Di Valentina Gemelli

 

Imma Battaglia, a proposito della legge sulle unioni civili hai affermato “Oggi i veri sconfitti sono gli omosessuali che con questa legge non vedono affatto superate le discriminazioni nei loro confronti.” Perché?
Per la prima volta in Italia viene fatta una legge ad hoc per le persone omosessuali, sancendo definitivamente la “diversità/differenza” tra le persone eterosessuali ed omosessuali, non una legge che equipara ma una legge che ribadisce che le coppie gay sono una formazione sociale specifica e non una famiglia come le altre. Infatti nella legge Cirinnà c’è stato lo “spacchettamento” dell’articolo 3 da cui è stato tolto il riferimento diretto al matrimonio – a cui originariamente venivano equiparate le unioni civili – per sostituirlo con tutti gli articoli relativi a diritti e doveri che esso prevede, così come è stato eliminato ogni riferimento alla famiglia come identificato dall’articolo 29 della Costituzione dove è definita “società naturale fondata sul matrimonio”. Quindi per la prima volta in Italia c’è una legge sulle Unioni Civili, che è innegabilmente un fatto storico, ma attenzione non è il matrimonio perché gli omosessuali non possono sposarsi! Ecco perché questa legge è una sconfitta, perché hanno vinto le mediazioni richieste da Alfano e tutti i cosiddetti “cattolici o pseudo tali”!
Sei l’ideatrice e l’organizzatrice del Gay Village, importante evento dell’estate romana, vincitore del Best Event Awards 2011, il premio assegnato dall’Agenzia della Comunicazione ai migliori eventi organizzati in Italia. Cosa è cambiato in questi 15 anni?
E’ cambiato tutto! E’ cambiata la società, è cambiata la città di Roma, è cambiata la popolazione LGBTQI. Basti pensare che un giovane di 25 anni di oggi aveva soltanto 10 anni nel 2000, quando organizzai il primo gay pride mondiale a Roma, nell’anno del Giubileo ufficiale e non straordinario. Un evento che ha portato a Roma, per la prima volta, un milione di persone da ogni parte del mondo. da quel giorno, l’otto Luglio, è cambiata la storia e la politica italiana rispetto al tema dei diritti civili. Ebbene, io mi rendo conto che i giovani della comunità LGTQI, anche attivisti, non conoscano la storia e non si rendano conto cosa ha voluto dire, nel 2002, invadere Roma con una campagna che titolava Gay Village a grandi lettere. Quando ancora ci censuravano, ci attaccavano e le persone ancora si nascondevano, il Gay Village è stato un momento di visibilità e di conquista di spazi nella città di Roma, che era una città in fermento culturale con “l’estate Romana” di Nicolini e Veltroni, che investiva in attività internazionali culturali che riqualificarono e resero grande la nostra città. Ecco noi, con il Gay Village, siamo stati un motore strategico di quel fermento e di quel cambiamento! Oggi la città è abbandonata, conquistata dal malaffare e dalla malavita, noi cerchiamo di resistere per la nostra storia ma devo dire che nessuno ci aiuta, neanche i giovani della nostra comunità che, dando per scontato tutto quello che hanno, sanno soltanto criticare e pretendere senza mai dare un contributo serio alla crescita e allo sviluppo!
La seconda puntata del Gay Village Academy è dedicato alla storia della dance music. Il  primo ricordo che ti lega ad una canzone, qual è?
Cher- Strong enough, la storia di un abbandono, di un amore finito che, però, non ti struggerà perché sono forte abbastanza per superarlo. E’ stato il leit motiv del 2000, la canzone con cui ballavo felice e certa che ce l’avremmo fatta, che avremmo vinto noi la battaglia dell’uguaglianza!
Un’occhiata al futuro: cosa vedi?
Purtroppo vedo un mondo triste, incattivito dalla povertà, dalle insicurezze, dalle diseguaglianza, dall’ignoranza e dalla ferocia dell’integralismo. Abbiamo bisogno di un rinascimento vero di valori, di cultura e di politica ma io sono stanca ed ho tanta voglia di abdicare in favore di giovani leve di cui è pieno il Gay Village e le associazioni! Penso che lascerò Roma!

 

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Vito
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