Cosi non ho mai più smesso di disegnare, coltivando anche tecnica e metodologia. Oggi sento una responsabilità nei confronti del prossimo. La quantità di mostre a cui vengo invitata, rappresenta uno spazio di comunione, di connessione fra il prodotto del mio lavoro e l’osservatore.

Ti è capitato che abbiano frainteso il tuo messaggio?
Si, credo capiti di continuo ma questo lo considero un aspetto straordinario.
Nei disegni racconto storie non legate a stati dell’essere, non sono autoreferenziali, contengono messaggi profondi che divengono originali per ognuno di noi. Sono portatori di consigli all’uso. Nutrienti libretti d’istruzione per una visione più ampia, più estesa, più luminosa di chi siamo veramente. I disegni lo raccontano a me ed io lo traduco per tutti coloro che han voglia, tempo e spazio per guardare e vedere.

Sempre più interessante, c’è molto da imparare “tu racconti a te”… Qual è dunque la cosa più bella che hai raccontato a Roberta?

(Dopo un lungo respiro in silenzio profondo)…forse la bellezza di poter divenire ciò che non siamo ancora e che non sappiamo ancora di essere. Territori sconosciuti che aprono la vista e spalancano il cuore. Orizzonti di possibilità impossibili.

 

Alla fine, osservare le tue opere non è solo un “vedere”… tutto diviene un vero e proprio rituale?
Quando i quadri sono in mostra ed io sono presente, le persone tendono ad appoggiarsi al mio dire facendo domande di vario genere, dalla tecnica ai significati. A me piace rimandarli a casa, in senso figurato ovviamente, mi piace l’idea che possano attingere dal proprio sentire e raccontino a me cosa avvertono. E’ un momento sempre molto commovente, assisto a delle espansioni di fantasia toccanti e vibranti. Le persone entrano nel disegno come Alice nel paese delle meraviglie e cominciano a raccontare storie stupende, frammenti di vita, specchi di conoscenza ed esperienza. I lavori divengono cosi come la sala degli specchi in un palazzo rinascimentale, in un susseguirsi di rimandi immaginati ed inimmaginabili. Il mio lavoro diviene strumento di cammino interiore, stimolando la ricerca della verità dentro ad ogni singolo individuo. Una verità che è, in fondo, l’unica verità possibile. Ognuno la propria. Non so se mi sono spiegata perchè anche le parole divengono un rimando di specchi, come il pensiero che cerco di esprimere, forse m’inciampo.

Di cosa ha bisogno Roberta? Tutto quello che fai, in ogni gesto, ogni emozione, ogni pensiero deve tornare a te?

Ho bisogno di sentirmi in amore e di bellezza e di ridere, spesso, ogni giorno un po’.

 

In amore? … cioè?

“Essere in amore” significa essere impregnati di una sostanza Universale, creatrice.
Mi mantengo sana e in equilibrio, mi pulisco da emozioni superflue, tengo la mente a redini strette e mi lascio attraversare. Non vi è nulla che io possa dare agli altri se non sono in grado di darlo a me stesso. Ricordi cosa fece San Francesco? Egli condivise parte del suo mantello, non lo diede via tutto e tantomeno ne rubò uno che non gli apparteneva per darlo a qualcun altro. Era il suo mantello, rappresentava ciò che era già integrato nel suo essere cosi da poter essere condiviso. Posso condividere solo ciò che passa dal mio sentire, dalla mia comprensione, dalla mia esperienza altrimenti è fuffa anche di pessima qualità.

 

Un bel pensiero davvero.

Ti piace? Ti risuona? Come faccio a donarti ciò che non posseggo? Impossibile. Posso fingere… ma questa è un’altra storia.

 

Teoria interessante, potrebbe funzionare, chiacchierare con te è sempre utile.

Si è cosi. Anche questa intervista, questo tempo preziosamente utilizzato diviene scambio reciproco e laddove trovo nutrimento per me, tu lo trovi per te, diviene un energia circolare arricchente ed “espansente”.

 

“Espansente”?
Eheh si. L’ho inventato sul momento, mi suona bello!

Prossimi progetti?

Con Patrick, compagno del cuore, ci siamo appena trasferiti a Spoleto per respirare meglio in tutti i sensi. Aria pulita, natura incontaminata, città d’arte. A breve partirà un progetto didattico per il Museo di Arti Visive Palazzo Collicola e lavorare con i bambini è un lusso che non voglio perdere. Poi ho due mostre in cantiere ma per il momento preferisco tacerle, disperderei energia preziosa!

 

Dimmi hai un sito? Un indirizzo?

Ho una pagina fb @allechineminchino e ashtag instagram #allechineminchino

 

Curioso… che significa?

Alle chine m’inchino, tutto attaccato senza apostrofi. Si, m’inchino perché esse rappresentano Re, Torri, Alfieri, Regine e Cavalli di reami senza confini se non quelli tracciati dal piccolo “io” che dal nido reclama Sovranità assoluta.

 

Grazie Roberta per il tempo che ci hai dedicato. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.
Sono io che ringrazio te, per il tempo e lo spazio dedicato a raccontarmi. Non mi capita spesso, mi è piaciuto molto. Un sentito grazie anche a tutti coloro che han letto sin qui.

In caso si desideri contattarmi:
pizzorno.roberta@gmail.com

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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