Intervista con l’attrice Eleonora Manara

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Il nostro redattore Vito “Nik Hollywood” Nicoletti ha intervistato l’attrice Eleonora Manara. Di seguito l’intervista esclusiva.

Ciao Eleonora! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?

Da bambina fin dall’età di 4 anni sognavo di fare l’attrice. I miei cercavano di farmi cambiare idea, ma fu tutto inutile poichè all’età di 19 anni ho frequentato l’Accademia teatrale a Torino diretta da Massimo Scaglione.

Cosa significa essere attrice, oggi.

Essere attrice oggi più di ieri significa essere sempre preparate, quindi studiare in continuazione poichè anche la recitazione, come tutte le altre arti e mestieri, è in continua evoluzione.  C’è poi l’aspetto difficile della concorrenza dove spesso la bravura non serve, dove vince chi ha lavorato in vari programmi di massa televisivi (senza fare nomi).  Però se sei brava e lo dimostri non diventi famosa, ma lavori poichè vieni apprezzata dagli addetti al lavoro e dal pubblico che è la nostra linfa.

Recitare per te è un mestiere, una professione o una passione?

Recitare per me è una professione nata dalla passione, è quasi un bisogno fisiologico, è qualcosa che se non c’è ti fa star male.

Recitare a volte può far paura?…e secondo te, la paura bisogna affrontarla, conviverci o sconfiggerla?

Le paure vanno sempre affrontate, certo non per tutti è facile. Io non ho mai avuto paura nel recitare, anzi, mi ha aiutata a tenere a bada il mio problema: sono dislessica, anche se in modo leggero. Da bambina non capivo perchè pur stando tante ore sui libri non ricordavo nulla, da grande, dopo una visita, ho saputo di essere dislessica ed ora quando devo imparare a memoria un testo, sto ore ed ore di fronte ad uno specchio a guardare il mio linguaggio labiale, registro la mia voce ascoltandola di notte con le cuffie nelle orecchie. Quindi chi ha figli con questo problema li mandi tranquillamente ad una scuola di teatro non per farli diventare attori ma per aiutarli a diventare padroni della loro mente, quella parte che reagisce meno.

Quando tu ti esibisci, quanto tu reciti, cosa provi?…cosa ti “arriva”? Quali sono le tue sensazioni?

Quando recito provo le sensazioni del personaggio che vado ad interpretare, le sue emozioni, e sento i brividi quando queste raggiungono il cuore e l’anima del pubblico. Anni addietro a Torino in uno spettacolo interpretavo una ragazza tossicodipendente ed avevo una scena di astinenza, una scena muta eppure ho visto il pubblico commuoversi e poi venire in camerino a farmi i complimenti. Si chiama presenza scenica e in quel caso riuscii ad averla in pieno.

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?

Escludo dalle proposte di lavoro in modo tassativo tutte quelle parti che potrebbero ledere alla mia figura professionale ed accetto tutto ciò che mi fa crescere artisticamente con registi/e della nuova leva che secondo me sono molto preparati. Mi piacerebbe fare la protagonista di un bel film, ma rimane solo un sogno.  Fabio Luigi Lionello ha scritto un format per il quale io ho disegnato delle carte da gioco “Ricette d’amore”.  Abbiamo anche la puntata pilota da me condotta e spero che nel prossimo futuro una rete lo possa realizzare. Un programma di cucina, intrattenimento e grandi emozioni.

Raccontando i sogni gli si da un’anima, raccontaci, se c’è, il tuo più ricorrente.

Il mio sogno ricorrente è di poter fare un film tratto dal  romanzo che ho finito di scrivere “L’ultima porta” e per il quale ho avuto l’onore della prefazione di Federico Moccia, persona sensibile, rispettosa e per la quale ho una grandissima stima come scrittore e regista.

Senza i sogni non si può…(continua tu)

I sogni fan parte della vita ed essi stessi, nel momento che si fanno, sono realtà. Quindi sempre realizzabili, bisogna crederci e lavorare per far in modo che diventino parte di noi. Nella mia vita, a 52 anni, ho sempre realizzato nel mio piccolo i  sogni. Certo,  penso che per realizzarli bisogna pensare in grande e poi ridimensionarli, in più bisogna ringraziare il cielo di ciò che ci dona giornalmente. Io per 15 anni ho fatto solo la mamma e non pensavo più di recitare. Poi è successo per caso, solo sette anni fa ho ripreso questo mio sogno incontrando il mio agente il quale mi  ha detto: “ti va di rimetterti in gioco?” io gli ho risposto: ” sono mamma, grassa , vecchia” e lui: “ti voglio così”.  Voglio ringraziarti pubblicamente Andrea Lamia per tutto quello che hai fatto per me. Se non ti avessi incontrato, mai avrei ricominciato e mai avrei ricevuto ancora grandi gioie e soddisfazioni. Devo ringraziare pubblicamente Corrado Scalia, il quale ha avuto il coraggio di rimettermi sul palco dopo tanti anni nel ruolo della  protagonista “Silia” ne “Il giuoco delle parti”.  Un sogno teatrale lo avrei: interpretare “Emma Bovary” in “Madame Bovary”. Chissà…un dono divino.

Grazie Eleonora, sei stata gentilissima. Noi di Voce Spettacolo ti auguriamo i migliori successi per il futuro.

Walter Nicoletti
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