Intervista con l’attore. Marco Gambino

Il nostro redattore Gianfranco De Cataldo ha intervistato l’attore Marco Gambino. Di seguito l’intervista esclusiva rilasciata per voi lettori.

 

Ciao Marco! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambino cosa sognavi di fare?

Gia’ all’eta di 6 anni volevo fare l’attore. Convinzione alimentata dal successo che riscuotevano le poesie che durante le grandi riunioni familiari recitavo su imposizione materna in piedi su una sedia alla fine del pranzo.

Cosa significa essere attori, oggi.

E’ una professione che oggi più che mai richiede oltre al talento artistico una buona conoscenza dei meccanismi produttivi che ruotano attorno ad un film piuttosto che ad un adattamento teatrale. L’ attore contemporaneo perfetto e’ anche produttore esecutivo cioe’ colui che attraverso contatti ed esperienza contribuisce attivamente alla realizzazione del progetto in cui crede. Insomma oggi non basta essere bravi , avere “ la faccia giusta” per un determinato ruolo o ancora peggio aspettare che il tuo agente ti chiami per proporti un provino.

Le soddisfazioni che ti sei tolto (un po’ di autocelebrazione non fa mai male!).

Tornare a Palermo al Teatro Biondo con Parole d’onore dopo 24 anni di “esilio” e trovarmi ogni sera di fronte ad un pubblico “ con il fiato sospeso “.

Generalmente per un attore bisogna avere chiaro cosa il personaggio sia per se stesso, assorbirlo, ma avere poi l’elasticità di farsi guidare dalle emozioni. Ci racconti come ti prepari?

L’attore, come lo scrittore e’ un ladro professionista. La nostra immaginazione va nutrita dalla vita che quotidianamente ci scorre intorno. Osservare la gente e’ il mio esercizio preferito. Ho imparato a guardarle con estrema attenzione senza che loro se ne accorgano. Rubo gesti, espressioni, modi di camminare, di ascoltare. Alla sera annoto tutto su un moleskin. Sono loro la mia banca dati, l’archivio prezioso al quale mi rivolgo come fonte prima quando devo affrontare un personaggio. Paradossalmente ciò che scrivo e’ piu’ forte di un immagine e mi riporta in un attimo a quella persona o situazione. Le emozioni le aggiungo in una fase successiva e comunque non prima di aver assimilato il testo.

Il tuo primo esordio, cosa ricordi?

Salire sulla sedia a 6 anni per recitare La cavallina storna di Pascoli davanti ai parenti. Vedere le lacrime scendere sulla guancia della mia madrina di battesimo e sentire il cuore battere forte per l’emozione che poteva provocare la semplice interpretazione di una poesia. Riuscire a far commuovere rappresentava allora per me la misura del talento.

L’importanza della formazione artistica.

Per un attore e’ senz’altro importante avere una formazione che gli consenta di sperimentare gestendo quelli che mi piace definire i suoi talenti innati, ma sopratutto e’ fondamentale lavorare, fare esperienza sul campo. E’ solo attraverso il lavoro che l’attore riesce a maturare una sua tecnica e a compiere le sue scelte artistiche. Cio’ che s’impara a scuola va assimilato digerito e poi messo da parte per far posto a quell’assoluto personale senza il quale nel nostro mestiere e’ impossibile andare avanti.

Differenze lavorative tra Inghilterra e Italia.

Ci troviamo di fronte a due culture profondamente diverse ( in Inghilterra il teatro fa parte integrante della formazione di base del cittadino mentre in Italia tristemente no ) alle quali corrispondono due tipi d’insegnamento distinti . In Inghilterra normalmente si da la precedenza alla tecnica (Basti pensare ai testi di Shakespeare impossibili da recitare senza un preciso metodo ) e si mette in secondo piano l’individualita’ . In Italia immaginazione ed emotività prevalgono sulla tecnica in perfetto accordo con i principi della Commedia dell’Arte in cui e’ l’attore con la sua personalità a costruire il testo sulla base di un canovaccio.

Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe? E perché?

Vorrei essere Father Flynn in “ il Dubbio” ( Doubt ). Ruolo perfetto per un attore straordinario come Philip Seymour Hofmann. Un film che ho visto e rivisto e che cito spesso. Il carisma dei preti mi ha sempre affascinato. Il potere che hanno quando sono sul pulpito d’incantare, di annoiare, di agitare conquista sempre. E poi un prete che scorge nel dubbio un veicolo per la fede non smettera’ mai di “ cercare” e quindi non si annoierà mai .

Teatro o Cinema : dove ti trovi piu’ a tuo agio?

Uno grida mentre l’altro sussurra. Un do di petto il primo , una nota sfumata ,ma non per questo meno intensa , il secondo. Li amo entrambi anche se il palcoscenico con il suo essere “ in diretta “ ogni volta che ci salgo mi mette addosso un’energia indescrivibile.

Parole d’Onore : parlaci di questo tuo spettacolo.

E’ avvenuto per caso, con un regalo. Un mio amico, lo scrittore Vittorio Bongiorno, un giorno mi porta Parole d’onore, l’ultimo libro di Attilio Bolzoni e mi dice “ leggilo e pensa a farne un monologo”. Lo leggo, mi piace. E’ sobrio e m’ispira. Bolzoni, firma storica del giornalismo italiano, siciliano, ripercorre in quel testo gli appunti accumulati in trent’anni di reportage: conversazioni, registrazioni, interviste a boss “ pentiti” e ad altri mafiosi che mantenevano la loro autorità pur stando dietro le sbarre. E’ l’ottobre del 2008. Tre settimane dopo siamo gia al lavoro per trasformare Parole d’onore in “ Teatro”. E’ il racconto “ di un viaggio nei territori mafiosi, attraverso una raccolta dei loro pensieri e dei loro ragionamenti…”. Nessuno prima di A.B. ha provato a raccontare Cosa Nostra in maniera cosi’ “schietta” e scevra da giudizi. La mafia senza orpelli non poteva non diventare il soggetto per uno spettacolo universale destinato a debuttare in un paese che non fosse l’Italia. Dall’Agosto del 2009 ad oggi sono circa 600 le rappresentazioni che ho fatto in giro per l’ Europa in tre lingue diverse.

Aneddoti o curiosita’ eventuali legate al tuo cognome all’estero.

Molti anni fa quando iniziai la mia carriera di attore in in Inghilterra la mia agente di allora mi propose di cambiare il mio nome in Mark mantenendo il cognome Gambino. Ogni audizione era regolarmente preceduta da ammicamenti e battute piu’ o meno ironiche sulla presunta parentela con la famiglia mafiosa italoamericana. Sempre in quel periodo un amico di Londra , dovendomi recare a NY qualche giorno , chiese ad una sua conoscente se potesse ospitarmi per qualche giorno nel suo appartamento. Fu gentilissima e disse subito di si . Ma quando lui le disse come mi chiamavo cambio’ subito idea. Dopo qualche mese tornai a chiamarmi Marco Gambino.

Progetti futuri?

Debuttero’ il 30 Ottobre al Teatro Biondo di Palermo con I Persiani a Caporetto di Roberto Cavosi in compagnia con Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio. Una tournée in Brasile in Dicembre con Invitation au voyage, un recital per voce e pianoforte insieme a Marcelo Bratke grande pianista di S.Paulo .Sto preparando un nuovo monologo sulla natura adattato da un racconto su un giardiniere molto particolare.

Manda un saluto ai nostri lettori.

Cari amici di Voce e Spettacolo un saluto da Londra e spero prima o poi di riuscire a conoscervi tutti.

 

Walter Nicoletti
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