Intervista con l’autrice. Michela Zanarella ci racconta “Tragicamente Rosso”

di Walter Nicoletti.

 

Ciao Michela! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Abbiamo avuto modo di apprezzare il tuo nuovo llibro «Tragicamente Rosso». Tornando al passato, ti saresti mai aspettata tutto questo?

Devo essere sincera, no, non mi sarei mai aspettata di arrivare a pubblicare undici libri, di essere tradotta in diverse lingue, di amare la poesia e la scrittura così tanto da non poterne fare a meno. Ho iniziato a scrivere dopo essere sopravvissuta ad un grave incidente stradale, scrivere mi ha aiutato a trovare la forza di affrontare la vita con uno spirito diverso, prendendo di ogni cosa il lato migliore. Sono consapevole che la mia vita è cambiata, che non sono più la ragazza di allora, ho imparato a volermi un po’ di bene in più rispetto al passato, ho capito che ogni istante su questa terra è prezioso e non posso permettermi di buttare al vento i miei giorni.

Come definisci lo stato di salute dell’editoria italiana? Hai nostalgia del passato?

L’editoria italiana non gode di uno stato di salute eccelso, esiste un mercato con un numero sempre più elevato di autori e con pochi lettori, anche se ci sono piccoli segnali di ripresa. Siamo al fanalino di coda per quanto riguarda i libri letti rispetto ai paesi europei, tuttavia continuano a nascere tante nuove realtà editoriali, l’offerta di sicuro non manca, è carente la qualità rispetto alla quantità. Devo dire che ci sono comunque case editrici che propongono dei volumi interessanti e bisogna sempre fare una distinzione tra chi lavora in modo professionale e chi si improvvisa. Nostalgia del passato? Si, ne ho, ma forse bisogna anche saper guardare al futuro con coraggio, senza cadere nel vortice di un tempo che ormai se n’è andato.

La scrittura è il luogo dove risiede la libertà?

Per me la scrittura è una forma di libertà, si, un luogo assolutamente immune dalle contaminazioni del mondo esterno, è una realtà solo mia, che mi fa stare bene.

Poesia e Teatro. 42 poesie e monologo teatrale finale. L’arte del racconto si unisce all’arte della recitazione. Perchè allora nasce Tragicamente Rosso?

In questo progetto editoriale ho voluto unire la poesia ed il teatro, per il semplice fatto che sono forme d’arte che si fondono a perfezione. Ho scelto di dividere il libro in sei parti, sei cantiche come le ha definite Dario Amadei, che ha curato una delle due prefazioni. “Tragicamente rosso” nasce come monologo teatrale contro la violenza sulle donne, da due anni lo stiamo portando in scena in diversi teatri italiani, e grazie alla bravura dell’attrice Chiara Pavoni e alla regia di Giuseppe Lorin, abbiamo ricevuto enormi soddisfazioni. Il pubblico si emoziona, piange, si commuove, e penso che ciò che ci trasmette la gente sia davvero importante. Ho deciso di pubblicare il monologo e di unire alla parte teatrale anche la mia visione in poesia della violenza, non solo quella di genere, si parla di violenza psichica, di violenza sull’ambiente, di Shoah, di guerra. Perché il dolore umano è immenso e la violenza dilaga ovunque, ha raggiunto ogni luogo, come una piovra.

Nel tuo libro c’è un confine tra l’autore e l’artista?

No, non c’è un confine, tutto quello che viene descritto fa parte di me, di ciò che sono, di ciò che sento, di ciò che mi accade intorno. E non esistono filtri, non mi nascondo, non indosso maschere, quando scrivo emerge la mia autenticità, nel bene e nel male.

Ogni autore merita il lettore che ha, i tuoi lettori come li definisci?

I miei lettori sono schietti, veri, si rispecchiano in ciò che scrivo e non fingono emozioni. La gioia più grande è il loro affetto, la loro stima continua, ho lettori anche dall’estero e ognuno mi incoraggia, mi stimola a proseguire questo percorso.

Oggi è molto difficile dire grazie. Diresti grazie a chi e per cosa?

Direi grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto senza mai ostacolarmi, direi grazie al mio compagno, che mi ha aiutato a crescere professionalmente, direi grazie a tutti gli editori che mi hanno permesso di pubblicare i libri, credendo in me, direi grazie agli amici, quelli veri, che anche nei momenti più difficili mi sono stati accanto, direi grazie anche a chi non è mai stato dalla mia parte, a chi non mi ha appoggiato, perché è anche grazie a loro che ora sono una persona più matura, motivata a non arrendersi.

copertina

Le metamorfosi del rosso

Vanno molto di moda di questi tempi i libri che si rifanno ai colori con annesse le sfumature. Anche il cinema nel tempo ha usato i colori nel dare i titoli ai film e lascio alla memoria di ognuno di scorrere i titoli. Tutto ciò per mettere in evidenza il profondo legame fra letteratura, immagini e colori e maggiormente fra parola e colore.
Il rosso è per antonomasia un colore che vibra, che invita all’azione, che si mescola con lo stesso andare del sangue delle vene. Ma il corpo umano racchiude il rosso, e il tenerlo nascosto nelle vene è sicurezza di benessere e assenza di ferite. Il rosso deve stare nascosto alla vista perché il sangue circoli e faccia il suo dovere di linfa vitale insieme al respiro.
Ma c’è anche un altro rosso che è il rosso del mestruo che anticipa la possibilità della vita e della sua riproducibilità. Ma anche questa è una uscita controllata, ritmata nel tempo e nella ciclicità mensile racchiusa nel ciclo della fecondità. Il rosso, invece, di cui parla la sinfonia di parole di Zanarella è un rosso che imbratta la vita, è un rosso che fuoriesce da tutte le parti e che dilaga insieme alla violenza che l’ha prodotto. È il sangue versato alla terra che non feconda nulla se non la morte da cui ha origine e fine.
E’ come la partitura di una sinfonia il libro Tragicamente rosso che nel finale ha bisogno della voce umana e della sua parola. Ma non è un inno alla gioia che fuoriesce con tutta la sua vitalità come accade nella 9a sinfonia di Beethoven, è il grido di una ennesima donna che vuole e chiede un inno alla giustizia ed alla parità che le è negata. Se pensiamo a tutte le parole dei vari rossi che compongono il libro: rosso donna, rosso mondo, rosso shoah, rosso guerra, queste arrivano alla voce di una donna di oggi, attraverso la bellissima polifonia della prima poesia -che dà il titolo al libro- tradotta in più lingue; ognuna con il suo colore di toni e timbri che sembra di sentire e vedere le donne di tutte il mondo unite in questo tragico rosso.

E’ una vita tragica quella descritta da Michela Zanarella. Dove tutto è avvolto inondato da questa fuoriuscita di sangue che non sta più nelle vene, siano queste umane, siano le vene della natura. Tutto è violenza. E in questa violenza generalizzata quella che l’uomo fa contro altri uomini appare inspiegabile e fin troppo naturale si genera la domanda: perché? Perché l’uomo così umano si assoggetta a questo violare facendo di sè un tutt’uno con la vita della natura? E di più, perché rivolge contro il proprio simile il più prossimo fra questi, la donna, le sue incomprensibili violenze?
Sembra come se la natura e l’umanità siano un unico eroe tragico che vive, e solamente soffre della propria esistenza per una colpa sconosciuta e per una colpa non commessa. Non c’è una ragione ma solo un meccanismo che porta il sangue ad uscire e il rosso ad essere il colore che tragicamente copre ogni cosa. A tratti le immagini che evoca Michela sono surreali e nel senso più proprio del termine perché tutta la scena sembra partecipe della minaccia e dell’azione che si sta svolgendo. Tutto parla nella poesia di Zanarella, anche i cieli, la terra, hanno dei comportamenti umani: fiatano, lacrimano, soffrono. Il cielo così presente partecipa sempre al dolore di ciò che gli accade sotto. Ma in questo suo partecipare rende l’atmosfera ancora più cupa. Sembra una vita assolutamente votata al dolore quella che Michela offre al lettore. Sono solo lacrime in catene, e un dolore di epoche millenarie. E se le immagini appaiono surreali le parole richiamano all’espressionismo perché sono forti, tagliate, sovrapposte a sbilenco nell’ordine del discorso. Questi richiami alla storia dell’arte non devono e non vogliono portare fuori dalla contemporaneità e dalla quotidianità di questo presente di cui la poesie di Tragicamente rosso si alimenta. Perché, oggi, e più che mai, oggi, è difficile vivere in questo mondo anche se tutto sembra più facile, sia nel vivere le emozioni sia nella possibilità di comunicazione. E se si è donna lo è di più perché in un mondo che non ha valori, che non sa da darsi ragione di tanta violenza, la donna la subisce doppiamente sia come essere vivente sia come vittima dell’uomo. Perché in questa assenza di valori gli unici che se li riconoscono a sé tramite la forza sono quelli dell’uomo come genere maschile che li impone non soltanto alla natura di cui è a sua volta vittima ma li impone anche alla donna. In un mondo, in una vita priva di un senso e priva di un perché e priva di valori l’uomo instaura la sua violenza come fosse un valore, un senso e anche una ragione per vivere. E’ quindi la dannazione più totale. Nella poesia di Michela non ci sono fedi che salvano, ne divinità che arrivano in soccorso. Si parla spesso di croci ma non c’è nessuna fede in questa, né speranze escatologiche la croce sta là solo come strumento di tortura e di morte. Ed è una poesia di morte quella che la poetessa scrive. Tutto sembra nascere e ricondursi a questa, in mezzo la tragedia, che forse nel rosso trova il suo ultimo canto prima di scomparire in quel grigio e poi nel nero che tutto opprime.
Non c’è amore e passione, forse, ci sono per altri mondi, chi crede nel rosso della passione dell’amore, della fede è destinato a perire, come la protagonista del monologo che chiude la silloge, perché per quel rosso così vitale, ingenuo e spontaneo, non c’è spazio. E neanche la poesia ha potuto risolversi nella poesia scritta ed ha avuto bisogno della voce umana, della voce di una donna per entrare nel palcoscenico dei vari rossi. In questa sinfonia di parole, la parola ha avuto, come dire, bisogno di incarnarsi nel corpo violato di una donna non per salvarlo, ma per portare ancora una volta, sulla scena di tutti, la sola forza che fa dell’eroe tragico un personaggio contemporaneo con possibilità di esistere, ovvero il trasformarsi in un testimone. Un testimone che non parla, che non grida più e i segni sono tutti sul corpo. Il rosso è rientrato nel suo corpo riscorre nelle vene ma il corpo che lo contiene non è più lo stesso è ciò che resta di un corpo violato, bruciato. Il rosso riprende a scorrere placido nelle arterie, ma il mondo non è più lo stesso.

Vittorio Pavoncello

 

“Tragicamente rosso”, un libro denuncia contro ogni forma di violenza

Già dal titolo del volume “Tragicamente rosso” edito da ArteMuse si può comprendere che non ci troviamo di fronte ad un libro di facile lettura, richiede attenzione ed un certo impegno. La nuova silloge con monologo teatrale di Michela Zanarella è un urlo straziante contro tutte le forme di violenza, non solo di genere e non si rivolge esclusivamente ad un pubblico femminile, ma a chiunque voglia ascoltare questa voce potente che si affida alla poesia per raccontare il male che dilaga ed invade la nostra società. Dario Amadei che ha curato la prima prefazione ha definito Tragicamente rosso un’opera in sei cantiche (Rosso donna, Rosso Shoah, Rosso mondo, Rosso natura, Rosso follia, Rosso guerra) con monologo teatrale finale. Poesia e teatro sono uniti in un progetto editoriale che raccoglie quarantadue poesie ed il testo integrale del monologo, la lirica ‘tragicamente rosso’ è tradotta in spagnolo, inglese, hindi e romeno, a voler rendere universale il dolore e la violenza, perché tutto ruota attorno alla violenza, non solo quella di genere, nel femminicidio purtroppo sempre attuale, ma in una dimensione più profonda, che coinvolge il mondo, la natura, la mente umana, la memoria e la storia. E’ una poesia di forte impatto e non c’è luce questa volta, non c’è spazio nemmeno per gioire. Le brutture del mondo non lo permettono. La seconda prefazione è a cura di Vittorio Pavoncello che con attenzione analizza le metamorfosi del colore rosso, associate ad una scrittura che non lascia di certo indifferente il lettore: “il rosso di cui parla la sinfonia di parole di Michela Zanarella, è un rosso che imbratta la vita, è un rosso che fuoriesce da tutte le parti e che dilaga insieme alla violenza che l’ha prodotto.

“Appesa ad un silenzio
nel precipizio di un amore
tragicamente rosso
cedo e m’adeguo
alle forme del dolore.
Urlano sensi violati
cellule straziate
invase e crocefisse
in un falso fiorire d’infinito.”

Elena Sbaraglia

 

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