Intervista a Giulio Wilson

Ciao Giulio! Benvenuto su Voce Spettacolo. Perchè hai scelto la musica country?

Ciao, non mi ritengo un musicista country, semplicemente utilizzo dei suoni che in Italia non sono molto diffusi ma che già erano stati usati in passato, ad esempio da Ennio Morricone. Le linee melodiche delle mie composizioni sono prettamente italiane. Le sonorità country che ho utilizzato sono servite a rendere la mia musica più internazionale e rimangono vicine al mondo che mi rappresenta: quello rurale, di campagna. Sono stato cresciuto a pane e olio, mio padre tutt’ora lavora la terra e anch’io con l’agricoltura mi do da fare…

Quanto c’è di personale nel tuo nuovo album SOLI NEL MIDWEST?

Ci sono dei brani che sono molto personali come ad esempio VIVO che e’ un brano apparentemente triste ma invece nasconde propositività: “toccare il fondo per poter darci una spinta e risalire, per sentirci vivi, per stupire noi stessi” Anche PAROLE TRA NOI è un brano intimo il cui testo è firmato dal grande scrittore Roberto Piumini. Non è facile raccontarsi, penso che questo album sia solo il primo di una lunga serie.

Il country rimane uno dei tabù più strani della musica pop. Credi sia vero tutto ciò?

Il country è in Italia dagli anni 60, gli spaghetti western ad esempio sono una creazione italiana. Il mio country è una fusione di atmosfere per uscire dal provincialismo che ci tiene legati alle tradizioni. E poi che mondo noioso se tutti facessimo le stesse cose.

Belle melodie, armonie temperate e arrangiamenti curati funzionano sempre. Ti saresti mai aspettato un risultato simile del tuo ultimo lavoro?

Come primo lavoro non mi posso lamentare anche se sono molto severo e pignolo negli arrangiamenti, li curo in prima persona in maniera abbastanza maniacale. Devo ammettere che non sono mai del tutto soddisfatto, sento che ho ancora tutto da dire e da fare e potrei arrivare ancora più in alto.

La tua giornata ideale…

Sono un cantautore ma anche un produttore di vino. La mia giornata ideale si caratterizza dal fatto di poter sentirmi utile, nel fare qualcosa di realmente utile per me stesso e per gli altri. Non amo perdere il tempo o perdermi in frivolezze, sono una persona attiva e se voglio qualcosa mi faccio in quattro per ottenerla. Poi ci sono dei momenti della giornata in cui amo “staccare la spina” e dedicarmi alle bellezze che la vita ci riserva, le piccole o grandi cose che siano, quelle che ci rendono felici.

A chi ti sei ispirato durante le composizioni?

Ho sempre cercato di non avere punti di riferimento precisi e faccio difficoltà a rispondere. Nella mia musica c’è sicuramente un’influenza blues ma anche di certe sonorità italiane. Da ragazzetto adoravo i vinili, tutt’ora ho una collezione da invidia: quella dei miei genitori che
con gli anni ho arricchito. Mi sono affezionato ai vinili di cui ero in possesso: Freewheelin’ Bob Dylan 1963, Wildest organ in Town di Billy Preston 1963, come si fa a non citare The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd e poi tra gli italiani Bufalo Bill di De Gregori del 1976 o Radici di Guccini del 1972. Insomma tutta la musica è influenzata da altra musica.

Propositi per il nuovo anno?

Aprirò in tutta italia i concerti di Bobby Solo, partirò a Giugno, toccheremo molte piazze italiane. E poi finita l’estate mi chiuderò in me stesso per scrivere nuovi brani. Grazie dell’intervista. A buon rendere, buona fortuna. Giulio Wilson.

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è Fondatore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza. In qualità di Attore lavora in fiction televisive, film italiani ed internazionali. Nel 2016 ha prodotto TEK, primo cyberpunk western italiano. Nel 2017 è portavoce italiano del "60th Anniversary of Foreign Language Film" by TheOscars®
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