Intervista con il regista. Enrico Lando

di Gianfranco De Cataldo.

 

Ciao Enrico! La prima domanda. Un tuffo nel passato. Da bambino dicevi… “da grande farò”…?

Ho sempre volute fare il regista, anche all’asilo ero convinto che lo avrei fatto. Probabilmente non sapevo neanche cosa fosse ma ne ero convinto. Strano perché in famiglia nessuno era dell’ambiente e quindi non so bene da dove arrivasse questa certezza.

Tanti pensano che fare il regista sia fare solamente soldi, in realtà è soprattutto passione con tanti sacrifici, raccontaci come nasce la tua…

Se pensano così si sbagliano di grosso. Fare il regista in Italia vuol dire fare umilmente tanta gavetta. Per questo se non hai una grande passione non ce la puoi fare. Ti prendi tante di quelle mazzate che solo un pazzo insisterebbe. Ma in fondo per fare questo mestiere bisogna essere un po’ pazzi.

Secondo te come è possibile scrivere ancora cinema di qualità?

Se unisci il talento al sacrificio tutto è possibile. Purtroppo spesso manca l’uno e l’altro.

Il lavoro del regista oggi.

Non posso parlare per gli altri ma quello che succede in Italia oggi non rende le cose molto facili. Purtroppo quando incassi con un film di genere poi diventa quasi impossibile dirigere un lavoro di tipo diverso. Quando un produttore, ad esempio, vuole fare un film comico prepara un pacchetto con il regista comico, attori comici, sceneggiatori comici, ecc. rendendo così impossibile ad un autore di esprimersi con storie originali e magari molto più interessanti. Questo vale per ogni genere. Ho l’impressione che all’estero si abbia molto più rispetto per gli autori (ma anche per gli attori) e le loro storie. Questo non vuol dire avere una politica diversa da quella commerciale.

Come nascono le tue idee?

Non esiste una formula. Le idee possono nascere in qualunque momento e in qualsiasi contesto. Basta un piccolo spunto per poi sviluppare una storia.

Per quale tuo lavoro nutri maggiormente affezione? Quale invece ti ha dato filo da torcere?

Sono molto affezionato ai lavori che mi sono autoprodotto. E’ ovvio che quando lavori potendo fare quello che vuoi con i tuoi amici le cose alla fine ti soddisfano di più. Le cose diventano difficili quando, invece, sei costretto a lavorare con poca libertà e con persone poco umili.

Un film che avresti voluto dirigere.

Ho amato molti film ma ogni regista ha il suo stile e forse li ho amati proprio grazie allo stile del regista. Se li avessi girati io sarebbero diventati altri film. Quindi ti rispondo che voglio dirigere solo cose nuove.

Raccontaci qualche aneddoto o retroscena dei tuoi lavori e delle tue esperienze passate.

Sconsiglio a tutti di lavorare con animali se non sono addestrati per il set. Stavo girando il mio corto It’s a Goat’s Life! e la scena prevedeva il protagonista a latto con una capra. Ad ogni azione saltava giù dal letto e scappava. Dopo un’ora, la troupe ha iniziato a spazientirsi e voleva rinunciare alla scena. Credo che volessero linciarmi. Ho chiesto un ultimo ciak e questa volta quando l’attore ha detto alla capra di amarla, questa gli ha dato un bacio in bocca. Tutti hanno applaudito e devo dire che è stato un bel momento.

Se la tua vita fosse un film o una canzone, quale sarebbe? E perché?

Sarebbe ancora in fase di scrittura.

I soliti idioti : da dove nasce l’idea ?

Lo spunto è arrivato da un programma inglese che si chiamava Little Britain. Io ho passato otto anni in Inghilterra per cui mi sono portato dietro una grande cultura di sketchcom inglesi. In Italia non si faceva satira sociale e non esisteva una comicità scorretta. Mancava quella cattiveria che è invece tipica in Inghilterra. Alla fine è andata bene anche qui ma non mi spiego perché nessuno continui in quella direzione visto il successo ottenuto.

Amici come noi : parlaci di questo tuo ultimo progetto.

Amici Come Noi è uscito in sala nel 2014 e non è il mio ultimo progetto. Dopo quel lavoro ho presentato a maggio di quest’anno La Storia Dell’Orso al festival di Trento e in novembre è prevista l’uscita in sala del mio ultimo film Quel Bravo Ragazzo con protagonista Herbert Ballerina.

Il futuro del Cinema in Italia secondo te.

Ogni tanto si fanno delle cose molto belle con riconoscimenti internazionali. Non serve che li citi. Se potessi decidere io punterei a coproduzioni con l’estero per avere qualcosa che ci stimoli di più dal punto di vista autoriale e produttivo.

Cosa consigli agli aspiranti registi?

Se siete veramente convinti non ascoltate nessuno e andate avanti con le vostre idee. Non uniformatevi e provateci sempre. La cosa più importante, però, è l’umiltà.

Progetti futuri?

Girerò un film in ottobre ma non posso dire molto.

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).

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