Intervista con il regista Fausto Romano

 

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Ciao Fausto! La prima domanda. Un tuffo nel passato. Da bambino dicevi… “da grande farò”?
Da piccolo pensavo che i bambini restassero sempre bambini, per questo non mi ponevo minimamente la domanda del “cosa avrei fatto da grande”.

Tanti pensano che fare il regista sia fare solamente soldi, in realtà è soprattutto passione con tanti sacrifici, raccontaci come nasce la tua…
Eeeeh! Il mio pensiero si può riassumere in due frasi che leggevo ogni mattina quando entravo in Accademia, perché le avevo scritte sulla prima pagina del mio diario. Una è di Goethe che dice: “Vorrei che il palcoscenico fosse sottile come la corda di un funambolo affinché nessun inetto vi ci si arrischiasse sopra”. L’altra è di Eduardo De Filippo che, al termine della sua carriera, quando gli chiesero cos’era stato fare il teatro rispose: “è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo”. Penso che valga anche per il cinema.

Il lavoro del regista oggi.
Mi sto avvicinando con attenzione e curiosità a questo mestiere, ma m’è bastato girare un cortometraggio per capire i pregi e i difetti del mestiere. Penso che il regista debba essere al di là di tutto. Viviamo in un periodo dove il cinema è un becero siparietto di sciocchini e non dice assolutamente nulla. Sta diventanto, anzi è diventata, un’arte completamente inutile. Io vado poco al cinema perché mi annoio, mi annoio tantissimo. Per non parlare del teatro. Dio mio! Mi annoio perché non c’è il sogno, non c’è l’altro. C’è una bieca, flebile, realtà scimmiottata da gente che andrebbe rinchiusa in un centro di igiene mentale. Sono luoghi dove non ci sono uomini, ma fantocci che disertano la vita, però vogliono metterla in scena – come se si dovesse mettere in scena la vita. E poi ci sono quelli che fanno il cinema sociale – che diavolicchio è? basta! vi prego col sociale! – come se bastasse far vedere un padre che gira per gli uffici di collocamento in cerca di un lavoro. Lo sappiamo che c’è un grande tasso di disoccupazione, i telegiornali, le rubriche, le trasmissioni da the pomeridiano ce lo spernacchiano ogni giorno… Nell’arte un uomo disoccupato NON può essere solo uomo disoccupato. Naturalmente io qui parlo sempre di arte, e il cinema di oggi pare fuggirla, come dinanzi alla malaria. Non so se mi son fatto comprendere, se così non fosse pazienza. Lacan è dalla mia parte.

Come nascono le tue idee?
Osservare ed esplorare. Questo è tutto. E i perché! Le idee nascono dalle domande. Un artista dovrebbe affogare nelle domande per poi porle al mondo. Non dare risposte, perché non si fa arte per far star tranquillla l’umanità. Guai! Ecco, io sono come i bambini di sette anni che si chiedono il perché di ogni cosa che vedono. E solitudine. L’artista è fondamentalmente un uomo solo. Sempre.

Un film che avresti voluto dirigere.
Quello che dirigerò.

Raccontaci qualche aneddoto o retroscena dei tuoi lavori e delle tue esperienze passate.
In CRATTA dovevamo girare delle scene in una chiesa. Insieme al mio scenografo abbiamo iniziato a esplorare tutte le chiese del Salento. Avevo bene in mente quella che volevo e come doveva essere e le più erano troppo sfarzose e moderne. Comunque, dopo mille sopralluoghi, finalmente la troviamo. Parliamo col parroco, gli spiego il progetto, gli faccio leggere la sceneggiatura, gli regalo pacchi di buonissimo incenso fatto arrivare dalla Persia e dall’Egitto e lui accetta felice. Ma proprio felice che io dico: e poi dicono parole ai preti! Il giorno prima delle riprese, ci manda una mail vietandoci categoricamente le riprese, finanche di entrare in chiesa. Non ho mai scoperto il perché. La notte prima delle riprese ho dovuto rimettere mano alla sceneggiatura e alla fine ho trovato una soluzione, migliore di quella che avevo pensato in fase di scrittura. Per dire che le difficoltà, nel percorso creativo, sono fondamentali. Certo, se a James Cameron, il giorno prima delle riprese gli avessero vietato di salire sul Titanic, non so cosa si sarebbe inventato.

Cratta : parlaci di questo tuo ultimo lavoro.
CRATTA è la cosa più bella che ho fatto nella mia vita. Lo amo più di me stesso. Quando lo rivedo mi diverto e son tutto un fremito e inizio a sudare e mi emoziono e mi piace così tanto che dopo mi viene da andare in giro per la sala in cerca del regista perché voglio incontrarlo e stringergli la mano. Insomma, se fosse l’unica opera della mia carriera da regista, sarei felice di averla realizzata, perché è piena di tanti miei perché.

Progetti futuri?
Ho talmente tanti progetti futuri che spero di rincarnarmi.

Manda un saluto ai nostri lettori.
Siate un pubblico esigente. Si è sempre in due. Purtroppo e per fortuna. E sappiate che più salirà il vostro grado culturale e più l’arte sarà in grando di compiere meraviglie. Tanti sorrisi!

Walter Nicoletti
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