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Gabriella Chiarappa ha incontrato Andres Suriano, autore e attore per EPPURE SONO TUO FIGLIO, una commedia sensibile moderna, che si immerge su un tema attuale, “ il matrimonio omosessuale”, il dramma e lo scontro generazionale, dove una madre presa dalla sua fervida carriera si ritrova a confrontarsi con realtà e pensieri diversi che la travolgono personalmente in una difficile scelta di vita. Una strada complessa da affrontare nel momento in cui il proprio figlio vuole sposare un altro uomo, il crollo delle sue convinzioni legate alle sue tradizioni, la spaventano e la rendono vulnerabile. In tutto questo un’unica via d’uscita, l’amore verso il figlio che l’aiuta a comprendere e ad accettare il grande cambiamento che risulta determinante per creare una congiunzione tra sentimenti e generazioni differenti.  Un incontro oggi con Andres Suriano, autore e attore di tale commedia.

Ciao Andres, iniziamo a spiegare ai nostri lettori qual è il ruolo dello scrittore teatrale nella nostra società?

Onestamente non saprei. Credo che il ruolo di chi scrive sta nel coraggio di raccontare qualcosa che in fondo gli appartiene, e che vuole condividere con il mondo. Anzi, forse credo che il ruolo di chi scrive, sia quello di saper trasmettere il suo mondo attraverso la poesia. Il teatro è magia. Poesia. Non dobbiamo dimenticarlo. Questo sempre secondo il mio umile parere.

Quali sono le prime tecniche fondamentali che un aspirante scrittore dovrebbe imparare prima di affrontare il mondo letterario?

Penso che la cosa più importante sia la creatività. L’immaginazione. E’ qualcosa che nasce in maniera spontanea, che hai dentro e che non puoi fermare. Io non mai studiato per diventare autore, sto imparando a farlo. sono principalmente un attore e la mia formazione è basata sull’interpretazione scenica. Tutto è iniziato per caso. Nel caso del mio primo testo “Il quarto elemento” l’idea è partita dal finale. Mi son chiesto: Quali avvenimenti potrebbero portare ad un finale del genere? la risposta ce l’abbiamo avuta. In genere prima di iniziare a scrivere ho ben chiaro tutta la storia. Inizio, sviluppo e finale. Parto da quello senza pormi dei limiti.

Che cos’è un testo teatrale?

Un’ esperienza di vita. Almeno per me. Anche di un qualcosa che non ti è mai accaduto ma che pensi ti sarebbe potuto accadere o ti potrebbe accadere. Penso che chi scrive, inevitabilmente racconti se stesso. La fantasia e la creatività fanno tutto il resto.

Come nasce una storia per un testo teatrale? E come si sceglie l’argomento per cui scrivere?

Nel mio caso nasce sempre da un’esperienza personale. Il testo diventa una metafora di un tuo pensiero, di una tua sofferenza, di una tua gioia. Naturalmente gli avvenimenti sono frutto della mia fantasia, della mia immaginazione. Ma penso che tutto nasce da un sentimento nascosto che vuole prendere vita. E’ importante capire la chiave interpretativa che si vuole trasmettere. Alla domanda: di cosa parla il testo? si deve saper rispondere in due parole.

Perché si scrive un testo? Chi scrive vuole trasferire qualcosa, in questo caso tu hai voluto solo raccontare o hai voluto trasmettere un messaggio alla società?

Entrambe le cose. In questo caso ho voluto raccontare l’amore. La mia idea di amore. L’amore fra una madre e un figlio. L’amore fra due uomini. Ecco. L’amore vero e sincero fra due uomini. Ahimè cosa molto rara ma che esiste.Un amore talmente vero e forte che va contro tutto pur di coronare il proprio sogno. In questo caso si parla di un amore fra due uomini che vogliono sposarsi e formare una famiglia. E ci riescono nonostante tutto. Il tema del matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali viene affrontato in maniera molto leggera, attraverso un racconto, ma comunque sempre in primo piano. Il pubblico che è molto intelligente ha capito che l’intento non era quello di strumentalizzare argomenti di attualità ma che volevano essere uno spunto per raccontare una storia che fa riflettere perché parla di accettazione. Di se stessi e degli altri. Ma soprattutto di quanto sia bello ed importante essere se stessi, che vuol dire non nascondersi, ma essere fieri di ciò che siamo, nel bene e nel male. Le maschere inevitabilmente crollano prima o poi e l’amore vero vince su tutto. Voglio sperare.

Come è nata in te la passione per scrivere questo testo e a che cosa pensa uno scrittore prima di cominciare a scrivere? Da dove vengono le ispirazioni?

Le idee mi vengono all’improvviso, dal nulla, neanche ci penso. Quando è andato in scena il mio primo testo molti mi chiedevano quando avrei scritto il secondo. La mia risposta è stata: spero mai. Il giorno dopo ho iniziato a scrivere. La stessa cosa si è ripetuta ora. Il testo che sto scrivendo l’ho scritto nella mia mente in cinque minuti. Ora devo svilupparlo naturalmente. se ho qualcosa da raccontare scrivo volentieri. Se ho qualcosa da dire. Non amo fare le cose tanto per farle.

Come si costruiscono i personaggi di un testo teatrale e i dialoghi fra di essi?

Bella domanda. Ogni personaggio deve avere una sua personalità ben definita. Ben precisa. E’ molto difficile. Il rapporto fra di loro dipende da cosa si vuole raccontare.

In questo caso tu sei oltre che autore anche attore, il tuo coinvolgimento è stato differente rispetto ad altre volte, in cui la veste era solo di attore?

Assolutamente si. Recitare un ruolo scritto da te stesso è molto difficile. Non pensavo. Quando scrivo, essendo un attore inevitabilmente immagino come va detta la battuta, le intonazioni, le intenzioni. Tutto questo cambia in fase di montaggio, di analisi del testo. Rischi di essere molto coinvolto. Devi essere in grado di azzerare tutto, di affidarti al regista. Ci vuole umiltà. Penso di esserci riuscito. Poi sai, tutti i personaggi sono inevitabilmente una parte di te, quindi ti lascio immaginare….

Gli attori coinvolti in questa commedia quanto sono stati sinergici ed in linea con il testo?

Tantissimo. Con gli attori siamo stati molto fortunati. Sia io che Manuele Guarnacci (il regista) volevamo fortemente degli attori, non solo bravi, ma che entrassero in sintonia con la storia, e devo dire che li abbiamo trovati. Non solo dei bravi attori ma anche delle persone splendide. Sai è molto difficile, soprattutto quando si è in tanti trovare la giusta armonia, lo spirito di gruppo. Ma in questo caso c’era, e se mi permetti lo vorrei sottolineare proprio per ringraziarli. Gli attori sono stati molto seri e professionali e hanno avuto grande rispetto. L’attrice che interpreta mia madre, Anna Cianca, è una grande attrice teatrale grazie alla quale ho imparato molto. Ho trovato degli amici, in particolare Marco Palange (l’attore che interpreta il mio compagno) che oltre ad essere un bravo attore è una persona splendida con la quale ho lavorato benissimo.

Oggi quali sono le tue aspirazioni e progetti futuri?

Shakespeare. Ho bisogno di fare qualcosa non scritta da me. Voglio un po’ uscire da me stesso. Se riuscirò a portare a termine questo progetto penso sarà un bel lavoro. Nel frattempo sto riadattando il mio primo testo e ne sto scrivendo un altro. Per quanto riguarda “Eppure sono tuo figlio” tornerà in scena, spero a breve.

Bene Andres, allora a presto

A prestissimo

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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