Di Valentina Gemelli

Il giovane ragazzo sognatore era giunto in città con tante speranze e tante ambizioni. Forse là pensava di trovare ancora le carrozze e i pittori di Montmartre, ma non c’era niente di tutto questo. A Gare Saint-Lazare, Denise non era scesa e in giro nessuno aveva sentito parlare del Conte di Montecristo. Dov’era finito?”. Dove eri finito, Stefano?

Dai riferimenti da te fatti, un appassionato di letteratura francese può capire facilmente che ero finito a Parigi. Due anni fa ho fatto l’Erasmus in quella meravigliosa e magica città e ci sono rimasto per otto mesi. Quello che tu hai letto è un brano del prossimo libro che darò alle stampe e che ho scritto proprio a Parigi. Si tratta de “I Frammenti dalla Senna”, una raccolta di frammenti in prosa poetica che sarà pubblicata da Edizioni Ensemble di Roma, credo proprio all’esordio del nuovo anno 2016. Attraverso questa opera cerco di fare una carrellata sulla capitale francese, mettendone in risalto sia i lati positivi che quelli negativi, tutto circondato da un’aura poetica; naturalmente il tutto è filtrato dalla mia prospettiva, la prospettiva di una persona che ha avuto la fortuna di non assaporare soltanto Parigi in se stessa, ma anche ciò che la circonda. Parlo delle Banlieue, che ho vissuto nel vero senso della parola, visto che io abitavo in una di queste, Aubervilliers, e di ciò che mi lega a questi luoghi ne parlo anche nell’opera citata, che sarà arricchita anche da preziose illustrazioni di Tetsuji Endo, Sara Lovari e Massimo Triolo, che ringrazio di cuore.

 

Perché proprio Parigi?

Dico la verità, all’inizio ero indeciso tra Parigi e Berlino, perché sono grande amante sia della cultura francese sia di quella tedesca. Poi ho scelto Parigi per un motivo molto semplice: in Germania pretendevano un certificato di lingua tedesca del quale non sono in possesso, e così ho scelto Parigi, ma non a malincuore, per me le due mete erano paritarie. Come ti ho detto, sono un grande amante della cultura francese e questa passione credo emerga anche da “I Frammenti dalla Senna”, dove spesso e volentieri faccio riferimenti alla letteratura di questo grande popolo, per il quale la cultura non è solo un loisir, per dirla alla francese, ma un tassello fondamentale del quale una civiltà non può fare a meno. Da questo gli italiani dovrebbero imparare molto.

 

E se ti dico “Radio Incontri”, cosa ti viene in mente?

Radio Incontri è la radio di Cortona, il paese toscano dove vivo. Devi sapere che negli ultimi tempi ho iniziato una collaborazione con la radioweb del Teatro la Fenice di Venezia, gestita da Pietro Tessarin, che si chiama La Fenice Channel, dove faccio commenti alle opere storiche rappresentante in passato nel Gran Teatro e dove ho anche una rubrica tutta mia: Evocazioni Musicali, alla Scoperta di Nuovi Continenti, nella quale in modo personale e poetico racconto ciò che certi brani musicali evocano. Il mio discorso non è insensato, anche se sembro andato fuori dalla tua domanda, infatti ultimamente abbiamo creato un collegamento proprio con Radio Incontri Cortona, che in futuro riproporrà la mia rubrica sui suoi canali. Ne approfitto per ringraziare Alessandro Ferri, che, oltre a lavorare proprio per la radio cortonese, cura la regia della mia rubrica.

 

Mi spieghi come fanno a recitare I senza palco?

I Senza Palco, in effetti, non recitano e forse non hanno mai recitato. È stata una delle peggiori esperienze della mia vita. Parlo ancora dei tempi dell’università, quando mi ero fatto promotore per la creazione di una compagnia universitaria all’interno dell’istituzione stessa. Grazie all’appoggio di alcuni professori e del rettore riuscì a darle vita. Il problema fu che poi si crearono conflitti all’interno della stessa e, alla fine, anche io me ne andai. Sarebbe dovuta essere una compagnia sperimentale e che potesse durare nel tempo, in realtà fu messo in scena solo uno spettacolo accademico del quale non voglio neanche ricordare il nome, e poi “scomparve nel buio della notte”, per usare un finale di un mio romanzo.

 

Il teatro per te non è solo un proscenio. E’ anche una tesi, vero?

Due tesi in realtà. Alla triennale mi laureai, infatti, con un lavoro dal titolo “Il Pericolo: il Copione Manoscritto della Commedia di Lodovico Muratori”, dove analizzai un copione manoscritto della Compagnia Coltellini, in cui era copiata la citata commedia di Muratori, praticamente dimenticata. Alla specialistica invece ho approfittato della mia esperienza a Parigi, unita alle mie competenze giornalistiche, per realizzare una tesi dal titolo “Lo spettacolo a Parigi: uno sguardo sull’attualità”, dove facevo un’analisi critica degli spettacoli visti nella capitale, parlando anche della storia dei teatri visitati.

 

E nel 2011 hai creato il giornale online “Corriere dello Spettacolo”.

Era da un po’ di tempo che volevo creare un giornale tutto mio per sentirmi spiritualmente indipendente e così, nel 2011, creai il “Corriere dello Spettacolo”, diventato poi testata giornalistica, diretta da me, nel 2012. Si tratta di un quotidiano online a carattere nazionale che parla soprattutto di spettacolo dal vivo ma che dà spazio a qualunque forma culturale.

 

Nel corso di quest’anno invece hai pubblicato “Storie del Santo Maledetto”. Di cosa si tratta?

Prima, quando citavo il finale di un’opera che avevo scritto, mi riferivo proprio a “Storie del Santo Maledetto”, pubblicato nel giugno del 2015 dall’Associazione Casa Editrice Akkuaria di Catania, con copertina e introduzione di Massimo Triolo. Si tratta di un romanzo breve che vede come protagonista proprio il Santo Maledetto, un semidio che racchiude in se stesso tutte le qualità del Bene e del Male. Egli può essere l’uomo più giusto del mondo, come quello più ingiusto, può essere il più tenero come quello più violento. È figlio del Bene e del Male, appunto, ed è nipote della Società Malata: la metafora mi sembra palese.

 

Casanova ci dimostra un’essenziale differenza dall’altro che fu, visto che fermandosi estrae dalla tasca uno smartphone e sembra molto attento a chattare con qualcuno – sicuramente una donna”. Come dire, il lupo perde il “metodo” ma non il vizio?

Questo è il romanzo che sto scrivendo proprio adesso! Come hai fatto ad entrarne in possesso? Mi hai fregato nel cassetto? Non vorrei ancora svelare molto su questo e anche il titolo ancora vorrei conservarlo per me. Diciamo che cerco di tratteggiare la figura di Casanova, cercando di riportarla ai giorni nostri. Chi è il seduttore della nostra epoca? In quale società si muove? I mezzi di seduzione sono cambiati? Ecco, queste sono le domande. Le risposte le leggerete quando e se lo pubblicherò.

 

 

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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