Intervista all’attrice Carlotta Parodi

Di Vito “Nik H.” Nicoletti

 

Ciao Carlotta. E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?

Ciao a voi! Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziarvi per avermi voluto dedicare questa intervista. E’ un piacere per me essere ospitata su Voce Spettacolo. Da bambina passavo il tempo a doppiare cartoni animati. Non avevo nemmeno 8 anni e qualunque cartone animato io vedessi lo riproducevo. Imparavo le battute a memoria, mi vestivo come il personaggio in questione e abbassavo il volume della televisione per enunciarle con tutta la passionalità di cui ero capace. Era molto appagante per me vedere che tutti, intorno a me, si divertivano guardando il mio “spettacolo”. Era una bellissima sensazione poter essere una sirena e, allo stesso tempo, una principessa russa o una guerriera, senza mai smettere di essere Carlotta. Quella sensazione la provo ancora oggi, quando recito (odio la parola recitare). Se, però, qualcuno mi domandava che lavoro volessi fare “da grande” rispondevo con fermezza: “la veterinaria!”.

Chi è Carlotta Parodi?

Che domanda difficile. Non ho ancora una risposta a questa domanda. Ti posso dire che mi sto conoscendo, ogni tanto mi scopro in una forma diversa. Negli anni ho scoperto fragilità che non credevo di avere e, allo stesso modo, i punti di forza. Sono il nero e il bianco ma, a volte, anche una sfumatura di grigio ha il suo fascino. Equilibrio e tempesta, amore e rabbia, libertà, sensibilità e insicurezze. Mi piace correre in moto, avere il vento in faccia. Mi commuovo davanti ad un bel quadro, ascoltando il suono di un pianoforte o accarezzando le mani di un neonato. Ho scoperto che amo aiutare chi è in difficoltà, che sia un essere umano o un animale, forse per aiutare un po’ me stessa. Io sono questa oggi, sono il risultato di dolore, passione, amori, viaggi, delusioni e vittorie.

Carlotta attrice, questo lavoro tocca il cuore?…e se si, come ci riesce?

Questo lavoro lo fa battere, il cuore. Il mio cuore batte grazie a questo. E’ il lavoro più bello del mondo. Ti tocca nel profondo, ti rende conscio, consapevole. Riesce a rendere le tue ombre, luce. Ti aiuta a guardare in faccia i tuoi mostri interiori, che ognuno di noi ha, e a trasformarli in energia creativa. Ti obbliga a scavarti dentro. Questo lavoro tocca il cuore di chi lo fa e tocca il cuore dello spettatore perchè lo obbliga a porsi delle domande su stesso e sulla vita. L’attore è un messaggero di speranza.

Recitare vuol dire anche riuscire a mettere a disposizione di un personaggio se stessi?

E’ necessario, inevitabile. Si parte dalla propria esperienza personale e si crea un ponte tra noi stessi ed il personaggio che andremo ad interpretare. C’è sempre la tua emozione autentica e la tua vita reale al servizio del personaggio. Io, in particolare, ho studiato il Metodo Stanislavskij-Strasberg con Francesca De Sapio e, al momento, sto studiando e approfondendo la Tecnica Chubbuck (che trovo efficace ed immediata, una vera rivoluzione!) con Patrizia De Santis: ambedue insegnano ad utilizzare persone ed episodi della vita dell’attore realmente accaduti proprio al servizio della costruzione del personaggio e del raggiungimento dei suoi obbiettivi. Parlando esclusivamente di me e della mia esperienza soggettiva, dietro ogni emozione dei personaggi che interpreto ci sono le mie emozioni, la mia vita e le mie esperienze. In ognuno di loro ho trovato e lasciato un pezzo di me.

Secondo te recitare può voler dire essere UNO, NESSUNO…CENTOMILA?

Assolutamente sì. Ti ringrazio per aver citato questo romanzo, perchè è esattamente quello che vuol dire fare questo mestiere, ma anche il principio su cui si basa la vita, in generale. Tutte le certezze che ogni essere umano crede di avere sono relative, non esistono o solo in parte. Pirandello racconta della crisi dell’individuo nel suo rapporto con la realtà oggettiva e i valori che, fino ad allora, avevano mantenuto la sua unità oggettiva. Nulla è oggettivo in questo mestiere che rappresenta la vita. Non esiste giusto o sbagliato e l’attore è in continuo mutamento, rinascendo sempre nei panni di un nuovo personaggio, con una sua oggettività e una sua visione delle cose a cui non si deve dare un giudizio poichè tutto è relativo. Insomma uno, nessuno e centomila.

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?

Sicuramente escluderei proposte che non mi fanno crescere professionalmente, che non aiutano la mia evoluzione artistica. L’ho fatto spesso, anche se, magari, sono state scelte discutibili. Ho rifiutato progetti di vario genere, anche televisivi, perchè ritenevo che non fossero in linea con quello che sono i miei valori. Mi piacerebbe, invece, fare un sacco di cose che non ho ancora fatto. In particolare, ho molto a cuore i progetti dedicati al sociale, di denuncia, mi piacerebbe farne parte. A questo proposito ho un cortometraggio in cantiere, che sto cercando di scrivere da tempo, e spero di potertene parlare meglio in futuro. Mi piacerebbe lavorare con tanti bravissimi attori e registi italiani con cui non ho ancora avuto l’opportunità di lavorare. Se potessi esprimere un desiderio irrazionale e folle (ma del resto se devo sognare, sogno in grande, no?) vorrei poter recitare un giorno con Alessandro Borghi. Lo adoro, lo trovo straordinario. Sarebbe uno dei tre desideri che chiederei al genio della lampada, se esistesse.

Ogni traguardo regala e toglie qualcosa. I tuoi traguardi, fino ad ora, cosa hanno regalato e cosa, invece, hanno tolto alla tua vita?

Mi hanno regalato esperienze meravigliose che saranno sempre nella mia memoria. Ho lavorato con persone speciali e grandi professionisti dotati di grande umiltà come Antonello Fassari, Pino Ammendola, Paolo Conticini, Marcello Macchia, Lodovico Gasparini e tantissimi altri. Mi hanno regalato il batticuore in tantissime occasioni: la prima volta che sono stata su un set, ogni volta che ho ottenuto un lavoro, ogni trasmissione televisiva a cui ho partecipato o quando, recentemente, mi è stato proposto un ruolo nell’ultimo lungometraggio diretto da Michael Bay. Emozioni inspiegabili, ogni piccolo o grande traguardo mi ha regalato momenti intensi che non dimenticherò mai. Cosa mi hanno tolto? Mi hanno tolto la possibilità di avere un luogo fisso in cui vivere, un po’ di tempo da dedicare agli affetti e qualche ora di sonno. Nulla che non rifarei altre cento volte. Ne è sempre valsa la pena. E’ una vita straordinaria, con tutti i suoi ostacoli.

C’è qualcosa che ti fa paura?

Mi piacciono le domande che mi fai. C’è molto che mi fa paura, in realtà. Non saprei da dove iniziare. Provo ad essere breve. Mi scuso se, forse, sarò banale. Mi fa paura, prima di ogni altra cosa, l’ignoranza; nello specifico ogni forma di razzismo o discriminazione. Mi fa paura la disinformazione, il silenzio e l’omertà in cui tante persone vivono, per costrizione o per scelta. Mi fa paura anche tutta la violenza di cui siamo circondati, che sembra aumentare di continuo. Mi fa paura chi non vive, ma si lascia vivere. Mi fanno paura certe realtà, sociali o familiari, in cui le persone che ne fanno parte, non possono sentirsi libere; libere di essere se stesse, libere di scegliere e di essere amate semplicemente per quello che sono. Mi fa paura l’idea che, un giorno, potrei stancarmi di lottare per tutto quello che è importante, solo perchè sono scivolata e mi sono fatta più male del solito; di essere fallibile e di non farcela. Ho paura, talvolta, anche della solitudine, di quei vuoti interiori che senti ogni tanto…ma su questo ci sto lavorando.

Obbedisci più al tuo cuore o alla tua testa?

Assolutamente al cuore, sono tutta cuore e pancia.

Si vive di rimpianti o di progetti?

Si vive di progetti. Si vive di obbiettivi da raggiungere. Qualche volta, purtroppo, anche di rimpianti. I rimpianti, però, fanno ammalare l’anima. Quindi meglio non averne. La vità è una. Siamo tutto adesso, nel qui ed ora.

La felicità per Carlotta?

Amare. Amare ardentemente, essere appassionata fino al midollo. Come diceva Benigni “Amiamo sempre troppo poco e troppo tardi.” Non importa chi o cosa sia l’oggetto dell’amore, io sono felice quando sento quella spinta che mi fa andare oltre tutte le paure e i limiti. Mi fa sentire viva. Quel motivo, quella vocazione, quella passione profonda che mi fa alzare la mattina e mi fa lottare. Credo sia questo, la felicità, per me.

Gazie Carlotta per il tempo che ci hai dedicato. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

 

 

 

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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