Intervista all’attore Matteo Montalto

Di Vito “Nik H.” Nicoletti

Ciao Matteo! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambino cosa sognavi di fare?

Probabilmente, come tutti i bambini, sognavo di fare il calciatore o il cantante ma già da piccolo mi affascinava chiunque fosse su un palco.

Chi è Matteo Montalto?

Un ragazzo di 35 anni che ama cio’ che fa’ e che cerca di migliorarsi sempre…nel lavoro e nella vita.

Matteo attore, recitare vuol dire UNO, NESSUNO…CENTOMILA?

Assolutamente si, ma in ognuno di questi devi metterci te stesso. Ogni personaggio deve necessariamente essere coerente con ciò che l’autore vuole esprimere ma deve sicuramente avere qualcosa di te.

Le emozioni che provi quando reciti, sono le stesse che provi quando vivi?

Le forti emozioni appartengono sia alla vita reale che a quella sul palcoscenico. Questo lavoro ti permette di poter provare, tutte le sere, emozioni diverse o anche le stesse se pur con sfumature diverse. Sul palco sono fortissime e meravigliose e sai già, quasi sempre, quello che accadrà e ciò che andrai ad interpretare. Nella vita, invece, le emozioni possono coglierti di sorpresa e spesso puoi non essere preparato ad affrontarle.

Se dico “RUGANTINO” tu cosa mi rispondi?

Per un cantante e attore romano, andare in scena con Rugantino, è sicuramente uno dei sogni più ambiti. Da bambino guardavo le immagini del Rugantino di Enrico Montesano, insieme a Aldo Fabrizi, Alida Chelli e Bice Valori. Ora ritrovarmi sul palco con lui è una cosa cosi’ grande che ancora forse non comprendo a pieno. Questo spettacolo è un gioiello del teatro musicale italiano e farne parte, in questa versione storica fedele in tutto e per tutto all’originale, è davvero un grande privilegio.

Quanto c’è di Matteo nel personaggio che interpreti?

Confrontarmi con dei mostri sacri come Lando Fiorini e Aldo Donati è sicuramente una grande eredità da dover onorare. Essendo questa la versione che celebra i 40anni del Rugantino, appunto di Enrico Montesano, ho l’onore di poter indossare gli stessi costumi che indossava in quell’edizione storica il grande Aldo Donati. Ho cercato di ispirami a loro, pur mantenendo la mia vocalità e il mio bagaglio. Le canzoni sono delle perle del Maestro Armando Trovajoli che ormai fanno parte dell’immaginario comune del Teatro musicale italiano e che incarnano l’aspetto romantico ed emozionale, scanzonato, irriverente e malinconico di ognuno di noi. Sentimenti universali che sono presenti in me e, credo, anche in tutti i romani.

Qual è l’aspetto migliore e l’aspetto peggiore del tuo lavoro?

L’aspetto peggiore, probabilmente, è l’incertezza…non sapere alla fine di un lavoro cosa farai, l’essere costantemente sotto il giudizio degli altri e di te stesso, che spesso si rivela essere il giudizio più critico. L’aspetto migliore è il poter metterti sempre in gioco sperimentarti, vestire sempre panni diversi ed interpretare ruoli e caratteri diversi…conoscere tante persone con le quali condividere esperienze, fatica, delusioni, soddisfazioni ed emozioni. Avere la possibilità di conoscere grandi Maestri che hanno fatto la storia di questo mestiere e tante persone che operano dietro le quinte che, silenziosamente, cooperano con noi e sono parte indispensabile per la buona riuscita di un progetto. L’emozione di ricevere dal pubblico una risata o un applauso ripaga di tutti i sacrifici e le incertezze che questo lavoro quotidianamente ci pone.

Credi davvero in tutto quello che fai?…e fai davvero tutto quello in cui credi?

Penso di poter e dover fare sempre di più. Ci sono lavori che, soprattutto all’inizio, ti esaltano più o meno. Andando avanti col lavoro ti rendi conto che ogni esperienza ti lascia tanto, ogni esperienza ti fa maturare come uomo e come attore.

Sia a livello professionale che personale quanto è importante essere onesti con se stessi?

Moltissimo, soprattutto in questo lavoro. Più in fretta impari a conoscere i tuoi limiti ed i tuoi punti di forza e prima capisci dove poter rivolgere la tua attenzione. A volte il ‘cosa vuoi fare’ e il ‘cosa fai’ non coincidono, ma tutto ti fa crescere e migliorare.

Un pregio e un difetto di Matteo?

Per i difetti non basterebbe una settimana per elencarli tutti. Dovendo scegliere dico la pigrizia e, a volte, l’essere troppo esigente con me stesso.Un pregio, invece, è il rispetto verso l’altro, il cercare sempre di comprendere chi mi sta vicino, sul palco e nella vita. 

C’e’ qualcosa che ti fa paura?

Il mal di gola …(sorride). Scherzi a parte, ora una delle mie più grandi paure è di non utilizzare al meglio il tempo che ho.

Senza i sogni non si può?…(continua tu)

Vivere. I sogni ci rendono vivi, ci danno la possibilità di poter cambiare e di poter migliorare la nostra condizione. Ovviamente non senza sacrificio e perseveranza…a volte, si realizzano.

Grazie Matteo per il tempo che ci hai dedicato. Vocespettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza. Allievo esperto di Kung Fu

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