di Gianfranco De Cataldo.

 

Ciao Gianluigi ! La prima domanda. Un tuffo nel passato. Da bambino dicevi… “da grande farò”…?

Cronologicamente: architetto, scrittore, e visto che ci siamo anche attore. Ma una volta nel mondo dello spettacolo, in particolare del teatro, mi sono reso conto di quanto mi stava stretto vestire i panni di un personaggio i cui pensieri sono scritti da un autore e le cui azioni dettate da un regista. Infatti ho iniziato a fare tutto da me, per non dar conto più a nessuno se non al pubblico. Recito quasi esclusivamente negli eventi ideati e curati personalmente, a parte qualche film.

Tanti pensano che fare il regista sia fare solamente soldi, in realtà è soprattutto passione con tanti sacrifici, raccontaci come nasce la tua…

Davvero c’è qualcuno che crede che questa sia una professione remunerativa? Lo si fa per passione! O meglio per destino! Quanto ai sacrifici, se hai la fortuna di fare un mestiere così creativo, di quali sacrifici parliamo? Noi siamo fortunati, sia pure tra le mille difficoltà! E io odio chi si lamenta sempre! Non ci obbliga nessuno a fare teatro. Un po’ di soldi arrivano ma col tempo, e solo nel momento in cui riesci a diventare un professionista serio e conosciuto, anche se non necessariamente famoso. Io però ci tengo a sottolineare che non chiedo e non ricevo finanziamenti pubblici da parte di nessuno: tutte le mie entrate derivano dallo sbigliettamento e dalle scelte del pubblico sovrano.

Il lavoro del regista teatrale oggi.

Dipende dal proprio campo d’azione. Io ad esempio mi sono specializzato in eventi di spettacolo al di fuori del teatro inteso come luogo fisico. Una buona parte della mia attività si svolge nell’ambito del teatro-scuola, settore in cui credo molto e sul quale investo studi ed energie ottenendo risultati più che soddisfacenti in termini numerici e di consenso. E poi, eventi in luoghi insoliti, organizzati anche con Tour Operator internazionali visto che recito senza problemi in inglese e francese.

Come nascono le tue idee?

Dai luoghi. I miei spettacoli non hanno mai scenografie se non quelle offerte dai siti dove lavoro, siano essi castelli, boschi, centri storici, posti insoliti. Nel momento in cui mi trovo in un contesto che mi piace e mi coinvolge, esso mi comunica qualcosa: il titolo di uno spettacolo. Spesso di un autore classico che vado a riscrivere e a riadattare alla situazione.

Il Teatro del Viaggio: raccontaci questo tuo progetto.

Il nome anzitutto, mi è venuto spontaneo. Si rifà a un viaggio interiore, alla maniera di Proust. Soltanto dopo mi hanno fatto notare che in effetti io lavoro anche in contesti dove ci sono viaggiatori, crociere, agenzie. Attualmente continuano le repliche del mio Federico II nei castelli di Trani e Castel del Monte, di Re Artù nel castello di Gioia del Colle, delle Metamorfosi di Ovidio e Apuleio nei boschi e nei siti archeologici, del Piccolo Principe che faccio nel Planetario di Bari con un viaggio interstellare, lo stesso dicasi del mio Galileo che interpreto come monologo.

Per quale tuo lavoro nutri maggiormente affezione? Quale invece ti ha dato filo da torcere?

Un papà ama in egual misura tutti i figli, ma forse le cose più belle le ho fatte quando mi occupavo di laboratori scolastici con ragazzi non professionisti. Considera poi che quando ero il coordinatore artistico del Parco Letterario Ettore Fieramosca, a Barletta, organizzavamo spettacoli in ogni luogo. Immagina una specie di notte bianca tutta a tema, in stile rinascimentale, con giullarate, musici, spettacoli per bambini, teatro colto e popolare, si chiamava La Corte e il Popolo, arrivammo alla terza edizione, bloccavamo l’intero centro storico e venivano artisti da tutta Italia e anche Europa. Impegnativo si, ma quando si applica la scientificità all’organizzazione tutto procede al meglio.

Il futuro del Teatro secondo te in Italia.

Il futuro dell’Italia, sarebbe la domanda più opportuna! Boh. Il futuro non esiste, direbbe Osho. Ma è una affermazione che cela ottimismo, contrariamente a ciò che potrebbe sembrare.

Raccontaci qualche aneddoto o retroscena dei tuoi lavori e delle tue esperienze passate.

Prima lavoravo più con grandi artisti del teatro, da Giorgio Albertazzi ad Arnoldo Foà, da Elisabetta Gardini a Pino Caruso, da Eros Pagni a Leo Gullotta. Personaggi che avendo cultura e profondità ti lasciano sempre qualcosa. Poi mi sono toccate, mio malgrado, tante meteore del mondo dello spettacolo, personaggi da reality Tv, gente che alla fine non sa fare niente e viene pagata proprio per non fare niente. Ma è la legge del mercato! In quel momento servivano, perché facevo prodotti più per le masse. Ho lavorato anche con tre miss Italia, la Mendez, Claudia Andreatta e Tania Zamparo, belle e simpatiche, che con me hanno recitato, non fatto soltanto le statuine. Con Tania sono pure finito su siti e giornali di gossip perché mi avevano attribuito la paternità del figlio che le stava nascendo. Credo sia l’aneddoto più divertente per me!

Se la tua vita fosse un film o una canzone, quale sarebbe? E perché?

Il mio film culto è Grease, forse perché in fondo amo la spensieratezza e il divertimento semplice di quegli anni, in cui sono pure nato. Le canzoni, tutta la musica inglese degli anni 80, quelli della mia “educazione sentimentale”.

Riesci a trovare del tempo libero per i tuoi hobby?

Non c’è bisogno: il mio lavoro è così coinvolgente che è meglio di un hobby. Ma non riesco più a fare un po’ di sport.

Cosa consigli agli aspiranti registi?

La prima cosa è quella di studiare, ma io sono l’ultima persona che può consigliarlo perché sono più un autodidatta. Osservare le cose degli altri aiuta molto, ma alla fine l’esperienza di palcoscenico è praticamente tutto. Inoltre: attenti ai falsi maestri, tendono a plagiarvi se siete sprovveduti alle prime armi. Non tiratevela, non fate impressione a nessuno! Non prendetevi troppo sul serio! Le cose migliori nascono da una impostazione mentale ludica. Per me è quasi sempre così, anche perché tendo a lavorare con amici con cui mi diverto.

Progetti futuri?

Una partecipazione all’imminente festival di cultura ebraica che si terrà a Trani, con l’interpretazione del Cantico dei Cantici. Poi sto lavorando col direttore del Planetario di Bari, Pierluigi Catizone, al nostro prossimo progetto di teatro-scienza tratto dal mito di Perseo e Andromeda, e un paio di altre cose con un Tour Operator che organizza minicrociere per una clientela esclusiva in luoghi pugliesi poco battuti dal turismo si massa. In pratica sto preparando una performance in inglese dove gli artisti in scena, pur pochi, superano il numero di spettatori. Dopo le masse, qualcosa di nicchia in assoluto.

Manda un saluto ai nostri lettori.

Contattatemi tramite la mia pagina face book Il Teatro del Viaggio, ci salutiamo personalmente!

 

Credits Foto: Daniele Notaristefano

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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