Di Vito “Nik H.” Nicoletti

 

Ciao Sara! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?

Buongiorno Voce Spettacolo, bel nome da dare a un portale che “parla” di chi parla per mestiere. Ricordo di avere sempre avuto una naturale attitudine alla vocalità, al canto, alla danza, alle imitazioni. Da piccolissima, alle feste di compleanno dei miei amichetti, mi chiedevano di cantare canzoni degli anni 60 o 70 che avevo ascoltato dai miei genitori, e, a volte, tutto ciò culminava nell’imitazione dell’incredibile Hulk, l’uomo verde che si trasforma urlando a più non posso. Beh, fa sorridere, ma è proprio la realtà. Poi ho avuto un lungo periodo di silenzio, forse legato a questi eccessi?… Scherzo ovviamente. Tutto è dovuto ai miei studi, sempre molto impegnativi, poiché sono andata a scuola quasi due anni avanti. Poi le arti marziali, l’Aikido e lo Iaido (la spada giapponese di Kill Bill per capirsi), che ho iniziato a studiare a 10 anni, assieme con un’altra disciplina meno nota, Ho-jo, in cui, assecondando il cambio emotivo-simbolico delle stagioni, si effettuano quattro respirazioni molto diverse nei ritmi e nel vocalizzo, a volte anche qui culminanti in urla viscerali simil-siracusane. Cosa sognavo da piccolissima? Sposare mio padre e di diventare un’insegnante di educazione fisica.

 

Chi è Sara Pallini?

Oggi Sara Pallini è il frutto di quanto è successo…e non uso il termine a caso. Il successo indiscusso, se mai arriverà, per quanto mi riguarda, continuerà ad essere solo un participio passato: frutto di quello che è “successo”. Non si può prescindere dalle proprie radici, anche quando si cerca di allontanarsene, di prendere altre direzioni. Magari sono scelte legate a un rifiuto, o a un semplice innato eclettismo, eppure, sempre, la strada verso casa si ritrova.

 

Sara attrice nasce per caso o per destino?

Credo che il destino sia molto legato al nostro caso. “Per caso” non intendo la casualità di una vincita al gratta e vinci, ma il caso che ci volle lì in quel momento. Come chiamarlo questo se non destino? Poi certo che, oltre alla Tuke o Fortuna, che dir si voglia, c’è sempre il famoso “aiutati che Dio t’aiuta”, o il visualizzare l’obbiettivo di cui parlano molte religioni e filosofie orientali. Io ho sempre fatto tutto da sola, non avevo parenti né amicizie nel mondo dello spettacolo ed ogni cosa ho dovuto azzardarla, spesso sbagliando, copiarla dai maestri, e imparando solo dai miei sbagli. Forse, anche per questo motivo, ho sempre avuto una naturale attitudine all’insegnamento: la pazienza dello spiegare, del trasmettere a chi non sa dove e come camminare per la strada dell’attore, una strada che poi diventa sempre più una via. Certo, camminare sulle spalle dei giganti è più semplice, perché hai una veduta molto più ampia, ma puoi anche rischiare di perderti, sfocare lo sguardo, o più semplicemente, impigrirti o distrarti. E io sono stata un’allieva bulimica che voleva rubare tutto, ma capace di uccidere il maestro prima di farsi mangiare dal padre. Ho scelto e continuo a scegliere, ogni giorno, questo faticoso mestiere, che è…il più bello del mondo, per cui direi proprio che in questo non ci sia nessuna casualità.

 

Le emozioni che provi quando reciti, sono le stesse che provi quando vivi?

Nella vita si ha la fortuna di provare sia emozioni che sentimenti. Nella scena o sul set può capitare di emozionarsi, ma il sentimento non compete al sentire dell’attore, se mai è un pensiero studiato a tavolino con il regista ed i compagni di lavoro. In musica è ancora diverso: danza, pianoforte o canto che sia, per quanto mi riguarda esiste un sentimento che mi abita, espresso dal linguaggio stesso musicale, non semantico, dunque assolutamente puro e sincero. Insomma quando canto o danzo sono più senza veli (sine-cera) di quando recito un personaggio.

 

Quali emozioni lascia dentro di te un personaggio una volta finito di interpretarlo?

Ogni personaggio mi attraversa e, inevitabilmente, si inscrive in una più o meno piccola-grande parte di me. Resta un segno, una cicatrice-ricordo che non fa più male, ma è un disegno sul corpo. Ragiono sempre in termini molto fisici quando parlo del mio mestiere, poiché credo che non sia così psicologico, né meramente tecnico ma è tutte queste cose assieme. Ma se una parte deve prevalere fra psiche, tecnica e corpo, di certo, secondo il mio modo di sentire, prevale il corpo. Poiché prima di tutto noi siamo corpo.

 

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?

Non escludo (quasi) nulla. Ogni ruolo è un iter sorprendente, che sia distante anni luce dalla mia personalità o più vicino al mio “carattere”, è sempre la sfida di essere, in ogni modo possibile, altro da sé. Mi piacerebbe interpretare, in cinema, il ruolo di un super eroe. E’ un gusto che solo il cinema può darti. Ma anche un bel western alla Sergio Leone o un film di era Tokugawa in cui poter essere contemporaneamente ninja e geisha. In teatro ho fatto infiniti ruoli molto agli antipodi, dalla tragedia greca a oggi: regine, amazzoni, madri, monelle giamburrasca, prostitute, drogate. Mi manca ancora molto… vorrei pronunciare il famoso “ci dell’essere”, come direbbe Heidegger….si, insomma, l’ “essere o non essere” di Amleto che interpretò Sara Bernard. Mi piacerebbe interpretare di più Pirandello perché credo sia il maestro della verità, il maestro del cinema e del teatro, mi piacerebbe  “percorrere” un personaggio sacro come Santa Chiara d’Assisi, Santa Caterina da Siena o la Donna Elvira del Don Giovanni. Tutte donne, seppur diversamente, in eterno conflitto fra la loro rinuncia ai piaceri della carne e la forte propulsione fisica, carnale della medesima tensione spirituale verso qualcosa di più alto di sé, verso Dio.

 

Quanto c’e’ di Sara in tutti i lavori che svolgi?

Direi “sette decimi”. Una parte resta segreta ed è il mio potenziale, talento o segreto, chiamiamolo come più ci piace. Ma non lo dico solo io, me lo ha insegnato Zeami, su cui ho scritto la mia tesi di laurea che esplora psiche e anatomia nel training dell’attore.

 

Le verità del cuore si possono raccontare?…possono servire a farsi conoscere meglio?

Assolutamente si. Pochi, tuttavia, sono pronti per riceverla, ancora meno sono abili a farla decantare.

 

Credi davvero in tutto quello che fai?…e fai davvero tutto quello in cui credi?

Io cerco di fare, finche mi è possibile, il mestiere che ho scelto.  E’ già una grande fortuna. Tutto ciò, a volte, ha a che fare con delle scelte scomode, ma che insegnano a crescere in un mestiere come questo, che vive proprio di scelte agite e scelte subite, costante-eterno scegliere/essere scelti. E poi, aggiungo, molto semplicemente io “faccio”. Ad una prima lettura a tavolino, il primo giorno di prove, ho notato che molti miei colleghi, anche bravi, vogliono più o meno consciamente far capire al pubblico ciò che stanno comunicando. Io, invece, voglio comunicare al pubblico quello che sto capendo in quel momento. Ed il mio primo pubblico sono proprio i colleghi, il regista ed i tecnici. Se la tensione primaria è sempre la necessità, il desiderio di comunicare, allora può anche accadere che il messaggio non sia dei più connessi alle nostre vedute o ai nostri gusti; comunque esso, in qualche modo, a qualcuno arriverà.

Si vive di rimpianti o di progetti?

Si vive di presente e di progetti. Il passato è stato. Non serve ricordarlo ogni giorno perché, tanto esso, già “è” (stato), tracciato nel corpo.

 

La felicità per Sara?

La felicità è un mix organico di soddisfazione e serenità. Il tutto, per me, è dato ovviamente da un pieno equilibrio nel disequilibrio, altrimenti ci si annoia: famiglia, lavoro e, prima di tutto, la salute senza la quale tocca imparare a sperimentarsi in nuove frontiere, essere davvero bravi, altro che! Diversamente abili atleti del cuore… penso che la felicità, per me, sia arrivare ad un punto in cui il tuo nome è eticamente e professionalmente riconosciuto, con stima indiscussa, da oriente a occidente. Allora non servono presentazioni né prestazioni extra-ordinarie.

 

I sogni hanno sempre un prezzo?

Tutto ha un prezzo purtroppo, da quando nasciamo. Si viene al mondo con una separazione e tutto costa fatica, persino la suzione del latte materno, per quanto naturale possa essere. Eppure…i sogni non sono faticosi da conquistare, se davvero si è mossi da una fervida e necessaria passione. Se questo accade, e continua ad accadere, allora si cammina senza peso, leggeri nella fatica, altrimenti si deve scendere a compromessi, con se stessi e il mondo, e la propria identità nuda si copre di stracci. Una volta parlai a lungo con Ettore Scola, di tutto e di più. Ad un certo punto uscì fuori l’argomento “raccomandati”, e lui ricordo che mi sorrise sorpreso dai miei modi, dicendomi proprio così: “il tuo entusiasmo! sarà sempre la tua miglior raccomandazione Sara!”. 

Grazie per il vostro tempo, è stato un piacevole giro del mondo in 80 minuti.

 

Sara, grazie per il tempo dedicatoci. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

 

 

Vuoi pubblicizzare la tua attività su Voce Spettacolo?

Scrivici: vocespettacolo@gmail.com

 

Follow Me

Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
Vito
Follow Me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

15 − 1 =