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Leo Danilo Lazzarini, socio fondatore Ars Dimicandi, maestro d’armi Nova Scrimia, presidente A.S.D Mos Maiorum.
Consulente storico per il serial televisivo “Rome”, per il film “San Pietro” con regia di Giulio Base.
Autore di libri come “I Cigni del Sole”, romanzo storico sulla seconda guerra punica, e ” La dottrina segreta del duello”, saggio sulla metafisica dell’immortalità i sita nel combattimento rituale. In preparazione: “La sublime arte del cigno, corrispondenze fisico – esoteriche delle arti marziali occidentali.

Di seguito l’intervista per voi lettori.

Veneto purosangue, proveniente da una lunga attività nelle arti marziali, nonchè noto maestro di Nova Scrimia. E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda.
Leo e il fascino senza tempo dell’antica Roma, un incontro che avviene per caso o per destino?
Caso è il nobile nome con cui ci piace chiamare la nostra ignoranza…Le nostre pietre, i nostri sogni, consapevolmente o meno parlano di Roma. Roma è un centro gravitazionale da cui non è possibile fuggire, ci si può voltare, si possono chiudere gli occhi, ma non si può impedire che tale gravità agisca potentemente sui nostri corpi sottili determinandone l’agire. Roma è l’Occidente, ed io nutro (come potrebbe non essere così?) un amore sviscerato per tutto ciò che è l’Occidente con le sue ombre, con i suoi meravigliosi obelischi di luce, con le sue sinfonie filosofiche…Quindi, come potrei non amare Roma dal momento che tale equazione mi è apparsa chiara e cristallina?No, non è stato un caso. Ammesso che il caso esista…direi piuttosto consapevolezza.

Cosa ti ha spinto ad appassionarti ai combattimenti dei gladiatori romani?
Ti risponderò riportandoti un paragrafo del mio libro “La Dottrina Segreta del Duello”.Non posso essere più breve, perchè l’argomento è vasto e pieno di sottigliezze. Duello vero, presunto, metafisico o materiale. Duello, quindi guerra come duello, dove nella guerra, ammesso ma non concesso, si possa cogliere il significato trascendente di quei valori che consentono all’uomo la catarsi derivante dall’annullamento dell’Io-inferno e lo spingano verso la rivelazione dell’ Io-superno, ma come le tutte le cose di questo mondo, all’apparire di una strada la natura dialettica te ne pone davanti ai piedi subito un’altra: entrambe sembrano portare alla meta prefissa, ma una è la maschera dell’altra. Nella scelta che sembra essere sottoposta al nostro vaglio dato che “l’uno” diventa “due” e delle due o l’una o l’altra, si rivela l’inganno insito nella stessa scelta (la scelta, lungi dall’essere espressione di libertà, in realtà è un indicatore di una mancanza di informazione) non ci si permetta di scivolare ancora una volta nelle molteplici maschere del mondo dell’effimero perchè, paradossalmente, la strada è la medesima, una e una sola soltanto. Il cambiamneto è illusione, “si può essere solo ciò che si è” la strada te ne rende chiara la sonstanza non solo i contorni…Ciò che chiamiamo transustanziazione è un rivelare la vera sostanza di chi affronta la prova relativamente al momento in cui la prova è affrontata. Come ulterirore conferma di quello che sto dicendo si noti che nelle tradizioni antiche questi sentieri sono immaginati e “colorati” con forme animali che esprimono simbolicamente questa dualità cambiando qualità secondo chi si trovano ad affrontare. Ma non ci si inganni! La strada non è vera e l’animale è solo simbolico, quello che in realtà si affronta siamo noi stessi attraverso quello che la nostra consapevolezza può dirci a proposito del nostro essere principio individuante. La strada e gli eventuali animali simbolo, sono lo specchio rivelatore del nostro essere. Possono ingannarci su noi stessi e sul nostro gardo di consapevolezza, la strada invece non inganna mai.
La strada alla fine è un’onesta compagna. Con la certezze di rendere il tutto ancora un po’ più complicato, aggiungerò che se il due è in realtà è l’uno, il due è sicuramente anche il tre. Il duello: l’uno che diventa due, il due che già plurimo trascina con sé il molteplice, anche se in alcune lingue, sia antiche, sia moderne, il due è un qualcosa di diverso sia dal singolare che dal plurale, rendendo necessaria la forma grammaticale del duale. Una cosa è certa: il due è un “altra unità” che si riflette nell’uno come l’uno si riflette nel due trascinando con sé il tre, così, all’apparizione delle due strade, ne appare immediatamente una terza! Colui che affronterà il percorso, si troverà una triplice possibilità. L’essere umano che arriverà dall’altra parte, avrà delle caratteristiche particolari segnate profondamente dall’esperienza vissuta nel percorrere la via, indicate chiaramente nelle tre tipologie umane decrtitte dagli antichi…L’inferno, il superno, il sublime.Un universo tutto descritto tra l’infame e l’ineffabile. Un universo tra tutto ciò di cui nulla si deve dire e ciò di cui nulla si può dire. Ecco, queste sono le motivazioni, sicuramente oscure perchi è ancora legato alla visione banale e obsoleta della Gladiatura.Basti avere come chiave di lettura che la gladiatura era ed è un duello sacro.

Socio fondatore di Ars Dimicandi, calchi da tempo la scena internazionale promuovendo i contenuti di questa arte, legata alla Legione romana, all’Atletica pesante e alla Gladiatura. Cos’è nello specifico l’Ars Dimicandi?…
L’ARS DIMICANDI è vera archeologia sperimentale. E’ uno scrigno del tempo nel cui interno abbaimo scoperto meraviglie.Analisi puntigliosa, sperimentazione eseguite con precisione maniacale, ci hanno permesso di capire l’immensità della vita dei nostri Padri, il maiuscolo è doveroso. Non si tratta “solamente” di rievocazione Storica, è un essere ed un esserci. Abbiamo Provato a capire, e quel capire si è manifestato tirannico, una volta intravista la luce di quel mondo di cui tutti noi siamo figli, non è stato possibilie rinunciarci. Ci ha avviluppato come meravigliosa panoplea; spogliarcene è impossibile!

…e qual è il suo obbiettivo?
Il suo Obbiettivo? Mi sembra evidente dalle cose sopra scritte.

Qual’ è il tuo consiglio ai giovani che intraprendono l’Ars Dimicandi?
Determinatezza e consapevolezza, uscire dall’avere per cominciare ad essere. Solo in questa maniera sarà possibile essere parte del nostro gruppo. Null’altro.

Consulente storico per il serial televisivo “Rome”, per il film “San Pietro” regia di Giulio Base, ed ora anche per il colossal del remake di BEN HUR. Qual è l’importanza della tua figura professionale nel mondo del cinema?

La mia importanza nel mondo del cinema…
Dire che di importanza ne ho anche solo un po’, mi sembrerebbe un effettivamente eccessivo.
Credo che si possa parlare di un valore aggiunto, di un tentativo di rendere plausibile e storicamente coerente la diatesi temporale inerente al periodo che il film intende trattare.
Ė un privilegio poterlo fare e sottolinea, inoltre, la bontà del “prodotto” che L’Ars Dimicandi propone.
Mi piace pensare che le nostre consulenze, abbiano reso le storie migliori

Autore di alcuni libri: “I Cigni del Sole”, romanzo storico sulla seconda guerra punica, e ” La dottrina segreta del duello” saggio sulla metafisica dell’immortalità insita nel combattimento rituale, mentre è in preparazione “La sublime arte del cigno” – corrispondenze fisico-esoteriche delle arti marziali occidentali. In particolare, che cosa hai voluto evidenziare attraverso questi libri?

Frammenti.
Perché frammenti? Ti rispondo, augurandomi che troppo lungo non sia, con una mia prefazione ad un piccolo libro di racconti intitolato appunto “Frammenti”.

“Perché questo spezzettare e non un eroico quadro policromatico ritraente una realtà senza soluzione di continuo? Che magnifiche figure a tre dimensioni si potrebbero fare se possedessimo il dono non illusorio di dare profondità ai nostri dipinti!

Città immaginifiche, e forse proprio per questo ancor più reali, si formerebbero proprio qui davanti ai nostri occhi, in un’estasi creativa, e simili a demiurghi plasmeremo il nostro mondo così, con carte penna, in uno spazio tutto nostro ed in un tempo che sarà tutto da venire.
Così, con carta e penna, stracciando i mondi mal riusciti, esaltando contorni e forme vibranti di quelli che invece ci appaiono discreti, saremo a nostra volta perfetti, perché potremmo, con la moderna magia, ridisegnare anche noi stessi aggiungendo o togliendo a seconda del più o del meno del nostro metro di misura.
Oh, che mondo invidiabile sarebbe dove, se alla nostra finalmente “posta in essere” capacità creativa, potessimo avere anche lo sguardo d’insieme degli altri innumerevoli mondi che potremmo creare ma che non abbiamo, invece, “posti in essere”.
Oh, che mondo invidiabile sarebbe se potessimo cogliere l’essere ed il non-essere qui adesso, subito, e senz’altro dubbio che dubbio non ci tocchi, che incertezza non ci riconduca alle soglie del relativo noi, oramai esseri assoluti.
Che mondo invidiabile sarebbe!
Ma è un mondo che ancora non potrebbe, se mai lo potesse, essere la mia e solo la mia creazione!
Mi appare fin troppo chiaro che, data la mia e immagino la vostra incapacità di cogliere anche gli altrui mondi creati, resterebbe sempre nella nostra immensa capacità di creatori l’assillo crudele di una possibile disarmonia legata alla nostra divina ignoranza.
Anche come creatori capaci di inventare mondi reali, coglieremo solo alcuni degli innumerevoli mondi possibili immaginati dagli altri creatori pari nostri.
Nel molteplice susseguirsi di visioni si celerebbe, lontano dalla nostra percezione, l’immenso disegno finale che solo l’uno potrebbe cogliere.
Allora in mezzo a questa estasi creativa, la nostra creazione sarebbe solo e comunque un frammento, ed allora che frammento sia…ed allora che sia frammento, pezzo, forse slegato da un altro pezzo, ma che dica che parli rimbombi…che sappia, che di frammenti si parla.
Ho provato a dipingere parole, qualche volta serie, qualche volta divertenti, spesso esaltanti e raramente tristi… provate, se potete, a trovarne il filo conduttore.
In fondo, un frammento è solo un pezzo di un labirinto dove il senso si trova solo a passarci attraverso per giungere dall’altra parte, vittoriosi attraverso l’inganno di una realtà apparente fatta di mille strade che non portano a niente.
Mille non portano a nulla, ma una è una sola porta altrove, così in mezzo ai molti frammenti più o meno inutili, si potrebbe trovare il frammento che conserva la memoria del tutto, dell’unico, come in un frammento di un ologramma che conserva, seppur in modo più sbiadito l’immagine totale.
Ecco, io spero che uno dei miei frammenti celi un barlume di verità.”

L’esperienza più significativa della tua carriera?
La prima volta che ho combattuto in un Anfiteatro…La forza antica che permea quei luoghi è capace di potenza ineludibile, ti prende ti svuota e poi riempie ancora, una catarsi, un crogiolo alchimico che non ti permette un ritorno al “prima”. È un taglio netto un limes
che una volta superato ti afferra tirannico e ti rende cittadino di un mondo con profondità diverse e geometrie inconsuete…Si credo sia tutto.

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?
A priori non scarto nulla, a patto che la proposta sia coerente con le mie conoscenze professionali. Non ho interessi nel mondo del cinema se non in riferimento alla ricerca storica, quindi, all’interno di questo netto confine, ben venga qualsivoglia proposta. Il resto? Il resto è storia ah ah.

Un pregio e un difetto di Leo.
Un difetto? Essere un pallido simulacro dei nostri Padri
Un pregio? Essere un pallido simulacro dei nostri Padri…
Strano come in qualche rarissimo caso pregi e difetti possano coincidere

Progetti futuri?
Continuare a seminare la pianta della conoscenza dei nostri Padri…
Da maggio partiremo verso le nostre mete storiche europee dove combatteremo e spiegheremo, arricchendo gli spettacoli con le nuove informazione dedotte dagli ulteriori studi, la ritualita del duello sacro. Il cinema è solo il corollario di un progetto di “rinascita” della nostra cultura, uno dei molti, la centralità è la nostra esperienza sul campo, gli Anfiteatri, dove tentiamo di calcare le orme profonde della nostra Tradizione

 Grazie Leo per il tuo tempo. Voce Spettacolo ti augura il meglio per la tua vita e carriera.

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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