Intervista a Ketty Passa

Ciao Ketty! Da deejay a cantante. Perché questa scelta?

Ciao! Diciamo che non sono passata da deejay a cantante, ma che i djset sono un lavoro che porto avanti da 10 anni; il tempo da cui canto è lo stesso, ma l’approccio al canto come mestiere necessita di molto più tempo per tanti motivi.
Semplicemente, dopo anni passati sui palchi con la mia vecchia band ed ultimamente con il progetto Rezophonic, ho sentito il bisogno di scrivere un disco tutto mio nella direzione che ho veramente sempre desiderato, quella “URBAN”, piena di contaminazioni, con matrice pop d’oltreoceano. Ho passato la vita a seminare intorno a quello che ti permette di lavorare con la musica, da 3 anni ho capito che la cosa che più mi rende più soddisfatta, scrivere canzoni e cantarle, è l’unica cosa a cui ho girato intorno, e così sto provando a farlo come si deve.

Nata e cresciuta con la musica nel sangue. Cosa hai avuto dalla musica?…e cosa chiedi?

Sì, ho sempre avuto un forte legame con la musica, sicuramente per merito della cultura tramandatami da mio padre, ma anche per indole. L’insegnante di pianoforte disse a mia madre “fatela continuare, è portata”. Peccato che mia madre questa cosa abbia cercato di nascondermela il più possibile. Dalla musica ho avuto una vita piena di emozioni, ma anche di imprevisti. Lavorare nella musica, cercando di non doversi piegare a fare la musica che vogliono gli altri, è davvero difficile, in Italia direi pressoché impossibile. Alla musica chiedo di non farsi mettere i piedi in testa dalla generazione attuale di ragazzi più piccoli di me, che hanno smesso di fare ricerca e che vivono la musica come qualcosa di passaggio. Ecco, la musica regala una profondità ed un’apertura mentale anche rispetto agli schemi che la vita ci impone, non ignoriamola. Io personalmente chiedo alla musica di darmi delle risposte, tutt’ora, e sicuramente con questo disco ne avrò tantissime. Perché la musica questo fa quando ci lavori, regala emozioni, ma toglie certezze.

Qualche anticipazione del nuovo album?

Ci provo. Ho scritto per me, sono partita dai reference che più mi piacciono ed ho raccolto tanti beat, arrivati da tante direzioni, e proprio su questi ho cercato di trovare la mia identità nell’ approccio al cantato, ma anche alla scrittura. Ho scritto su basi che in Italia vengono usate molto più dal mondo rap, e ci ho scritto in Italiano, alternando loop vocali che richiamano il concetto di cantilena, a melodie vere e proprie, soprattutto i ritornelli, rispettando anche “la tradizione piena di note” italiana.

Il percorso di un artista si sa dove inizia, ma non si sa mai dove finisce. Tutto ciò ti spaventa?

Certo che sì, ma forse avendo vissuto esperienze molto forti nella vita, soprattutto con la mia salute quando avevo a 18 anni, ho un senso della quotidianità molto forte, e cerco di farmi forza giorno dopo giorno, tanto niente, ancora non ho smesso di volerci provare, quindi non ho vie d’uscita, se non accettare la mia indole e le mie priorità. Le paure nella vita mi hanno solo rallentata, per questo cerco di andare sempre dritta a quello che mi parte da dentro, cercando di pensare meno e sentire di più.

Sei impegnata anche nel progetto solidale Rezophonic che attraverso la musica raccoglie fondi per portare acqua pulita in Kajiado, Africa. Come si svolge?

Rezophonic è una bellissima isola felice di cui sono onorata di fare parte. Anzitutto perché dal 2012 esiste un mio pozzo in Africa, nominale, che offre da bere a 5 famiglie e 3 mucche. E questa cosa esiste per centinaia di artisti, che come me hanno aderito a questa iniziativa creata da Mario Riso con Amref Italia e la Icio Onlus di Icio De Romedis.
Si suona, e con i fondi dei live si crea una somma che poi va dritta in Kajiado per aiutare la situazione di persone molto, ma molto meno fortunate di noi. Quindi praticamente io facendo la cosa che amo di più, oltre a connettermi con tanti artisti anche mainstream e a vivere momenti unici sul palco, faccio anche del bene. Riassumerei tutto questo con la frase “è una gran figata”.

Come si diventa un’icona di stile?

Non lo so. Non mi ritengo un’icona, ma di sicuro credo che per quanto i talenti con impegno e dedizione si possano sviluppare, certe cose si abbiano dentro. Ed io da quando sono piccola ho sempre avuto un senso dello stile molto sviluppato, mi vedo come poi mi concio prima di farlo, oserei dire che ho quasi un approccio visionario al look.
Forse la creatività è una conditio sine qua non per riuscire ad essere sempre te stessa, seguendo le mode.
Vedo tanti personaggi vestirsi da altri, ecco, io sto molto attenta a tenere Ketty in tutti i reference che prendo come spunto.

Campagna CrowdFunding: https://www.musicraiser.com/projects/6189

Vuoi pubblicizzare la tua attività su Voce Spettacolo?

Scrivici: vocespettacolo@gmail.com

vs-offerta

Follow Me

Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
Walter Nicoletti
Follow Me

Latest posts by Walter Nicoletti (see all)

Walter Nicoletti

Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due × 4 =