Intervista con l’attore. Massimiliano Frateschi

Ho incontrato Massimiliano Frateschi per una lunga chiacchierata, toccando diversi argomenti, dall’infanzia ai progetti futuri.
Una carriera iniziata in teatro con il grande maestro Binasco, poi l’approdo al cinema con Ragazze a mano Armata e To Rome with love, fino all’arrivo in tv nelle fiction Un medico in famiglia, Il commissario Rex e Don Matteo e menzione speciale al Festival di Cinema di Roma 2014.

di Francesca Caon

 

Incominciamo dalla prima domanda, quali erano i tuoi sogni ed aspirazioni da bambino?

Da piccolo ero convinto di poter andare sulla luna, volevo diventare un astronauta e vedere il mondo da sopra il cielo. Sono sempre stato un bambino in azione, non ho mai avuto il tempo di fermarmi a pensare al mio futuro. Quello che sognavo, lo sognavo giorno per giorno e poi sopraggiungeva sempre uno stimolo, che mi portava a fare qualcosa da qualche parte. Con il benestare di mia madre, che ha rischiato più di un infarto ma che ora sta bene ed è orgogliosa di me.

Come è nata la passione per la recitazione?

Mi trovavo con un amico a Piazza di Spagna, parlando da ore, non finivamo mai e siamo crollati lì, dopo tutta la notte. Quando mi sono svegliato, ho capito che dovevo a tutti i costi raccontare la mia, dare il mio punto di vista sul mondo ma non ero capace né di scrivere, né di suonare la chitarra, né di ballare, così ho “trovato” la recitazione. Grazie a questo, ho imparato a fare tutto il resto, magari non sarò un chitarrista o un drammaturgo, ma si può sempre migliorare.

Cosa rappresenta per te l’Arte?

L’arte è l’espressione più vicina agli Dei, perché come una forza divina ha il potere di creare dal nulla. Basta un’idea per fare Arte. Come quando fai un quadro, pensi ad un’immagine e questa esiste solo dentro di te, poi la dipingi e si trasforma in qualcosa che esiste per tutti. Questa è Arte.

Cosa significa essere un artista oggi?

Essere una persona libera di essere.

Che tipo di spettatore è Massimiliano Frateschi? Cosa ti piace guardare e cosa proprio non sopporti?

Non sopporto tutto quello che chiamano reality e la TV in generale, ho amato Birdman, al quale mi sto ispirando per un racconto e Sorrentino, nonostante trovo Youth una storia per vecchi, ma è pur sempre una storia.

Il tuo punto di vista sul mondo dello spettacolo?

Il mondo dello spettacolo è pieno di nuovi talenti, c’e tanto fermento interiore ma anche tanta incapacità nel gestire i mezzi. Vengono sprecati i già pochi fondi per prodotti ormai obsoleti e vi sono pochi spazi pubblici, dove mettere in scena uno spettacolo indipendente, senza far pagare al pubblico 15 euro. Le conseguenze di questa gestione sono gravi: in primo luogo, perché il rischio è che affluisca solo un pubblico di amici, e poi perché quello spettacolo avrà difficoltà a crescere sia economicamente che artisticamente. Un’altra negativa conseguenza è che quello spettacolo non venga mai replicato perché senza un ufficio stampa (spesso troppo oneroso per le piccole compagnie) non c’è riciclo di gente, poiché per quanto affezionati, gli amici non possono essere l’unico pubblico e giustamente non tornano a vederti ogni volta che riporti lo stesso spettacolo. Infine, forse il più grave fattore, è che non puoi essere notato da chi potrebbe lanciare il tuo spettacolo al successo e quindi ad un salto di qualità, ammesso che ci sia ancora qualche produttore in giro, intenzionato ad investire sui “nuovi” del teatro.

C’è un lavoro o un momento sul set a cui sei più legato?

Sono molto legato a Valerio Binasco che subito dopo la mia Accademia, è stato la vera scuola. Ho capito per la prima volta cosa c’e dentro un testo che avevo letto circa trenta volte (Romeo e Giulietta) e in generale che dentro ogni storia c’è uno spazio infinito di azione, sia per i registi, che per chi interpreta.

Un ruolo interpretato che ricordi con più piacere?

Il personaggio a cui sono più legato è forse quello di Denise, il personaggio di un transessuale. Un ruolo che preparai per il Festival del cinema di Roma un anno fa. In realtà lo preparai per me e poi arrivò per caso anche al Festival, d’altronde noi esseri umani senza un pubblico ci annoiamo. Mi ricordo che mi depilai il petto e iniziai a cambiare il mio modo di parlare, andai a “battere” per parlare con dei trans che lavorano sulla Salaria, vestito anch’io con il mio costume di scena e infine cercai con perizia gli oggetti adatti, dalla parrucca alle scarpe 41, unghie e trucco e fu un viaggio bellissimo dentro di me ma soprattutto dentro qualcosa di sconosciuto oltre che dentro un personaggio pieno di debolezze e di bellezza. Fu un ruolo, anche coronato con un piccolo premio, ma quello è il meno. Avevo bisogno di essere qualcun altro, di fare qualcos’altro, diverso dal solito, una ricerca su me stesso e di lavorare su qualcosa di profondo. Poi c’è anche il ruolo di Alfred Jarry nel “Mind the gap” di Paola Tarantino che mi è rimasto nel cuore, in quanto non mancava di stravaganza e di profondità, oltre che una mole di lavoro per ogni piccolo risultato. Mi sento libero e tremendamente infantile in quel personaggio e questo mi riporta un pò all’essenza del mio cuore. Come forse per il personaggio di Denise, li accomuna la bellezza della diversità.

Qual è il tuo rapporto con la musica? Se la tua vita fosse una canzone, quale sarebbe?

La mia chitarra è la mia piccola tana, mi rifugio sempre lì quando il resto del mondo non mi capisce o non mi capisco io. A volte anche quello, diventa un modo per farmi ascoltare, questa volta solo da poche persone preziose.

Pensi che il mondo del cinema in genere risenta del malessere economico nazionale ed europeo?

Si e no. L’era moderna è basata sulla moneta e sul debito quindi non vedo come non possa influenzarlo, ma dall’altro lato penso che i problemi con il nostro cinema in questo momento siano ben altri, tipo il reference sistem e il fatto che sia basato sulla celebrità e non sulla bravura. È uno e scandalo che in altri paesi d’Europa abbiano un cinema così più avanti del nostro. Vi sembra che la Francia abbia problemi con la crisi e con il cinema? Sicuramente sì, rispetto alla loro media, ma pensiamo ad alzare la nostra di media e non a lamentarci di una crisi che esiste solo quando non si ha la forza di reagire.

Un tuo pregio ed un tuo difetto?

Passione e poca pazienza.

C’è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

Il mio sogno nel cassetto? Forse sono rimasto un pò bambino e come allora non vedo nulla di bello o di brutto nel futuro, perché forse sono troppo distratto da quello che ho oggi. Sono comunque una persona felice e mi auguro di non avere mai un cassetto per i miei sogni.

I tuoi hobby?

Faccio molto sport, mi aiuta a sfogarmi e poi rompo i muri delle case abbandonate per ricordarmi che ogni tanto il lavoro manuale aiuta l’anima.

Ultimo libro letto?

Grazie al lavoro della mia mamma spirituale e agente Patrizia Cafiero, stiamo preparando Maratona di New York di Edoardo Erba. Quindi ho finito di leggerlo prima di essere qui.

Vuoi dare un consiglio a chi vuole intraprendere questo mestiere?

Non dimenticate da dove venite, qual’è il vostro fine e dove si nasconde il vostro coraggio. Arrabbiatevi a volte se è necessario con chi non rispetta voi o il vostro lavoro, ma fatelo sempre per il bene di quelle persone che un giorno vi guarderanno, fatelo per cercare qualcosa di puro, cercate un’emozione vera e non da interpretare. Dite sempre la vostra verità qualunque essa sia. Fatelo per amore, amore di quelle persone che saranno lì a guardarvi quando vorrete cambiare le cose.

Quali sono i tuoi progetti futuri o per i quali stai già lavorando?

Ho trovato parecchie persone nel mio cammino, nuovi amici con i quali potrebbero nascere collaborazioni importanti e con i quali qualcosa è già stata fatta, ma spero che presto ne sentirete parlare senza che vi dica io niente.

Un tuo motto o una frase che più ti rappresenta?

Senti il vento soffiare intorno a te, ricordati che esiste, e che esisti tu.

Voi fare un saluto ai nostri lettori?

Grazie a Voce Spettacolo che permette a qualcuno di noi di parlare per tutti gli altri e spero che queste voci arrivino lontano nell’eco. Un abbraccio a tutti i lettori.
Massimiliano Frateschi

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).

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