Intervista con l’attore. Maximilian Nisi

di Claudia Conte.

 

Siamo in compagnia di Maximilian Nisi, attore di cinema e teatro. Attualmente in scena con la commedia “Fiore di cactus” accanto a Benedicta Boccoli.

Questa sera reciti al teatro della Cometa: potendo scegliere, in che teatro, anche estero, vorresti recitare?

Potrei risponderti che mi piacerebbe recitare all’ Old Vic di Londra, o al Berliner Ensemble di Berlino, oppure al Kommisarzhevskya di San Pietroburgo ma ci credi se ti dicessi che qualunque teatro curato, ben gestito, frequentato ed amato può esser la casa più confortevole per un attore?
Soffro quando mi capita di entrare in teatri che sono lo spettro di quello che sono stati, in luoghi curati con poca dedizione, il più delle volte vuoti, dimenticati dal pubblico, dove il nostro mestiere diventa vano. Mi piacerebbe recitare in un teatro vivo e pieno di entusiasmo, in un teatro amato e non in un luogo usato ed abusato.

‘Fiore di cactus’ è uno spettacolo ‘leggero’, dicono. Sei d’accordo?

Sono d’accordissimo. È uno spettacolo di puro intrattenimento e non vuole avere altre velleità. È uno di quei progetti che oggi i Festival estivi, ma ormai anche i teatri privati e i teatri stabili, tendono a privilegiare. È un’ usanza ormai conosciuta e di cui abbiamo abbondantemente parlato. Sarei un ipocrita se non ti dicessi che sarei più gratificato ad interpretare Oreste nella trilogia di Eschilo ma quando è stato proposto questo progetto con il mio nome nel ruolo del titolo la cosa non ha destato alcun interesse, e anche se ci fosse stato un nome più vendibile del mio non credo che lo spettacolo sarebbe stato prodotto, realizzato ed ospitato. E allora che fare? Per dare continuità ad un lavoro che ho scelto più di 25 anni fa, ho deciso di prender parte ad una commedia scritta, tra l’altro molto bene, e mi sono dato la possibilità di socializzare con un genere teatrale da me poco frequentato. Ma ti assicuro che l’ impegno e la dedizione che metto nel mio lavoro è sempre la stessa.

Secondo te, il pubblico va educato con spettacoli seri ed impegnati? Il teatro ha questo scopo e la televisione quello di divertire?

Non credo che il teatro debba educare e la televisione divertire. Il pubblico va rispettato, amato e stimolato sempre sia quando è seduto comodamente a casa propria di fronte alla tv sia quando si trova in un teatro. Il pubblico ama appassionarsi e desidera ridere ma vuole anche commuoversi, imparare e pensare. Purtroppo il pubblico italiano da anni è stato nutrito anche in modo malsano. A volte è stato addirittura avvelenato e oggi o sta morendo o sta cercando di disintossicarsi da qualche parte restando ben lontano dai teatri, da quei luoghi che un tempo furono per lui motivo di catarsi e di profondissimo culto.

Qualche anno fa, tu hai lasciato uno spettacolo, una commedia di Plauto, quindi un classico, ma forse troppo leggero per te? Perché l’hai lasciato?

Era “Il Miles Gloriosus” di Plauto, recitavo accanto a Vanessa Incontrada e a un bel gruppo di attori. Quella è stata la prima volta che ho avuto la sensazione che un progetto che avrebbe potuto portare del pubblico nuovo a teatro avrebbe sortito l’esito opposto. Vanessa è una persona deliziosa ed è una grande professionista, è veramente molto amata dal pubblico soprattutto televisivo. Poteva accadere, come d’altra parte è accaduto, che persone mai entrate in un teatro finalmente ci entrassero. Attorno a quello spettacolo si creò grandissimo interesse ma quasi tutte le aspettative vennero disattese. Il momento creativo fu spiacevole un po’ per tutti e ne venne fuori uno spettacolo pasticciato, confuso e tutt’altro che bello. Da un punto di vista interpretativo personalmente mi sono sentito fuori posto. Tutto quello che mi era stato insegnato negli anni in quel frangente risultò inutile e sgradito. Gli attori sono strumenti e se vengono suonati male possono anche stonare. Quindi stonai, anzi stonammo. Il pubblico che venne gradì poco e quella che poteva essere un’ occasione non solo artistica ma anche umana tristemente degenerò. Andai via in accordo con la Produzione. Mi chiedo ancora oggi per quale motivo mi abbia cercato per scritturarmi.

Quali sono gli spettacoli della tua intensa carriera che più hai amato e che vorresti rifare?

Ho amato moltissimi miei spettacoli e ho adorato molti personaggi che ho interpretato soprattutto quando sono stato diretto da grandi registi. Ho recitato in teatri che erano chiese o castelli tanto erano curati ed esaltati. Pur tuttavia, sebbene io rimpianga quella che considero una vera e propria ‘età dell’oro del teatro’, ti rispondo che non tornerei indietro ‘per rifare’ ma mi piacerebbe andare avanti ‘per fare’ qualcosa che possa veramente essere utile al teatro, che ha oggi più che mai ha bisogno di un aiuto concreto.

Tornando indietro di trent’anni, rifaresti le stesse scelte?

Grossomodo si. A livello artistico ho sempre ponderato le mie scelte. Ho preferito esser sempre corretto e professionale il più possibile per sentirmi bene con me stesso e per rispettare quella che era la mia indole. Non recrimino nulla. Anche a livello personale ed umano rifarei tutto. Nel lavoro ho saputo  sporcarmi le mani a volte ed è capitato nella mia vita privata che abbia anche intensamente amato senza essere corrisposto. Lo rifarei.

Tu hai interpretato Cristo e San Francesco: non hai rischiato di montarti la testa? Che rapporto hai con i tuoi personaggi? Diventi loro solo nella fase lavorativa o tutto il tuo quotidiano ne è influenzato?

Ritengo che i personaggi che mi vien chiesto di interpretare siano quasi sempre più interessanti di me. Mi incuriosisce studiarli e ogni volta nell’ approccio provo un gusto quasi voyeuristico. Mi parli di Cristo e di San Francesco. Per me sono stati uomini, personalità da approfondire. La modalità non poteva che essere quella. Non fosse stato così sarebbe stato impossibile affrontarli, sarebbero stati colossi non personaggi. Interpretare un personaggio è quasi sempre eccitante. Il quotidiano ne risulta in parte influenzato, è ovvio. Diventa un costante pensiero e un piacevole sdoppiamento. Interessante è cercare di vedere il mondo attraverso i suoi occhi.

E’ vero che tu dipingi? C’è un nesso tra la tua professione e questo nobile hobby?

Dipingere è creare, immaginare e quindi raccontare. Interpretare è esattamente la stessa cosa. La pittura tuttavia è un atto creativo più intimo che può essere espletato anche in solitudine. Interpretare è un atto creativo che necessariamente richiede la presenza almeno di un’altra persona che possa ascoltare la storia che abbiamo da raccontare.

In pratica nessuno sa niente o quasi della tua vita privata, non compari mai in giornali o siti di gossip. E’ una scelta precisa?

Io sono un attore. Ti posso parlare del mio lavoro. Ti posso raccontare qualcosa di me quando trovo delle analogie con i personaggi che interpreto. Non ho mai creduto che la mia vita privata fosse interessante. Ti posso assicurare che è esattamente il contrario.

I problemi del teatro italiano sono solo economici?

Il teatro vive un momento molto difficile. Credo che le responsabilità siano condivise. Troppo miseri i finanziamenti statali ma anche  poco  amore di molta gente che lo fa. Stiamo lentamente segando il ramo su cui siamo appoggiati.

Per finire: se il genio della lampada ti invitasse ad esprimere tre desideri.

Non credo più ai geni delle lampade. Non è più tempo. Voglio credere soltanto nell’ Uomo e nelle sue infinite potenzialità.

Walter Nicoletti
Follow Me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 + nove =