costner

di Emanuela Del Zompo.

Bagno di folla per Kevin Costner che presenta Black and White durante un incontro aperto al pubblico. Un cast da Oscar per un film che tratta il tema del razzismo.

SINOSSI

Rimasto vedovo dopo l’improvvisa morte della moglie, l’avvocato Elliott Anderson (Kevin Costner), affoga il suo dolore nell’alcol e si scontra con le difficoltà che derivano dal crescere la nipotina birazziale, Eloise. Il mondo di Elliott viene letteralmente sconvolto quando la nonna paterna della bambina, Rowena (l’attrice premio Oscar Octavia Spencer), chiede che Eloise venga affidata alle cure del padre, Reggie, un drogato che aveva abbandonato la figlia, subito dopo la morte della madre, avvenuta per complicanze durante il parto. Ne scaturisce una battaglia per l’affidamento che fa riemergere vecchie convinzioni e pregiudizi a lungo rimasti sopiti. Black and withe è un film che poggia su un delicato equilibrio tra tragedia e commedia, nel raccontare la storia di un uomo disperato che deve trovare una strada, per sfuggire alla tristezza e alla disperazione, verso la comprensione e il perdono, il tutto in nome dell’amore per la sua nipotina. Mike Binder ha scritto e diretto questo film, nel quale il cineasta torna a collaborare assieme a kevin Costner. tratto da una vicenda realmente accaduta, il film offre uno sguardo su due mondi molto diversi, in cui nulla è semplicemente bianco o nero.

Note del regista

Abbiamo ancora un grosso problema legato al razzismo in questo paese. La gente si vede bianca, nera o marrone. Ci vediamo per chi siamo piuttosto per quel che siamo. Credo che il Presidente Obama lo abbia spiegato bene la notte in cui parlò di George Zimmerman: Dobbiamo riuscire a capire come superare questa cosa. Io ho 2 figlie e loro se la cavano meglio di me in questo senso. Non vedono le persone per il loro colore della pelle, o per la loro identità sessuale, vedono le persone semplicemente come persone. Black and White si basa una situazione che è capitata a me. Diversi anni fa, la sorella di mia moglie morì a 33 anni. Aveva un figlio di 7 anni che è birazziale. Suo padre era scomparso dalla sua vita e la famiglia viveva a South Central. Sono molto presenti nella sua vita, ma siamo stati io e mia moglie a crescere il bambino. Sotto molti punti di vista è cresciuto in due mondi diversi: Santa Monica e South Central. E’ stato un bambino felice, ma tutte le persone consideravano un problema che fosse per metà bianco e per metà nero. Sua nonna adorava mia moglie Diane. Ma secondo me, se fosse successo qualcosa a Diane non sarebbero stati felici che lo crescessi io da solo. Perciò volevo descrivere questo scenario e fare un film che innescasse una conversazione sulla direzione che sta prendendo la questione razziale in questo Paese. Quello che ci salverà, secondo me, sarà il mischiarci tra di noi il più possibile, in modo che i nostri figli non sapranno più di che colore sono. e a quel punto saranno solamente persone. Ho visto questo film prima solo con persone bianche, poi solo con quelle nere ed infine insieme ad un pubblico di colori diversi. E’ piaciuto a tutti. E poi c’è una grande dose di humor. La gente comprende la storia, si identifica, il chè mi da speranza. Perché viviamo tutti assieme su quest’isola: nessuno può scappare perciò faremmo meglio a capire come vivere assieme.

Come mai ha deciso di interpretare questo personaggio?

Ho letto la sceneggiatura e mi è subito entrata dentro. Mi ha commosso sin dalla prima pagina. Elliott è un personaggio distrutto, ha perso la compagna della vita.
Credo che questo sia un film molto commerciale, che andava fatto a tutti i costi.

La scena del dibattito sul razzismo che si svolge in un aula di giustizia è sorprendente e da prova di una straordinaria performance da parte sua: che emozioni le ha dato recitarla e qual è stato il processo di recitazione che ha affrontato?

Premetto che avrei pagato per fare questo film proprio per questa scena e per l’argomento trattato. Quando ho parlato con mia moglie dicendole che avrei finanziato il film, lei dapprima è rimasta incredula alle mie parole poi mi ha detto “se ci credi veramente così tanto, lo devi fare”; non sapevo ancora che il personaggio sarebbe crollato! Ed ho pensato che quel discorso in tribunale avrebbe fatto grande il film. Quel discorso è stato scritto e recitato con amore. Negli Stati Uniti il razzismo è ancora profondo. Ed ho voluto girare il film proprio nei luoghi dove sono nato e cresciuto. Il dibattito che Elliott fa in quell’aula acquisisce un significato per le persone di tutto il mondo ed è questo: non è il mio primo pensiero che conta, ma il secondo e il terzo e il quarto, e quelli sono i pensieri che mi definiranno come qualcuno che è tollerante o come qualcuno che è ignorante, o peggio un razzista. Non suona come una predica, viene fuori da una bocca davvero insolita. E’ questo che innesca il dibattito. E’ una grande storia, una grande sceneggiatura americana.

Sei stato ad Orvieto con la tua band a celebrare il 4 luglio, la festa dell’indipendenza americana ci racconti di questa esperienza?

Mi sento fortunato ad avere avuto un’opportunità del genere, ad essere in quel posto così magico davanti al duomo di Orvieto ed insieme all’orchestra che ha suonato insieme a noi. E’ stata un’emozione unica che vorrei ripetere: l’emozione è stata così grande che ho dimenticato alcuni versi di una mia canzone. Sono grato a chi mi ha invitato.

Come considera il cinema?

Un potente mezzo comunicativo ed i film vanno visti in quanto tali e non per far cassa al botteghino. Sono un mezzo importante che veicolano le nostre emozioni, danno tanti messaggi e può cambiare la vita alle persone.

 

(foto di Massimiliano Zoppo)

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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