Intervista con il compositore. Stefano Ianne

di Walter Nicoletti.
Ciao Stefano! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Essere musicisti è raccontarsi agli altri attraverso la musica?

Si è proprio così. Uno suona per se innanzitutto. D’altra parte sei il primo ascoltatore di te stesso. E siccome non riesci a giudicarti desideri che lo facciano gli altri con le emozioni che provano nell’ascoltare la tua musica, che non necessariamente sono le stesse che hai tu. Anzi, per la maggior parte sono diverse, a volte opposte.

Il tuo 6° Disco si intitola IAMACA, uscito l’8 aprile. Come sei riuscito a mescolare sapientemente la classicità del pianoforte a influenze free-jazz?

Iamaca è’ decisamente inetichettabile e questa cosa mi eccita tantissimo. Non c’è solo la classicità del pianoforte o il free jazz in questo disco. C’è anche molta melodia, molto prog, molta musica indiana. Capisco che questa cosa possa scandalizzare i puristi del “concept”. Ma è un problema solo italiano. Nel senso che nel resto del mondo l’ecletticità e’ un pregio, non un difetto. Come faccio a unire questi stili? Non lo so, mi viene naturale.

IAMACA è anche il nome del trio di artisti che hanno lavorato al progetto, composto da te, dal sassofonista Mario Marzi e dal percussionista Stefano Calvano. Come è avvenuto il vostro incontro musicale?

Con Mario Marzi avevamo già collaborato al mio quarto album Piano Car. L’incontro casuale con Calvano mi ha convinto che questo trio poteva funzionare alla grande e così è stato. Ci siamo trovati nel mio studio e già la prima volta molte cose sono venute fuori di getto.

Le tue musiche si possono apprezzare in vari programmi RAI. Come si arriva a scrivere musica per un programma televisivo, destinata ad un pubblico sicuramente più vasto?

Non sono un artista che lavora su commissione. Sono un indipendente che scrive quando gli va, se gli va. Questa fortuna mi da la possibilità che le mie musiche già composte siano scelte per i vari programmi a seconda delle loro caratteristiche e non, viceversa, che io debba comporre appositamente un brano per un determinato contesto. L’ho fatto in passato e non mi è piaciuto. Torniamo un po’ al discorso iniziale: compongo per me, non per piacere agli altri. Ma credo che per molti artisti sia così. Mi sembra naturale.

I tuoi brani parlano del tuo stato d’animo o di quello che ti circonda?

Parlano del mio stato d’animo mentre percepisco quello che mi circonda. La musica per me è una continua astrazione dalla realtà, anche se frutto di totale fantasia.

Come ti vedi nel tuo prossimo futuro?

Sperimentatore. Voglio provare cose nuove, altrimenti mi annoio.

 

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Walter Nicoletti
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