Intervista con il Dj e Produttore FRANCO MOIRAGHI

Abbiamo intervistato il celebre Dj e Produttore Franco Moiraghi, di seguito l’intervista per voi lettori! (di Michele Valente).

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Ciao Franco! grazie per essere ospite di Voce Spettacolo. Ci parli un pò dei tuoi inizi e della passione di fare musica? Com’è nato tutto e quali sono state le tue influenze?

Ho iniziato quando avevo 18 anni, con delle radio private, amavo moltissimo la musica e quindi mi divertivo anche con gli amici. Suonavamo nei box e nelle cantine delle case, poi insieme ad alcuni amici avevamo preso in gestione un piccolo locale in centro a Milano, che non andava molto bene e da lì ho iniziato a mettere dischi. Vengo da un genere musicale che amo, cioè la musica Black, Soul e Jazz però durante quegli anni ascoltavo anche i Doors, i Depeche Mode, David Bowie, purtroppo appena scomparso, i Led Zeppelin, Rolling Stones e James Brown. Quindi ascoltavo la “musica nera” come anche il Funky ed anche altra musica come Michael Jackson, musica rock oppure anche musica un pò dark come i Sex Pistols oppure anche Iggy Pop, Lou Reed. Mi piaceva anche la musica Country e ascoltavo anche Bob Dylan e Cat Stevens.

..Quando hai iniziato invece con l’House ?

Per quanto riguarda la musica House suonavo negli anni ‘80 già a Rimini, nell’87 suonavo al Peter Pan, suonavo con Massimo Riva, il chitarrista di Vasco Rossi, che purtroppo non c’è più. La musica house nasceva in quegli anni, io venivo dalla discomusic, dal funky. La musica house, che significa letteralmente “musica fatta in casa”, arrivava da Chicago. Sanciva un cambiamento, infatti i dj di allora avevano sostituito la batteria con la “cassa dritta” e di suoni iniziavano ad essere campionati. Fondamentalmente, la musica house proveniva dalla musica Soul, come quella di Frankie Knuckles e tanti altri. Proveniva tutto da un genere molto vocal, ma sempre con un’anima Soul.

 

Sei senza dubbio uno dei dj e produttori italiani più famosi nel mondo, colonna portante dell’house music, hai presenziato in consolle di club importantissimi nel mondo. Cosa ti hanno lasciato tutte queste esperienze professionali ed a quale posto o paese rimani più legato?

  

Come paese rimango molto legato all’Italia, soprattutto a Milano, la Milano da bere, ai locali storici come Time, o Tuttifrutti, poi sono legato soprattutto alla Riviera Romagnola, a Riccione o locali come il Peter Pan oppure il Prince, il Pacha. Poi sono legato chiaramente alla Spagna, sono andato lì nell’86 dove ho cominciato ad amare Ibiza, Barcellona.  Ho cominciato a suonare all’Amnesia di Ibiza, Nel ’91-‘92 e poi ho suonato al Cipriani, Pacha, allo Space. Sono anche molto legato alla Grecia, l’ho girata un po’ tutta, Sono stato a Mikonos, Atene, Santorini, Corfù quindi anche la Grecia mi piace tanto. Poi dopo, sono stato anche a Miami per tanti anni. Ho girato anche tutta l’Europa; Ibiza però, rimane sempre nel mio cuore, perché ho capito che lì la gente mi accettava per quello che facevo, per come suonavo, per quello che ero, non perché ero famoso. Ho avuto anche un passato in Inghilterra dove ho fatto “feel my body” ’95, mixato da Faithless, suonavo spesso anche a Parigi, ad Amsterdam, suonavo con la UMM, la Flying Records con cui si era avuto un grande successo in quel periodo. Ad ogni modo, oggi è cambiato tutto, uno fa il produttore di dischi e poi si inventa dj, io facevo già il dj e poi ho fatto le mie produzioni. Oggi ci sono tanti che fanno i produttori e poi fanno anche i dj, anche perché oggi è più facile fare il dj con gli strumenti a disposizione. Ieri, se non andavi a comprare i vinili, quindi se non investivi sul tuo lavoro, non potevi fare questo mestiere. Adesso la musica la scarichi sul computer, fa tutto il computer. Oggi fanno tutti i dj, quando lo facevo io, mia madre mi chiedeva…. ma che lavoro è il dj? Mi diceva che ero un “lazzarone” perchè lavoravo di notte, adesso invece va molto di moda, però alla fine secondo me, vince sempre la professionalità.

Io oggi dopo tanti anni, suono ancora, c’entra sempre molto la qualità e il gusto per fare questo mestiere, soprattutto per capire il pubblico. Ai miei tempi non avevamo nemmeno il telefono in casa della mia famiglia, oggi si ha tutto. Bisogna saper apprezzare le cose che ti conquisti giorno per giorno. Oggi un bambino di 8 anni ha già il cellulare, a 18 anni ha giá una bella macchina, io avevo una Panda 30… Quando hai tutto, secondo me diventi triste e non ti diverti più. Io mi diverto ancora oggi perché amo questo mestiere e amo la musica.

 

Come pensi stia cambiando il panorama dance internazionale rispetto alle tendenze del passato e come vedi il futuro, alla luce dei nuovi sviluppi, sempre più incentrati sulla ricerca di sfumature di genere e sullo sviluppo dei mezzi tecnologici, a disposizione dei dj e produttori?

 

Da poco è morto David Bowie. Io ascoltavo i brani di David Bowie alla fine degli anni ‘70. Ad oggi, ricreare gli stessi suoni, anche con la tecnologia di oggi, come i suoni psichedelici di Giorgio Moroder oppure i Depeche Mode é veramente difficile. Se tu ascolti la musica minimale o house che fanno adesso, sono solo poche melodie e molto strumentali. Troviamo forse un po’ più di melodia nelle produzioni che fa Calvin Harris o Gavid Guetta. Se pensi a “Children” di Robert Miles, è un pezzo molto strumentale ma geniale perché aveva una melodia bellissima, oppure Jaydee con “Plastic Dreams”, “Your Love” di Frankie Knuckles..

..oppure il tuo pezzo « Feel my body » aggiungerei..

 ….devo ringraziare il mio amico Dj Alberto Lolli con cui ascoltiamo tantissimi brani, 50 o 100 brani al giorno ma poi ne scegliamo solo uno o due. Tutti adesso producono e si fanno la propria etichetta. Una volta, quando facevi un disco, lo davi ad un’etichetta ma se il disco non piaceva, il discografico ti diceva di no, anche perché doveva fare il plast che costava minimo 500 mila lire e poi stamparne almeno 1000 copie. Quindi se il disco non piaceva, dovevi metterlo nel cassetto. Oggi qualunque disco, bello o brutto, se lo si mette in rete, diventa pubblico. Oggi c’è un’apertura maggiore per i produttori. Ai miei tempi, tanti produttori che erano bravi non riuscivano a far uscire i propri dischi perché era una questione di gusti di chi ti produceva. Oggi è molto più facile, ma è anche difficile per il fatto che i produttori sono milioni. Secondo me fa bene sempre una piccola gavetta, soprattutto per i ragazzi giovani che non hanno nemmeno una grande cultura della musica, molto spesso. Noi siamo nati con una tempra diversa. Secondo me l’anima degli anni ‘60 ‘70 e anche ‘80 e ‘90 rimane sempre nei dischi di oggi. E’ stata una grande evoluzione della dance, passando da Studio 54 allo Space di Ibiza, tuttavia qualcosa rimane sempre, vedi per esempio Nile Rogers che fa dischi con i Daft Punk, oppure con i Duran Duran, oppure “Last Dance” con David Bowie. Stessa cosa ha fatto Giorgio Moroder, quindi c’è sempre l’anima di quell’epoca. Come nella moda o nella pittura o nel cinema, rimane sempre qualcosa di quel tempo.

 

Hai collaborato e ti sei esibito al fianco di grandissimi artisti del calibro di Dave Morales, Sven Väth, Deep Dish, LLVega, Roger Sanchez, Tony Humphries, Frankie Knukles, Erick Morillo ed altri. Quanto sono importanti per te le collaborazioni con altri artisti e le sinergie che si possono creare? Molti ritengono che noi italiani siamo spesso individualisti, sei anche tu di questo avviso?

 

Penso che noi dj italiani non siamo uniti, facciamo poco gruppo, così come avviene nella politica, siamo troppo protagonisti. I francesi invece hanno sempre fatto gruppo, guarda David Guetta o Bop Sinclar, i Daft Punk o Martin Solveig, oppure anche gli inglesi come Sasha, Carl Cox o Paul Oakenfold e gli Americani come Humpries o Morales. Noi italiani vogliamo invece sempre essere protagonisti, ne danno esempio le radio o anche la televisione. Se solo fossimo più uniti noi dj nelle produzioni e ci fossero più collaborazioni, senza manie di protagonismo…..vedi per esempio il Barcellona nel calcio, é pieno di campioni come Messi, Neymar ecc, tuttavia se non fai squadra e non si è uniti, non si arriva da nessuna parte…vedi lo stesso Messi nell’Argentina. Poi se sei Maradona…ma purtroppo non lo siamo tutti… Noi siamo troppo egoisti e presuntuosi, del tipo “tu non sai chi sono io”, “io sono il numero uno e basta”…é un pó triste secondo me. Pensa che i dj piú famosi italiani hanno avuto successo all’estero, penso ad esempio a Carola oppure Capriati…

Come si dice… “nemo profeta in patria”..

..tornando al calcio, vedi Zola o Verratti e tanti altri. Da noi purtroppo ci sono i cosiddetti inciuci, se non conosci quello giusto che non ti passa il disco, se non conosci il direttore per un articolo…bisogna chiedersi come mai grandi artisti di talento, vedi per esempio Mario Biondi che canta da una vita e viene fuori solo da poco… e secondo me non ha avuto nemmeno il successo che merita..e tanti altri, poi vedi invece all’estero grandi artisti vengono fuori da trasmissioni come X-Factor.

 

Il tuo singolo “Feel my body” del ’95 ha costituito una delle tue più grosse produzioni, ancora molto attuale e suonato nel mondo. Com’è nato questo pezzo e che ricordi hai di quel periodo magico?

  

In quel periodo suonavo molto Moroder, un genere un pó elettronico, lavoravo con Marco Delle Luche, anche lui di Bolzano come Moroder, ero ad Ibiza e sentivo tutti questi dj di musica elettronica, così ho preso spunto da quel tipo di musica quando ho fatto “feel my body”, con quegli effetti, le rullate, la voce. Era un pezzo che poteva andare avanti anche un’ora. È un disco nato così, pensa che l’abbiamo fatto in una cantina con Jimmy Mcfoy, con il computer ancora in bianco e nero e con i campionatori, poi le voci le abbiamo messe sulla tastiera…. se ci penso è una cosa incredibile. Quando c’è l’anima e quando hai un pezzo in testa o una buona ispirazione e la fantasia… Poi ho avuto la fortuna di avere una buona etichetta in quel periodo, la Flying Records, poi il pezzo è stato remixato da Rollo e i Sister Bliss, poi divenuti Faithless. Era il periodo dei Prodigy e degli Underworld e di tutto ciò mi rimane un bellissimo ricordo.

 

Su cosa stai lavorando al momento e quali sono i tuoi progetti futuri ?

 

Sono appena tornato da New York, ho lavorato ad Abu Dhabi per Cipriani, partirò poi per Dubai, poi di nuovo ad Ibiza a suonare al Sa Trinxa, Cipriani ed altri locali. Inoltre sto preparando un disco nuovo, vorrei fare qualcosa di particolare, qualcosa che rimanga in testa, non è facile, ma piuttosto che fare una produzione al giorno, preferisco farne una giusta di cui io sia convinto. Quindi avrò questo progetto per l’estate e vediamo un po’ come va, cercherò di fare qualcosa di diverso e di originale, che potrà piacere o meno ma l’importante è che sia diversa dalle altre.

 

Grazie mille Franco, sei stato gentilissimo. Noi di Voce Spettacolo vi auguriamo i migliori successi per il futuro e ti facciamo un grosso in bocc’al lupo!

 

 

Biografia di Franco Moiraghi :

FRANCO MOIRAGHI D.J.PRODUCER SUO GRANDE SUCCESSO “FEEL MY BODY HIT MONDIALE NEL PANORAMA DANCE, REMIXATA ANCHE DAI FAITHLESS. HA COLLABORATO CON  ARTISTI DEL CALIBRO DI BARRY WIHITE GLORIA GAYNOR, SIMPLY RED,FIRST CHOICE,DUKE,JIMMY BO HORNE,SISTER SLEDGE,CHIC,LA TOYA JACKSON,SIMPLE MINDS,BARBARA TUCKER E CON  LABELS COME  TWISTED,AZULi,YELLOW ORANGE,JELLYBEAN RECORDS,HA SUONATO NEI CLUB + FAMOSI COME AMNESIA IBIZA,PACHA IBIZA, BLUE MARLIN IBIZA,SA TRINXA IBIZA, PRINCE ,PETER PAN,& PASCIA’ RICCIONE CAVO PARADISO MIYKONOS,ESCAPE AMSTERDAM,PACHA LONDON, PACHA BARCELLONA,MATINEE BARCELLONA COMPLEX LONDRA BAIN&DOUCHE & QUEEN PARIGI TITO’S PALMA DE MALLORCA, THE CLUB MILANO NIKKI BEACH MIAMI,BAMBOO BUCAREST,OXA AND NYX SVIZZERA.CIPRIANI DOWNTOWN IBIZA CIPRIANI YAS ISLAND ABU DHABI BOOOM IBIZA E MOLTI ALTRI…… REMIX  FRANK’O MOIRAGHI “FEEL MY BODY ” BY SOUL AVENGERZ, ALBUM FRANK’O MOIRAGHI “FEEL THE SOUND” E COMPILATION IBIZA DANCEFLOOR CON HAPPY MUSIC RECORDS FROM PARIGI (FRANCIA) COLONNA SONORA X SFILATE CON GIORGIO ARMANI JEAN PAUL GAULTIER .SPECIAL GUEST NEL PROGRAMMA TELEVISIVO PARTY PEOPLE IBIZA SU RAI 2.IN USCITA MIO NUOVO PROGETTO MUSICALE DAL TITOLO PARTY PEOPLE SU PURPLE MUSIC.

 

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Michele Valente

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Michele Valente è Editor in Chief di Voce Spettacolo. Laureato in Economia Aziendale all'Università di Parma, si occupa di Spettacolo e soprattutto di ambiti legati alla musica e NightLife. Una delle sue peculiarità è intervistare dj famosi nel mondo.
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