Intervista all’attrice Miriam Galanti

Di Vito “Nik H. ” Nicoletti

 

Ciao Miriam! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?
Da bambina sognavo di fare l’archeologa, ho sempre avuto una grande passione e curiosità nei confronti della storia egizia, le Piramidi, i faraoni, le sfingi e tutto quello che la riguardava. Ricordo che passavo ore a disegnare la Regina Nefertiti, mi attraeva particolarmente la sua figura. Così ho maturato l’idea di voler fare l’archeologa, di scavare nella terra per poter ritrovare qualcosa che appartenesse all’umanità e che potesse rivelare e svelare misteri antichi.
Chi è Miriam Galanti?
….. Puntini puntini puntini … Posso rispondere così? Scherzo!! La verità è che è una domanda a cui fondamentalmente non so dare una risposta precisa, forse qualche mese fa avrei risposto senza particolari dubbi, ma in questo momento sono in una fase di ricerca personale e di continua messa in discussione. Mi ritrovo a pensare in modo diverso rispetto a qualche tempo fa, senza alcune “convinzioni” che hanno accompagnato buona parte della mia vita fino ad ora. Nulla di trascendentale, in realtà la ricerca di sé stessi è un lavoro che richiede molta pratica, molta attenzione e concentrazione e sul mio cammino ho trovato alcune persone che stanno percorrendo la mia stessa strada. Alcuni hanno raggiunto una consapevolezza già alta e, alle volte, mi piace sentire i loro consigli, li valuto, ma poi, fondamentalmente, faccio sempre di testa mia, da buona Ariete quale sono. La testardaggine mi contraddistingue. Dunque tornando alla domanda, posso provare a rispondere dicendo che Miriam Galanti è una giovane donna solare, malinconica, lunatica e che conosce la sofferenza. E’ una persona che sta cercando di scoprire alcune cose di sé che ancora non conosce, che si sta impegnando per cambiare alcuni aspetti del suo carattere che la bloccano su certe dinamiche e che sta comprendendo che bisogna imparare a dare valore ad ogni momento della giornata senza rincorrere nulla in modo esasperato, concentrandosi sui propri obiettivi e soprattutto amando senza riserve quelle persone che nella propria vita ti fanno stare bene.

Miriam attrice, questo lavoro tocca il cuore?…e se si come ci riesce?
Io ho cominciato a recitare proprio perché avevo bisogno di entrare maggiormente in contatto con il mio cuore, che personalmente preferisco chiamare “anima”. Credo che qualsiasi arte riesca a sfiorare l’anima di chi la sviluppa o di chi la osserva e ci riesca perché va a toccare quei tasti più profondi che accomunano qualsiasi essere vivente, va a toccare quell’istinto primordiale che ognuno di noi possiede e che, alle volte, si assopisce un po’… è bello risvegliarlo!
Recitare vuol dire anche riuscire a mettere a disposizione di un personaggio se stessi?
Assolutamente sì. Il personaggio in realtà non esiste, non è qui in carne ed ossa, è un’immagine, un’idea, sei tu che gli dai forma prestandogli il tuo corpo, la tua voce, il tuo movimento. Gli presti una parte di te, una parte che magari è più nascosta, che magari nemmeno tu sai di avere ma scopri di possedere attraverso il lavoro che fai sul personaggio. Dunque mettere a disposizione sé stessi in modo onesto e profondo è essenziale per raggiungere risultati degni di nota. A volte può essere doloroso perché richiede una messa in gioco totale da parte dell’attore, richiede di abbassare tutte le difese e di mettere a disposizione del personaggio e della storia le paure più profonde che ti caratterizzano. Mi è successo istintivamente di usare parti di me che erano perfette per determinati personaggi. In prova riuscivo ad essere totalmente libera e dentro a ciò che facevo, ma una volta che poi razionalizzavo ciò che stavo mettendo a disposizione, subentravano le mie paure e i miei blocchi e tutto il lavoro sembrava scomparire. In realtà non scompare, va solo recuperato, bisogna andare a ritrovare quella fiducia e quella “incoscienza” trovata in prova e riportarla in scena o sul set.

Nella tua vita hai mai avuto la sensazione di deragliare e di scivolare, perdendo quei punti di appoggio che credevi sicuri?
Sì, mi è capitato ed è una sensazione davvero brutta. Certo ti fa crescere e ti fa trovare risorse che non pensavi nemmeno di possedere, ma è molto doloroso.
Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?
Escluderei, e mi è successo di rifiutare in passato, lavori dove non sentivo che venisse valorizzato l’aspetto artistico. Questo non significa rifiutare ruoli più “leggeri” , anche questi possono assolutamente prediligere l’aspetto artistico e il lavoro attoriale, si tratta semplicemente di quei progetti che d’istinto sentivo non appartenermi. Ciò che mi piacerebbe fare è avere la possibilità di girare un film che mi portasse fuori dai confini italiani, mi piacerebbe far parte di una storia che richiede scenari esotici o magari in una qualche foresta sperduta in un Paese dove la natura è incontaminata.

A Miriam cosa piace di più di se e cosa, invece, piace di meno?
Mi piace la mia testardaggine, la mia capacità di ascoltare, di entrare facilmente in empatia con le persone che incontro, la mia voglia di conoscere sempre posti nuovi, la voglia che ho di viaggiare e il mio non adagiarmi nell’abitudine. Mi piace quando ho il coraggio di mandare a monte i piani predefiniti e di cambiare idea repentinamente per fare ciò che mi fa stare meglio. Ciò che non mi piace è la mia tendenza ad essere pessimista in certi momenti, non amo i miei giorni neri, quei giorni cui mi sento sballottata in un grande buco nero di cui non vedo l’uscita. Io sono molto lunatica, sono molto sensibile alle fasi lunari, dunque è normale che anch’io sia a fasi alterne. Ma mi sto impegnando per far sì che i giorni neri diminuiscano sempre più.

Si vive di rimpianti o di progetti?
Tra le tante definizioni che si trovano sul vocabolario alla voce “vita” ce ne una che dice: “Forza attiva propria degli esseri animali in virtù della quale essi sono in grado di muoversi, reagire agli stimoli ambientali, conservare e reintegrare la propria forma e costituzione” Credo che questa definizione possa già spiegare che la vita deve essere fatta di continuo movimento in divenire, di progetti e di speranze. Se rileghiamo tutto al passato, e dunque ai rimpianti, non potremo mai costruire nulla di nuovo. Io solitamente faccio quello che mi sento di fare, senza per forza assecondare la volontà degli altri,cercando di capire cosa davvero voglio fare. In questo modo evito di avere rimpianti in futuro. Sono molto nostalgica, ma questa è un’altra cosa.

La felicità per Miriam?
La felicità è quella cosa che inseguiamo sempre, che programmiamo e che, proprio quando è troppo programmata, non arriva. La felicità è quella cosa che ti sorprende quando non te lo aspetti, quando sei in viaggio e un alito di vento ti accarezza il viso e, per coincidenza, in quel momento passa alla radio quella canzone che ti fa venire i brividi. E’ quando esco di casa la mattina presto e il profumo dei cornetti caldi mi riporta a quando, da bambina, mi svegliavo all’alba perché sapevo che mio padre, che smontava dal lavoro, sarebbe tornato a casa portandomi la brioche appena sfornata. La felicità più grande è poter condividere la propria esistenza con le persone che ami davvero. Certo la felicità è anche poter fare il lavoro che si ama, in particolare, poter fare della propria passione il proprio lavoro. Ma la felicità non può dipendere dal lavoro, in quello ci saranno sempre degli alti e bassi, soprattutto se fai l’attrice!

C’e’ qualcosa che ti fa paura?
Mi fa paura la malattia, mi fa paura che le persone che amo possano soffrire e, ovviamente, mi fa tanta paura l’idea di perderle. Mi fa paura l’idea di perdere la speranza e la voglia di combattere, mi fa paura la monotonia e l’adagiarsi nell’abitudine senza trovare il coraggio di rischiare.

Amare significa…?
Aprirsi con fiducia e senza paura a chi ci trasmette qualcosa di profondo e di bello, senza nessuna pretesa o obbligo. Amare significa far uscire quella parte più libera e vera di noi che ci fa stare bene, significa essere con una persona, un amico, il proprio compagno o anche uno sconosciuto e non desiderare nient’altro che essere lì in quel momento con lui a condividere quel pezzo di vita. Amare ci consente di realizzare pienamente la nostra essenza più profonda. Credo che noi tutti stiamo facendo un viaggio sulla Terra e il nostro scopo è quello di aprirci all’amore in modo libero e incondizionato, assumendoci dei rischi. Fa parte della vita perdere le persone che si amano ma, qualunque sia il motivo della perdita, che sia dovuta alla vecchiaia, alla malattia, alle incomprensioni o alla fine di un rapporto di stima e voglia di condivisione, l’aver amato qualcuno non può far altro che farci migliorare e crescere. La gioia che può darti l’amore è imparagonabile a qualsiasi altra gioia, perché qualunque lavoro tu faccia, qualunque risultato tu raggiunga, se non lo puoi condividere con le persone che ami, risulta essere insignificante.

Miriam, grazie per il tempo dedicatoci. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

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Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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