Intervista all’attore belga Laurent D’Elia.

Di Berta Corvi

Laurent D’Elia, benvenuto nel nostro blog e grazie per avere accettato l’invito. La prima domanda sorge spontanea …Com’è entrato nel mondo dello spettacolo?
Quando ero bambino, il mondo dello spettacolo mi affascinava. Era qualcosa di fantastico, ma troppo magico per essere accessibile. Nel profondo di me stesso, ero sicuro di poter accedervi un giorno. C’è voluto del tempo perché mi decidessi e avessi fiducia nelle mie capacità. Dopo aver vissuto esperienze diverse, sono andato al “Conservatoire Royal d’Art Dramatique” di Mons, nella classe di Frédéric Dussenne.

Quali sono stati i lavori che hanno caratterizzato maggiormente la Sua carriera?
Preferirei parlare di lavori di percorso. Ogni tappa è importante, anche se a volte si preferiscono alcune esperienze ad altre. Mi piace vivere il mio lavoro con questa visione. Mi paragono ad un artigiano che migliora con il passare del tempo. E ho ancora tanto da imparare.

Cosa deve avere una buona sceneggiatura perché Lei ne sia interessato?
Una buona storia, una buona storia e una buona storia ancora 😉

Tre registi o produttori contemporanei che ammira.
James Gray, Alejandro González Iñárritu, Woody Allen.

Partecipa alla postproduzione o preferisce lasciarla ad altri professionisti?
Non ho ancora avuto la possibilità di partecipare alla post-produzione di un film, per ora mi concentro sulla mia professione di attore. Vedremo cosa succederà in futuro.

Il miglior film che ha visto nell’ultimo anno e perché ne ha una buona opinione?
Ci penso … vedo così tanti film! Ah, sì “Les Innocentes” di Anne Fontaine: un affare di solidarietà femminile all’interno di un convento. Questo film mi ha ricordato “Ida” di Pawel Pawlikoswski che mi era piaciuto molto nel 2014. Anche “Toni Erdmann” di Maren Ade: il tentativo di un padre di tornare ad essere un bambino per capire meglio la figlia e ricordarle la sua infanzia. Film diversi ma che hanno in comune una grande intensità emotiva.

Grandi budget o piccole produzioni indipendenti, cosa preferisce?
Possiamo trovare la felicità in entrambe le situazioni. Posso apprezzare sia un film come “The Dark Night” di Christopher Nolan sia uno come “Ida” di Pawel Pawlikoswki.

Lei ha diversi talenti artistici: è sia attore di teatro sia attore di cinema, ballerino, cantante, schermitore artistico, acrobata. In quale ruolo si sente più a suo agio?
Il teatro o il cinema? Un giorno, durante un’intervista, un’attrice ha risposto: “E’ un po’ come scegliere tra la mamma e il papà!” E’ stata una buona risposta! Mi piace la scherma artistica che pratico da 15 anni e di recente ho iniziato a suonare il sassofono, un desiderio che nutrivo da molti anni e che ora mi dà tante soddisfazioni. Sento il bisogno di esplorare e di essere completo in modo da potermi mettere nelle condizioni di far fronte a tutte le eventualità del mestiere. Da un po’ di tempo mi ritrovo più frequentemente davanti alla macchina da presa che sul palcoscenico, ma tornerò presto sul palco, questo è certo!

Quale film e quale spettacolo teatrale hanno lasciato un’impronta su di Lei?
Un film? Ce ne sono diversi … senza pensarci troppo “Il Padrino” di Francis Ford Coppola!
Per il teatro “Les Atrides”, diretto da Ariane Mnouchkine! E’ stato tanto tempo fa, il 1 ° novembre del 1992 (sì, ho una buona memoria per le date), accompagnavo alcuni amici a Parigi alla Cartoucherie. Non sapevo nulla del Théâtre du Soleil e del contenuto dello spettacolo. Questo è durato 10 ore e prima dell’inizio immaginavo di lasciare la stanza credendo di non poter resistere.
Conclusione: Molti anni dopo, ho fatto uno stage con Erhard Stiefel, creatore di maschere all’interno della compagnia di Ariane Mnouchkine. Poi un altro stage con lei nel suo Théâtre du Soleil e l’anno scorso, un altro ancora con Simon Abkarian, il quale era l’attore principale di “Les Atrides”! Quindi…

Pensa che l’avvenire del cinema sia su Internet o sui cellulari?
Se le cose stanno così, io preferirei, senza ombra di dubbio, entrare in una sala buia e godermi una buona poltrona!!!

Arriviamo a « Nous Quatre ». Com’è andata sul set? Ci sono degli aneddoti che Le va di raccontare? Pensa che questo film si possa esportare?
Un budget di 8000 euro, 15 giorni di riprese, 4 anteprime nelle principali strutture cinematografiche e … una calda accoglienza: è raro! Il regista, Stéphane Hénocque, ha creduto fino alla fine in questo progetto. L’ha realizzato solo per il gusto di fare un film. Questo di per sé è già una grande storia! E nonostante le scarse risorse, si è svolto nel buon umore. Un aneddoto: abbiamo avuto alcuni timori durante l’ultima anteprima per l’accoglienza da parte del pubblico e dei professionisti all’ UGC Toison d’Or a Bruxelles: è stata la migliore ovazione, eravamo tutti commossi. Il film all’estero? Perché no? Vedremo …

In questo film Lei è il padre biologico di David. Come ha fatto per prepararsi a questo ruolo difficile? L’ha interpretato senza difficoltà?
Beh, è stato molto semplice, veramente. Non ho avuto alcuna difficoltà. Il mio giovane collaboratore che interpreta il ruolo di David, Pierre Olivier, è già molto professionale e interpreta il suo ruolo con la dovuta intensità. La giusta atmosfera e la fiducia del regista sono state di aiuto, eravamo quindi sulla giusta strada! Ad esempio, abbiamo girato a Ostenda nel fine pomeriggio del mese di agosto, il tempo era bello e per prepararmi al ruolo, sono arrivato intorno a mezzogiorno, ho mangiato del buon pesce in un ristorante e poi un pisolino sulla spiaggia, aspettando la troupe del film. C’è di peggio … 😉

Cosa pensa del ruolo della cultura nella società di oggi?
A causa della crisi, è difficile finanziare la cultura che spesso è sacrificata sull’altare dell’austerità. Ma la cultura è così indispensabile, non solo per rimanere svegli sulla bellezza del mondo, ma anche per comprendere le cose sconosciute che ci circondano. Quasi tutti hanno accesso alla cultura, sia al cinema che a teatro, nelle mostre, i musei, .. ma ho la sensazione che diventiamo dei grandi “consumatori” di tutte le opere che ci propongono, mentre dovremmo rimanere solo dei grandi contemplatori e concentrarci su tutto quello che ci incuriosisce. La cultura dovrebbe essere accessibile a tutti! E che l’artista sia finalmente riconosciuto con un vero e proprio status !!!

Concludiamo qui l’intervista. Grazie ancora per il tempo che ha dedicato a me e ai lettori di Voce Spettacolo!

FRANÇAIS

Bonjour monsieur D’Elia, nous vous souhaitons la bienvenue sur notre blog et merci d’avoir accepté l’invitation. La première question qui me vient à l’esprit est comment êtes-vous entré dans le monde du spectacle ?

Enfant, le monde du spectacle me fascinait. C’était quelque chose d’extraordinaire, mais trop beau pour être accessible. Au fond de moi-même, j’étais certain de pouvoir y accéder un jour. J’ai mis un certain temps à me décider et à me faire confiance et après “avoir vécu”, je suis rentré au Conservatoire Royal de Mons en Art Dramatique, dans la classe de Frédéric Dussenne.

Quels ont été les travaux les plus emblématiques de votre carrière?

Je parlerais plutôt de travaux de parcours. Chaque étape est importante même si on préfère telles expériences à d’autres. J’aime cette vision : c’est un métier d’artisan que l’on peaufine au fil du temps !Et j’ai encore tellement de chemin à parcourir…

Que doit avoir un bon scénario pour qu’il vous intéresse?

Une bonne histoire, une bonne histoire et encore une bonne histoire 😉

Trois réalisateurs ou producteurs contemporains que vous admirez.

James Gray, Alejandro Gonzalez Inarritu, Woody Allen

Participez-vous à la post-production ou préférez-vous la laisser à d’autres professionnels?

Je n’ai pas encore eu l’occasion de participer à la post-production d’un film, pour le moment je me concentre sur mon métier d’acteur. On verra…

Le meilleur film que vous ayez vu au cours de cette année et pourquoi en pensez-vous particulièrement du bien?

Je réfléchis, je vois beaucoup de films ! Ah oui “Les innocentes” d’Anne Fontaine : une affaire de solidarité féminine au sein d’un couvent. Ce film m’a rappelé “Ida” de Pawel Pawlikoswski que j’avais beaucoup aimé en 2014. Aussi “Toni Erdmann” de Maren Ade : la liberté d’un père de redevenir un enfant pour mieux retrouver sa fille et rappeler à celle-ci son enfance. Des films différents avec une grande intensité dans l’émotion.

Grands budgets ou petites productions indépendantes, qu’est-ce que vous aimez le plus?

On peut trouver son bonheur dans les deux. Je peux tout aussi bien aimé un film comme “The Dark Night” de Christopher Nolan et “Ida” de Pawel Pawlikoswki.

Vous avez plusieurs aptitudes artistiques: vous êtes à la fois acteur de théâtre, acteur de cinéma, danseur, chanteur, escrimeur de spectacle, acrobate. Dans quel rôle vous sentez-vous plus à l’aise?Le théâtre ou le cinéma ?

Un jour lors d’une interview, une actrice a répondu : ” C’est un peu comme choisir entre son papa et sa maman ” ! C’était une bonne réponse !J’adore l’escrime de spectacle que je pratique depuis presque 15 ans et récemment je me suis mis au saxophone, une vieille envie qui me comble.J’éprouve ce besoin d’explorer et d’être complet afin d’être prêt pour me donner les moyens pour parer à toutes les éventualités du métier.Depuis un moment je me retrouve plus devant la caméra que sur les planches mais je vais retourner sur celles-ci, c’est certain !

Quel film et quelle pièce de théâtre ont laissé une empreinte sur vous?

Un film ? Il y en a plusieurs…allez sans réfléchir “Le Parrain” de Francis Ford Coppola !Pour le théâtre : “Les Atrides” mis en scène par Ariane Mnouchkine ! C’était il y a longtemps, le 1er novembre 1992 (oui j’ai une excellente mémoire pour les dates), j’accompagnais des potes à Paris à la Cartoucherie. Je ne connaissais rien au sujet du Théâtre du Soleil et du contenu du spectacle. Celui-ci durait 10h et avant le début je m’imaginais quitter la salle croyant que je ne puisse pas tenir le coup. Bilan : bien des années plus tard, j’ai effectué un stage avec Erhard Stiefel : créateur de masque au sein de la troupe d’Ariane Mnouchkine. Puis un autre stage avec celle-ci dans son théâtre du Soleil et l’année dernière, un autre avec Simon Abkarian, qui fut l’acteur principal des Atrides ! Comme quoi…

Pensez-vous que l’avenir du cinéma soit sur Internet et sur les portables?

Si c’est le cas, moi je désire toujours rentrer dans une salle obscure et profiter d’un bon fauteuil !!!

Venons-en au long-métrage « Nous Quatre ». Comment le tournage s’est-il passé? Y a-t-il des anecdotes à raconter? Pensez-vous qu’il puisse s’exporter?
Un budget de 8000 euros, 15 jours de tournage et au final 4 avant-premières dans des structures cinématographiques importantes et un bel accueil : c’est rare ! Le réalisateur, Stéphane Hénocque, a cru jusqu’au bout en son film. Il l’a réalisé juste pour le plaisir de faire un film. En soi c’est déjà une belle histoire ! Et malgré les maigres moyens, cela s’est déroulé dans la bonne humeur. Une anecdote: nous avions certaines craintes lors de la dernière avant-première concernant l’accueil du public et des professionnels à l’UGC Toison d’Or à Bruxelles : ce fut la plus belle ovation, nous étions tous émus. Le film à l’étranger ? Pourquoi pas ? On verra…

Dans ce film vous êtes le père biologique de David. Comment avez-vous fait pour vous préparer à ce rôle difficile ? L’avez-vous interprété sans peine ?

Et bien ça été très simple, sincèrement. Je n’ai éprouvé aucune difficulté. Mon jeune partenaire qui joue le rôle de David, Pierre Olivier, est déjà très pro et apporte une belle intensité de jeu. Avec la bonne ambiance et la confiance du réalisateur, nous étions sur les bons rails ! Par exemple, on a tourné à Ostende fin d’aprem en août, il faisait bon et comme préparation au rôle, je suis arrivé vers midi, j’ai mangé un bon poisson dans un resto puis une petite sieste sur la plage en attendant l’équipe du film. Il y a pire…;-)

Que pensez-vous du rôle de la culture dans la société actuellement ?

La crise rend le financement de la culture très difficile, celle-ci est souvent sacrifiée sur l’autel de l’austérité. Or la culture est tellement nécessaire, pas seulement pour rester éveillés sur la beauté du monde mais aussi pour garder un œil attentif sur les forces obscures qui nous entourent. Tout le monde a plus ou moins facilement accès à la culture, que ce soit au ciné, au théâtre, aux expos, aux musées, mais j’ai comme l’impression que l’on devient de grands “consommateurs” de toutes ces choses qu’on nous propose alors que nous devrions rester uniquement des grands contemplateurs en s’absorbant de toutes les curiosités possibles. La culture doit rester accessible à tous ! Et puis, que l’artiste soit enfin reconnu avec un véritable statut !!!

L’entretien s’achève ici. Encore une fois merci pour le temps que vous avez consacré aussi bien à moi qu’aux lecteurs de Voce Spettacolo!

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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