Di Vito “Nik H.” Nicoletti

Ciao Alessia! E’ un vero piacere ospitarti nuovamente sul nostro portale. Cominciamo dalla prima domanda, cosa è cambiato dall’ultima volta?…

Ciao Vito, ti ringrazio per avermi reso nuovamente partecipe sul vostro portale con questa intervista. Ho un bellissimo ricordo della nostra scorsa conversazione, ovviamente dal punto di vista lavorativo ci sono stati nuovi progetti tra cui un film Americano e soprattutto una nuova direzione nel mio percorso: la regia.

…ed Alessia, invece, è cambiata o è sempre la stessa?

Mi fa sorridere più che altro pensare alla nostra scorsa intervista… mi sembrava di aver capito molte cose di me stessa e di aver raggiunto un’indipendenza mentale, soprattutto nel mio lavoro. Se devo essere sincera, solo ora mi sento ed accorgo di essere più matura, più pratica, anche nelle scelte lavorative. Quindi penso che sarà sempre così, in base alle esperienze positive e, soprattutto, negative che si hanno, si acquisisce sempre più consapevolezza.

Sei al lavoro come co-protagonista per un film americano ambientato in Italia, cosa ti ha spinto ad accettare?….e perché?  

Il film è molto bello, me ne sono innamorata subito quando ho letto lo script. È una produzione Americana ma è ambientato in Italia. Tra gli attori ci sono Brendan Fraser,(La Mummia) Jackie Earle Haley(Shutter Island, Nightmare) e Jaqueline Bisset( James Bond 007, Effetto notte, L’assassinio sull’ Orient Express). E’ un film sul ritorno alle origini, sulla vita: morte e nascita sono trattati con grande consapevolezza che porta a guardare tutto con serenità, come un unico ciclo di cui tutti facciamo parte. Il mio personaggio “Annalisa” da bambina è stata la migliore amica del protagonista “Beppe”, interpretato da McCaul Lombardi, perché hanno passato l’infanzia insieme, fino a quando Beppe non si trasferisce a vivere in America. A 30 anni lui ritorna in Italia per ritrovare la sua famiglia, con cui aveva chiuso ogni rapporto. Annalisa lo aiuta a riavvicinarsi ai suoi cari e alla sua terra e, naturalmente, con il passare del tempo Annalisa e Beppe si innamorano, decidendo di costruire la loro vita insieme in Italia, così si sposeranno ed avranno dei figli nello stesso paesino dove si sono conosciuti.

Hai girato anche un cortometraggio ma questa volta da regista…questo lavoro è nato per caso o era scritto nel tuo destino?

Diciamo un destino che mi sono costruita studiando e seguendo quello che mi faceva battere il cuore. Mi sono diplomata in sceneggiatura e drammaturgia alcuni anni fa. Da quando mi sono trasferita a Roma per fare l’attrice sono passati quasi 10 anni e, in questi anni, leggendo libri di qualità, guardando tanti film ed unendo la scrittura che ha sempre fatto parte della mia vita, soprattutto dopo essermi diplomata in “sceneggiatura” è normale che i gusti cambino. Sarebbe strano se non fosse così, idee e sogni crescono e si evolvono insieme a te. Così, unendo le competenze sviluppate in questi anni, mi è venuto spontaneo desiderare di girare quello che scrivevo. Così ho smesso di chiedere ad amiche o amici registi di dirigere i cortometraggi, documentari o testi teatrali a cui lavoravo ed ho voluto iniziare a farlo io stessa. Inutile dire che, per me, è stata una sensazione incredibile. Mi è piaciuto davvero tanto e cosa quasi assurda, nonostante fosse la prima volta, è stata la cosa più naturale che abbia mai fatto.

Qual è il messaggio del film?

È una denuncia sul pregiudizio e la conseguente paura che le persone ancora purtroppo hanno del diverso. Pone lo spettatore nei panni di chi si sente ‘diverso’ e non si riconosce negli esempi ed ideali imposti dalla società. In un immaginario futuro abbiamo suddiviso la popolazione in due classi, due fazioni, una delle quali viene discriminata e considerata “inferiore” rispetto all’altra. Utilizzando un’apparente metafora comica abbiamo sottolineato ed oggettivato la tragica assurdità delle discriminazioni razziali, tema purtroppo ancora attuale e presente. La protagonista è Francesca Inaudi che è stata eccezionale, ha donato una sfumatura così umana e, al contempo, forte al personaggio che ha interpretato. Mi ha resa davvero orgogliosa del progetto. Vorrei anche ricordare, tra le attrici, Margherita Fumero. Sono fiera abbia accettato perchè sono stata sua allieva di recitazione durante le elementari e poter lavorare insieme su un mio progetto è stato emozionante. La sceneggiatura l’ho scritta insieme a Claudia Villani ed è stato prodotto da FILMEDEA di Diego e Dario Biello. L’abbiamo girato interamente a Torino, la città dove sono nata e questo ha resto tutto ancora più entusiasmante.

Pensi che possa esistere la formula perfetta per un film di successo?

Essendo il cinema un lavoro di squadra, mettendo insieme i migliori professionisti in ogni settore, difficilmente si ottiene un brutto progetto. Non penso esistano formule perfette, esiste più che altro la consapevolezza che ti aiuta a capire cosa sia giusto o interessante raccontare, esiste la passione che ti muove o smuove a raccontare e convincere gli altri che è importante produrre la tua storia, esistono i legami umani che, tranne alcune eccezioni, sono necessari da mantenere sul set, altrimenti puoi essere bravo quanto vuoi, ma se tra due professionisti non c’è vera alchimia difficilmente si creerà la magia che hanno raggiunto solo alcuni memorabili film.

Alessia attrice ed ora anche regista, due aspetti dello stesso cuore?

Certamente due aspetti dello stesso cuore perchè arrivano dalla stessa passione, quella per il Cinema. Recitare è il lavoro che ho sempre fatto ed amato… il primo amore, si dice così no? Per quanto riguarda la regia, invece, studiavo di nascosto solo per passione, senza metterla in pratica. Con il percorso da regista ho appena iniziato ma ho le idee chiare sulla strada che vorrei costruirmi ed il tipo di cinema che vorrei fare.

Recitare è una terapia?

Credo che sia sensazione comune non essere felici quando non si lavora. Gli attori che devono dipendere spesso da scelte di altri (registi, produttori, casting, ecc..) non vivono una condizione favorevole in questo. Recitare mi fa sentire completa e, lo so che sembra folle ed un po’ esagerato, mi fa sentire realizzata al termine di una giornata di lavoro sul set. Mi capita spesso di sentire colleghi che, quando si lamentano dell’assenza di lavoro, parlano anche della frustrazione che vivono. Ovviamente vale lo stesso per me, non ero felice quando non lavoravo ma ho imparato ad incanalare le energie negative nel lavoro, nella scrittura e nella realizzazione dei miei progetti. Ora non è più: “oddio non lavoro, come faccio?” ma al contrario: “Voglio raccontare questa storia.. ora sono io che mi prendo il tempo da dedicare nel realizzarla”.

Recitando si vivono tante vite ed emozioni diverse…quindi Alessia si sente una, nessuna o centomila?  

Si, recitando si vivono vite ed emozioni diverse ed è questo il bello. Devi principalmente avere un amore smodato per le persone, ossia devi essere curiosa delle emozioni che vivono gli altri e questa, per me, è una passione quasi malata. Mi piace osservare le persone nella loro quotidianità e cerco sempre di prendere il più possibile da quello che vedo per strada, da quello che mi circonda. Ogni personaggio più è diverso da me e più mi attrae perché so che dovrò fare ricerche e studi ed è la parte che amo di più. Quindi si, è importante sentirsi “una nessuna e centomila” e, per come la vedo io, aver vissuto nella vita anche esperienze forti, diverse e contrapposte perchè hai la possibilità di avvicinarti più facilmente alle emozioni più disparate. Ovviamente non per tutti i ruoli, ma è un modo per poter mettere anche un po’ di mio nei personaggi, per sentirmi il più possibile vera e parte di essi.

Che titolo daresti al film della tua vita?…e perche?

Non è una domanda semplice perchè il titolo si mette alla fine del lavoro affinchè possa essere il più attinente possibile. Sicuramente ‘il titolo della mia vita’ dovrebbe avere a che fare con le ‘emozioni che si provano perché io non posso far a meno di esse, dovrebbe rappresentare qualcosa che riguarda anche ‘i viaggi’.. perché, nonostante mi senta italiana 100% e mai rinnegherei la mia origine, mi è sempre piaciuto viaggiare, non mi sono mai sentita di appartenere ad un’unica città, ho vissuto spesso in posti diversi trovando comunque il modo di sentirmi a casa. Ma un tiolo vero e proprio spero di non trovarlo.. significherebbe mettere il punto a qualcosa ed io, invece, mi sento ancora nella fase del “divenire”.. magari in futuro lo lascerò mettere a qualcun altro per me.

Dal punto di vista lavorativo il tuo sguardo è anche rivolto all’America…cosa rappresenta per te?

Io non ho mai creduto nel sogno Americano.. nell’American Dream. Sinceramente mi dicevo: “quanti attori partono per gli Stati Uniti ogni anno?… quanti nomi di attori italiani leggo nei titoli di coda nei film Americani? ..davvero pochi o quasi nessuno”. Sono andata in vacanza in America, con vari amici, molto spesso a Los Angeles. All’inizio, per me, era un posto come un altro per passare le vacanze… poi quest’ anno ho passato tre mesi (il massimo per il visto turistico) a Los Angeles e, questa volta, totalmente sola. Sono partita rilassata con l’idea semplicemente di migliorare il mio inglese e passare l’estate in California, Mi sono imposta di fare il meno possibile la “vita da turista” e, giorno dopo giorno, sentivo qualcosa dentro di me rinascere, iniziavo a sentirmi veramente a mio agio in quella folle città, non mi sono mai sentita straniera, forse perché Los Angeles è proprio una città piena di stranieri. La gente è abituata a sentire accenti diversi e ad aiutarsi tra loro perché le persone, a loro volta, sono state aiutate da altri in passato. Quello che più mi ha colpita è che tutti quelli che lavorano nella Film Industry sono impegnati al 100% nel raggiungere i propri obiettivi lavorativi, senza abbattersi se le cose non vanno e cercando di fare sempre meglio, non si perde tempo. Ci si unisce anche a gruppi per creare e lavorare a nuovi progetti e principalmente per superare i propri limiti! C’è gente a cui spaventa questa irrefrenabile voglia di lavorare.. a me no. Cosa c’è di male nel dare il massimo per ottenerne ciò che vuoi? Non trovo nulla di folle nell’impegnarsi per superare i propri limiti. Così mi sono innamorata delle stranezze di quella città, mi sono sentita veramente a casa, circondata da amici ed ho anche iniziato la collaborazione con un importante Manger. Così, proprio nelle ultime settimane passate a Los Angeles, è stato tutto più chiaro: Los Angeles mi piaceva veramente e, nonostante tutti i pregiudizi e le cose che mi sono sempre detta sugli attori che vanno a vivere in America in cerca di fortuna, era giunto il momento di rimettere in discussione le mie idee. Ed è così che, una volta tornata in Italia, ho iniziato a lavorare per il visto artistico e per trasferirmi e lavorare negli stati uniti.

In questa vita tutti corrono verso i loro sogni…Alessia verso quale sogno sta correndo?…e perché?

Sogni… la parola sogni mi collega a desideri che si hanno, più che altro, quando si è piccoli. Se penso ai miei sogni da bambina dovrei partire dalla danza. Ho iniziato a tre anni, studiando danza classica e moderna, ed ho continuato per 14 anni. Al contrario di molte compagne di corso, in realtà, non ho mai sognato di diventare una ballerina. Se devo pensare ad un sogno che ho sempre avuto nella testa, anche in quegli anni, certamente era di diventare attrice. Probabilmente perché, grazie a mia nonna, fin da piccola guardavamo molti film, soprattutto quelli che venivano mandati in onda su rete 4 (in bianco e nero), prima di andare a dormire. E’ lì che ho iniziato ad innamorarmi del cinema. Mi ricordo anche che, nello scegliere quale Liceo frequentare, i miei compagni, pianificando il loro futuro, scelsero il Liceo che meglio poteva avvicinarli al loro sogno. Invece io mi guardavo intorno e dicevo: “io voglio fare l’attrice… cosa posso farci?”. Così la mia scelta cadde sul Liceo Scientifico… ovviamente a patto che, compiuti 18 anni, potessi finalmente trasferirmi a Roma per far l’Accademia d’Arte Drammatica. Adesso il mio sogno è più concreto e meno magico rispetto a quando lo immaginavo da piccola. E’ fatto di molte meno stelline e brillantini che fluttuano intorno alla parola attrice, è più reale ed ha molte più responsabilità, è più che altro suddiviso in obiettivi lavorativi che mi prefiggo e cerco di raggiungere di volta in volta.

Progetti futuri?

Nelle prossime settimane finirò di girare il film Americano di cui ho parlato prima. Nel frattempo sto lavorando alla sceneggiatura per la mia prossima regia. Il mio desiderio, al momento, è di trasferirmi negli Stati Uniti per lavorare come attrice. Il processo per il Visto Artistico è molto lungo e complicato ma mi sto applicando con dedizione. Ci tengo a salutare tutti i lettori di Voce Spettacolo, grazie per il tempo che avete dedicato alla mia intervista.

Grazie Alessia per il tempo che ci hai dedicato. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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