Intervista con il cantautore. Bellavista

di Walter Nicoletti.

 

Ciao! Eccoci qui a raccontare il tuo nuovo album TARANTELLA NEL CASTELLO PUTUPU’, un mix di suoni popolari, metafore, citazioni e tanta ironia. Come sei arrivato alla scrittura di tutto ciò?

Ciao a te! Tarantella nel castello putipù nasce dall’esigenza di raccontare storie di persone semplici che ho incontrato per strada, in viaggio, in musica e nella mia mente. Un disco contenente dieci tracce, un viaggio attraverso metafore, citazioni, riferimenti e messaggi forti celati da un sottile filo d’ironia. Ho giocato con svariati riferimenti, non solo nei testi, ma frugando tra le note, possiamo catapultarci in uno spot pubblicitario, in qualche serie televisiva, in una colonna sonora di un cult all’Italiana, in un violoncello Beatlesiano. Abbiamo fortemente voluto suonare l’album, dando poco spazio all’elettronica da “computer”, preferendo all’uso spoporzionato di un freddo plugin, il sapore di una fisarmonica, di un mellotron o del contrabbasso, di una cuica e di un prepotente surdo, dando così spazio, ai suoni popolari del mondo, non solo della mia terra. Una sfida controcorrente, un distacco al conformismo, un ritorno all’uso corretto del verbo suonare.

Come è avvenuto il tuo primo incontro con la musica?

Mio papà era un musicista, in casa avevamo strumenti in ogni angolo. Sin da piccolo ero attratto da quelle custodie sempre chiuse e quando lui non c’era, sbirciavo tra una chitarra e un basso, tra un sintetizzatore e qualche percussione. Mi sentivo “felice nel paese delle meraviglie”, stabilendo man mano un feeling naturale con qualsiasi strumento. Un amore clandestino che durò fino a quando fu chiaro a lui che questa sarebbe stata la mia strada, regalandomi un piccolo Synth TUTTO MIO.

Quanto c’è di te nei tuoi brani?

C’è la mia curiosità, la mia rabbia, le mie radici.
Ho cercato di raccontarmi in alcuni brani, come in “Dalla stessa prospettiva di una stella”, in altri, ho cercato di essere la voce di volti che ho incrociato, come in “Tarantella nel castello putipù”. Ho scritto un brano durante un festa d’alta borghesia, alla quale presi parte in veste di musicista, guardavo ciò che accadeva, ascoltavo e nel contempo appuntavo quelle immagini che in pochi istanti divennero “La vera bellezza”. Potrei dirti che c’è tutto ME.

Come reagisci alle critiche? 

Chi si è permesso??? 🙂 Bene o male, apprezzo sempre l’interessamento a ciò che faccio.

Il tuo pubblico è…

Come è quel detto ” chi si somiglia si piglia”? Sono curiosi proprio come me, attenti ai riferimenti, ai testi, alle novità. Trovo persone che si riconoscono sempre in qualcosa in cui scrivo, si BellaVistano facilmente. Giorni fa, un ragazzo da Nizza, dopo aver ascoltato L’Italienne mi scrive: “non ci conosciamo, ma sai tutto di me. Sono L’italienne!”.

Meglio il live o la sala di registrazione?

Il pubblico mi conosce come un menestrello che saltella da una parte all’altra del palco, il live è la mia forza; anche se la sala di registrazione diventa, per un artista, uno spazio dove cucire l’abito perfetto per i propri brani, dà la possibilità di soffermarti sulle sfumature, sui colori, sulla ricerca dello spessore. Vince il palco però…

Hai mai pensato di mollare tutto e dedicarti ad altro?

Non saprei fare null’altro.

Prossimi appuntamenti?

Stiamo preparando un live con i fiocchi, ricco di sorprese, di collaborazioni belle…un vero e proprio spettacolo. Attendo bramoso la partecipazione al festival di Sanremo, ma seguiteci sulle nostre pagine web, ne vedrete delle belle.

 

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Walter Nicoletti
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