Intervista all’attrice e conduttrice Barbara De Rossi

Di Vito”Nik Hollywood” Nicoletti

 

Benvenuta Barbara. E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Sei in scena al Teatro Ghione con lo spettacolo “Medea” di Jean Anouilh dove interpreti il personaggio di Medea. Raccontaci le tue sensazioni.

Questa “Medea” è un testo che, rispetto al passato, è molto più semplice e comprensibile per l’uomo di oggi. Racconta sentimenti in cui ci si può riconoscere, soprattutto in merito alle incertezze e alle incomprensioni che ci possono essere in una coppia. Sono perfettamente riconoscibili, anche se i tempi sono diversi, soprattutto nella demolizione che un uomo pratica sulla donna. In merito a questo aspetto, l’opera è estremamente attuale. E’ un testo che ho amato subito, sin da quando mi è stato proposto. Per me rappresenta una grande prova d’attrice, volevo ritornare a recitare in teatro con un pezzo di sostanza. Il personaggio è molto completo e soprattutto sfaccettato, pieno di sfumature e di stati d’animo. Ci sono tutte le fasi che prevede la fine di un’amore, un amore che va oltre il limite, un amore assoluto, totale, oltre l’umana comprensione. E’ meravigliosa anche la forza e la potenza che esprime il personaggio nel mostrare ogni stato d’animo.

Quanto c’è di te in questo personaggio?…C’è qualcosa che ti lega a Medea?

Il discorso è molto particolare. Di me, in questo personaggio, c’è la determinazione, la potenza, il sentimento. La caratteristica che mi lega a Medea è il vivere i sentimenti in maniera molto forte e intensa. Per poter recitare un ruolo così importante ho dovuto analizzare tante cose dentro di me. E’ stato fatto un grande lavoro, insieme al regista Francesco Branchetti, sulla mia persona e sul testo. Un lavoro di tante domande e risposte, per capire cosa c’era e cosa dovevo cercare dentro di me, sia nell’esperienza di vita, sia nell’esperienza di attrice.

Interpreti Medea, un personaggio femminile dalla grande forza tragica e conduci il programma “Amore criminale”, un programma che racconta di violenze subite dalle donne. Se dovessi fare un paragone tra Medea e le donne vittime di violenza?
Grazie al programma “Amore criminale” sono a conoscenza di tante storie di maltrattamenti. Medea è una donna che subisce maltrattamenti ad opera di Giasone, soprattutto a livello psicologico. Giasone si piega alla volontà della convenienza, pur avendo vissuto 10 anni con Medea. Lei vive nella sua solitudine straziante, nella sua sensualità dolorosa, nel suo essere votata ad un amore che non conosce limiti, nella sua disperazione, nel suo essere travolta da un sentimento incontrollabile e nella sua rivolta alle regole. C’è una similitudine di sentimenti, come si può ben vedere, tra l’opera e le situazioni reali di violenza sulle donne. Se dovessimo fare un paragone, a differenza di Medea, oggi molte donne non hanno la forza di reagire, entrano in una spirale di violenza molto particolare, che può essere compresa soltanto da chi la vive in prima persona, hanno una grande generosità che le spinge a sopportare. A molte donne intervistate ho fatto questa domanda: “cos’è che ti ha impedito di reagire?” e la risposta è stata sempre: “per la paura di essere giudicata debole”.

Interpretando Medea, sei tornata a recitare dopo un lungo periodo di assenza. Le emozioni che provi quando reciti sono le stesse, o quantomeno simili, a quelle che provi quando vivi?

Nella mia carriera ho recitato in molti film e fiction, ma il teatro è tutta un’altra cosa. Il teatro ha una struttura diversa, un grande impatto con il pubblico. Sono tornata a recitare, dopo tanti anni, anche perché non sempre si trovano ruoli di grande soddisfazione, molti anni fa si realizzavano progetti molto più ambiziosi.

Recitare è uno dei modi per sentirsi liberi?…e se si, in cosa consiste la libertà?

Recitare dà la libertà di far uscire da te qualcosa che non conosci o che non conosci proprio bene. Recitare è la libertà di esprimersi senza tener conto dei giudizi delle persone, è una ricerca interiore formidabile, è capacità di espressione, di andare in fondo ad un sentimento o ad uno stato d’animo. L’attore deve emozionare gli altri  raccontando vite e personalità anche lontane dalla propria. L’attore può essere di tutto, cattivo, buono triste o felice, è un arricchimento per l’anima… è un’emozione molto bella.

Recitando ci si conosce sempre di più?
Certo, ci si evolve, è un modo per non restare chiusi dentro il proprio guscio.

Chi è Barbara De Rossi?
E’ una domanda immensa. Se dovessi esprimere in quattro parole direi che Barbara è una persona che cerca di migliorarsi, crescere ed evolversi come essere umano e come artista, ha voglia di imparare ogni giorno, imparare qualcosa dagli altri, imparare da quello che fa e crescere sempre di più nel suo percorso. Fermarsi e restare fermi non serve assolutamente a niente.

La felicità per Barbara?

La felicità è fatta di “attimi perfetti”. La felicità, come concetto, è un’utopia. “Attimi perfetti” che ritroviamo nelle relazioni con le persone o anche nelle soddisfazioni lavorative. Esistono anche“attimi perfetti” che possono essere lunghissimi, incomparabili e insostituibili. La felicità, se la si insegue, la si raggiunge, ma diventa sempre difficile mantenerla nel tempo.

Ogni percorso che si compie dà e toglie qualcosa alla vita. L’aver raggiunto i tuoi traguardi quanto ti è costato?

I traguardi comportano sempre tanti sacrifici. “Medea”, alla pari di altri personaggi che ho interpretato, mi costa un’immensa fatica psicologica, emotiva e fisica. I miei traguardi mi hanno portata a riflettere su ciò che si è e su ciò che si vuole regalare a se stessi. Il traguardo è una gratificazione completa che costa sacrifici e, a volte, anche delusioni, ma quando lo si raggiunge è una soddisfazione che completa.

 

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BARBARA DE ROSSI

“MEDEA”

Note di regia

Mettere in scena oggi “Medea” di Jean Anouilh significa non solo rendere omaggio ad uno dei più grandi autori del teatro francese del Novecento, ma anche e soprattutto riscoprire un testo straordinario da ogni punto di vista, un testo in cui regna un personaggio come quello di Medea dalla enorme forza tragica, nella sua solitudine straziante, nella sua sensualità dolorosa, nel suo essere votata ad un amore che non conosce limiti, nella sua disperazione, nel suo essere travolta da un sentimento incontrollabile e nella sua rivolta alle regole. La “Medea” di Anouilh ha una struttura drammaturgica molto forte e caratteristiche specifiche ed originali che la rendono unica. In pochi testi come in questo ho trovato la perfezione della drammaturgia unirsi alla costruzione di personaggi teatrali dalla potenza tragica strepitosa e ad un’indagine psicologica straordinaria.

Anouilh, mirabilmente, rende sentimenti e rapporti sempre più assoluti e universali, nella loro più scoperta quanto complessa umanità. La tragedia e la vicenda umana ed esistenziale di Medea assumono nel testo significati appunto universali e di straordinaria attualità.

La regia e lo spettacolo ricostruiranno scenicamente, visivamente, musicalmente, il mondo della protagonista e dei suoi sentimenti “straordinari”, “estranei”, da “emarginata”, la sua anima straziata e dolente, capace di piegarsi al dubbio, alla debolezza, addirittura alla tenerezza più struggente, che, secondo me, tanto ci parlerà della condizione universale della donna, pur se indagata in un esempio estremo ed eccezionale.

In scena Medea dolorosamente emarginata vive, insieme alla Nutrice, una condizione di disperata solitudine e, ancora di più, la sua condizione di estraneità dovuta al suo essere “barbara” e “diversa” in una lotta feroce per la sua dignità di donna e per un amore che non conosce limiti. Quando la sua dignità di donna le verrà negata, la vendetta sarà terribile e inaudita con l’uccisione dei figli. Medea sarà emblema dell’amore e insieme della morte e la tragedia vivrà tutta in lei e nella sua sfaccettata e travolgente personalità; accanto le sarà, in una sorta di controcanto, la Nutrice, personaggio di straordinaria importanza; e poi Giasone, mirabilmente disegnato da Anouilh nei suoi accenti e aspetti più “umani” ; un Giasone stanco degli eccessi e del peso di una passione ormai per lui troppo grande. Creonte sarà, infine, l’incarnazione di un potere fatto di regole che niente e nessuno può mettere in discussione, pena la rottura di equilibri troppo importanti e la dissoluzione di tutto un mondo. La regia e lo spettacolo hanno l’intento e l’obbiettivo di restituire al testo la straordinaria capacità, attraverso la voce di Medea e degli altri personaggi, di parlare, di evocare, di “far apparire” un mondo di passioni estreme, di paure, di incubi, di umane debolezze, di solitudine, di lotta disperata per la propria dignità, di forze oscure, misteriose, magiche ed arcane, di pulsioni innominabili, di violenza, in cui tutti noi finiremo per trovare, attraverso la parola di Anouilh, il nostro presente più dilaniato, il nostro oggi cosi travagliato, sia che si parli di rapporti umani, che di guerre, che di contrapposizione fra culture, che di “esuli”, che di lotta per il potere, che di eventi “straordinari” di violenza oppure di dolore o di sofferenza, che sembrano talvolta evocare il mito e gli straordinari personaggi mirabilmente disegnati dalla penna di Anouilh.

Francesco Branchetti

 

Tutta la programmazione sarà accessibile anche a spettatori non vedenti e sordi che, grazie al Ghione, possono da alcuni anni, vivere l’esperienza del teatro.
info: Teatro Ghione, via delle Fornaci 37, 00165 Roma – tel. 06 6372294 – 06 39670340, fax 06 39367910 – info@teatroghione.it

Direzione artistica: Roberta Blasi

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Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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