Intervista con l’attrice Eleonora Lipuma

Di Vito “Nik H.” Nicoletti

 

 

Ciao Eleonora. E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?
Ciao e grazie a voi di Voce Spettacolo.
Ho un ricordo nitido della mia infanzia…il mio sogno era quello di essere me stessa! Ho sempre avuto la fortuna di esprimermi attraverso l’arte: la pittura, il canto, il teatro, la danza, la scrittura. Credo che in quella fase i miei genitori abbiano avuto un ruolo fondamentale in quanto hanno intuito e assecondato il mio “esprimermi”. Il pensiero vola, in particolare, ai miei sette anni quando io e i miei fratelli giocavamo, improvvisavamo e mia madre registrava quei momenti di ordinaria follia con la sua videocamera in VHS!
Più passavano gli anni, più la scelta della recitazione prendeva un posto naturale, piantava radici e sentivo sempre più il bisogno di approfondire, studiare, migliorare. Questo è un mestiere difficile e, senza il supporto e l’affetto della mia famiglia, non avrei mai potuto, oggi come nel futuro, raggiungere i miei obiettivi.

 

Chi è Eleonora Lipuma?
Che domanda difficile…e siamo ancora alla seconda!
Proverò a rispondere con sincerità e umiltà. Sono una donna determinata che, come dicevo, ha sin da subito messo a fuoco il suo obiettivo di vita.  A dir la verità non so chi sono ma so quello che provo e quello che ho sudato per arrivare al punto in cui mi trovo adesso.
Ho iniziato con la recitazione che avevo poco più di quindici anni, mi sono diplomata presso la Scuola di Teatro Contemporaneo “Gesti”, diploma di 1° e 2° livello in recitazione e regia con la direzione artistica di Guglielmo Ferro. In seguito ho intrapreso gli studi triennali presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Giovanni Grasso”, direzione artistica di Nicola Costa.
Ho sempre avuto sete di sapere e, oltre gli studi accademici, ho sempre cercato momenti di crescita e formazione incontrando quelli che sono per me grandi Maestri: Mamadou Dioume, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro, Michele Monetta, Dacia Maraini, Tato Russo, Fioretta Mari, Viviana Toniolo, fino agli ultimi studi di recitazione cinematografica che utilizzano la Tecnica Chubbuck con Patrizia De Santis.
Il mio rapporto con il teatro inizia nel 2008 mentre un po’ più tardi avviene quello con la televisione e il cinema. Ho sempre preferito il teatro ma, se sposo un progetto cinematografico, do tutta me stessa perché credo in quell’ideale. Questo lo dimostrano esperienze recenti come quella per il film tv “A testa alta – Libero Grassi”, prodotto da Taodue. Per me è stato molto importante interpretare il ruolo di Agata Cannistrà, una donna operaia siciliana che si inquadra in uno specifico periodo storico e che ha come protagonista, nel film, un personaggio scomodo: Libero Grassi. Libero di nome e di fatto, fu il primo imprenditore che si ribellò al pizzo. Il ruolo delle operaie è per lui fondamentale. Questo perché è proprio attraverso i loro comportamenti e i loro racconti che vengono fuori gli aspetti umani di un imprenditore che, prima di tutto, era una persona di grandi valori. Il film, di cui firma la regia un sensibile e attento Graziano Diana, è un prodotto televisivo opportuno, impellente e altamente didattico che sta riscontrando grandi consensi nelle scuole e nelle università. Il fil rouge che unisce i film del ciclo “Liberi Sognatori” è la forte attenzione alla componente sociale. Credo che parlare degli uomini che si sono battuti per un ideale civile sia un modo per illuminare le coscienze dei giovani, al fine di creare una cultura della legalità.

 

Eleonora attrice, questo lavoro tocca il cuore?…e se si, come ci riesce?
Senza il cuore non si fa nulla. All’interno di un percorso artistico cerco di visualizzare dentro me, un’altra piccola me, come se fosse un super eroe che mi sprona, che mi illumina, che mi pompa energia. Attraverso l’arte si dona. Gli attori dovrebbero essere i servitori del teatro, della letteratura, della storia, del sapere e, senza sentimento e passione, non credo che questo lavoro si possa fare!

 

Secondo te recitare può voler dire essere UNO, NESSUNO…CENTOMILA?
Sicuramente si parte da UNO, ossia quello che sei e che offri.  NESSUNO perché bisogna svuotarsi prima di interpretare e di accogliere. CENTOMILA perché si può vivere e recitare mille vite, morire e nascere più volte. Quindi che tu sia su delle tavole di legno impolverate o su un set, si è assolutamente “uno, nessuno e centomila”.

 

Sarai in scena dal 21 al 24 febbraio presso il Teatro Tor Bella Monaca con lo spettacolo “CLITENNESTRA. VOI LA MIA COSCIENZA, IO IL VOSTRO GRIDO”. Quando e perché hai deciso di sposare questo progetto?
La storia di questo spettacolo è lunga: nasce da un’idea notturna con una collega di accademia, Federica Genovese. La storia continua col mio trasferimento a Roma, in particolare con la partecipazione allo stage nazionale tenuto al teatro Vittoria che indice un bando interno al percorso: presentare ad una giuria qualificata uno studio teatrale il cui obiettivo è quello di tradire la tradizione attraverso un linguaggio contemporaneo. L’idea iniziale viene così consegnata ad un gruppo di giovani attori che sposa a pieno il progetto: una compagnia emergente di cui prende le redini della regia un’eccellente Alessia Tona. Alessia dirige in maniera intuitiva il lavoro di ricerca, utilizzando in scena forme di comunicazione alternative alla recitazione classica. Lo studio, apprezzato dalla giuria, si aggiudica il premio della critica a “Tradizione. Il teatro di domani” (Roma), finalista del festival “La corte della Formica”, vincitore del festival “UT.35 – Festival di drammaturgia under 35″ (Napoli) e premio “Migliore attrice UT.35” a Maddalena Serratore nel ruolo di Elettra/Erika. Da quel momento la compagnia lavora, in sinergia e cooperazione, al fine di ampliare il testo, di scrivere una drammaturgia a più mani, approfondire lo studio dei personaggi della tragedia fino alle stesse dinamiche intrinseche e psicologiche dei protagonisti del delitto di Novi Ligure. Si sceglie di utilizzare elementi scenografici che diventano un vero racconto per immagini. Tutto questo rappresenta il grande punto di partenza per lo spettacolo definitivo che, già da due anni, si appresta a calcare i palcoscenici di rassegne nazionali prestigiose.

 

Quanto c’è di Eleonora nel personaggio che interpreti?
Si parte sempre da se stessi: prima il corpo, poi la propria voce, il proprio sentire e modo di guardare il mondo. In seguito si affrontano studi più specifici: si osserva tanto la gente, si acquisiscono i suoni regalati dai contesti di vita, ci si mette a dura prova, si scommette. Il teatro è un grande banco di prova. Quando sei vicino al personaggio, o hai raggiunto quel punto prefissato, non ti sazi mai, vuoi riservargli ancora più dignità.
Nello specifico in “Clitennestra. Voi la mia coscienza, io il vostro grido” interpreto il ruolo di una donna cinica, aspra, spietata. Il suo è un cuore ferito che non accetta il distacco di Agamennone il quale, oltretutto, deciderà di strapparle la figlia Ifigenia dandola in sacrificio. Clitennestra, già condannata, parla davanti ad un’immaginaria corte suprema e rivive, come imputata in un tribunale, le dinamiche che l’hanno vista assoluta carnefice. Immobile nelle sue perpetue contraddizioni, continua a vacillare, svela le sue fragilità e le sue instabilità, nonostante la fermezza delle sue azioni prima premeditate, poi agite.
Lavorare su un personaggio così complesso non è stato facile. Ho intrapreso una ricerca, individuato le molteplici caratteristiche che vivono dentro ogni essere umano, le mille sfumature che la nostra personalità, in relazione agli eventi della vita, mette a fuoco in un preciso momento invece che in un altro. Provo a dare voce a diverse donne: alla donna madre, moglie, amante, animale, manipolatrice, vendicatrice, folle. Ognuna di queste donne è diventata trama del tessuto connettivo del mio corpo e, attraverso quest’ultimo, attendo che l’atto recitativo si compia. Senza forzarlo, facendolo fluire nella sua naturalezza.

 

Delle proposte di lavoro, qual è quella che escluderesti in modo tassativo e quella che invece ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?
Non ho mai pensato a questo, sapete? Sicuramente escluderei tutte le proposte che non rispettano la professione dell’attore o che lo declassano. Purtroppo ancora oggi c’è chi pensa che essere attore non sia un mestiere e che salire sul palco non preveda mesi e mesi di dure prove. Non considerando poi il fatto che un attore, prima di essere tale, ha affrontato un percorso formativo, continua a specializzarsi, si confronta con umiltà e si proietta al mondo del lavoro con estrema dignità che poi è esattamente quella che vorrebbe ricevere in cambio. È questa la proposta tassativamente bocciata in partenza.
Quella che invece mi piacerebbe accettare è quella che include un nuovo studio, magari un personaggio lontano da me, dalle mie corde, un personaggio capace di mettermi in difficoltà, che mi imponga di intraprendere un’ulteriore indagine creativa con totale dedizione, così da cominciare una nuova sfida con me stessa.

 

Ogni traguardo regala e toglie qualcosa. I tuoi traguardi, fino ad ora, cosa hanno regalato e cosa, invece, hanno tolto alla tua vita?
Non c’è regalo e non c’è rinuncia. Esiste solo un costante sacrificio che ti porta a raccogliere frutti e soddisfazioni. Nessuno ti regala niente in questo nostro mondo, ahimé troppo spesso popolato da avvoltoi, in cui bisogna sgomitare molto cercando di farsi posto.
La caparbietà e la forte vocazione mi hanno portato a essere l’attrice che sono oggi. Ma non mi sento arrivata, non si finisce mai di imparare, ho ancora molta strada davanti a me e questo non mi fa assolutamente paura!

 

C’e’ qualcosa che ti fa paura?
Arrivare ad arrendersi, nella vita in generale. Bisogna avere un obiettivo solido da raggiungere e trovare tutte le soluzioni possibili: allontanare la negatività e non trovare alibi, avere un profondo rispetto della propria persona e non mentire mai a se stessi.
C’è un’altra cosa che mi inquieta, ma è qualcosa che riguarda la totalità: ho paura che la gente si faccia accecare dalla prepotente tecnologia e non si renda più conto della bellezza che la circonda, che manchi di rispetto alla natura, alla storia di un Paese.
Vivo a Roma ormai da anni e amo farmi sorprendere da uno scorcio, dalle antiche rovine, da un monumento millenario, da una chiesa che ospita capolavori pittorici. L’Italia è piena di storia, patrimoni artistici culturali e architettonici…non bisogna dimenticarsene.
Obbedisci più al tuo cuore o alla tua testa?
Per fortuna a entrambi. Sono una persona molto romantica ma anche molto pragmatica. Ogni volta che metto troppa testa, assesto il tiro e mi addolcisco, viceversa, mi indurisco.  Sono molto autoritaria con me stessa: non amo le cose fatte in maniera approssimativa e desidero dare il giusto valore al tempo.

 

La felicità per Eleonora?
Far sorridere i bambini. Questa per me è assoluta fonte di felicità. Mi occupo da anni di teatro per l’infanzia con il progetto “Favolanimata” di cui sono ideatrice e produttrice. Gli spettacoli interattivi mi permettono di lavorare nella direzione della formazione e della promozione dell’arte con valide attrici e compagne di viaggio: Giada Caponetti e Alice Sgroi.
Inoltre, da settembre 2017, collaboro attivamente con la Onlus Officine Buone che organizza attività di volontariato nei reparti di oncologia pediatrica di Roma. Insieme ad un team di attori, raccontiamo attraverso il teatro le storie di “Mago Mantello”, libro scritto da Francesco Domenico Giannino. È in corso per il progetto una campagna di crowfunding: l’obiettivo è quello di far stampare quante più copie del libro che, dopo le nostre performance, consegniamo ai bambini ospedalizzati.
Non esiste gioia più grande: i bambini ti guardano con quegli occhi enormi, spalancati dalla curiosità, pendono quasi dalle tue pause, dai tuoi respiri, ascoltando le favole che racconti. Poi, magicamente, li stupisci facendo qualcosa che non si aspettano, qualcosa di buffo e…ridono… ridono di quelle risate piene, che sanno di purezza.

 

Senza i sogni non si può…(continua tu)
Vibrare, volteggiare nell’aria come foglie, curiosare come bambini, cantare di gioia, annusare la creatività, respirare le note. Senza i sogni siamo inanimati, spenti. Invece abbiamo bisogno di sole e di infiniti abbracci.

 

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
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Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza. Allievo esperto di Kung Fu

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