Intervista con il regista. Vincenzo Stigliano

di Gianfranco De Cataldo.

 

Ciao Vincenzo! La prima domanda. Un tuffo nel passato. Da bambino dicevi… “da grande farò”…?

In realtà già all’età di otto anni avevo in mente di fare un grande film con i miei amici sfruttando la videocamera Sony di mio padre che era un fotografo professionista. Mi ritrovavo a casa di un mio amico per riscrivere la sceneggiatura del libro “Segreti da ragazzi” di J. Fansten. Un libro che ho amato. Poi non se ne fece più nulla perché quando sei piccolo e hai un gruppo di amici, le cose cambiano rapidamente. Poi però all’età di sedici anni ho scoperto il teatro e me ne innamorai e da lì e iniziato il mio studio verso l’arte teatrale e cinematografica in particolare.

Tanti pensano che fare il regista sia fare solamente soldi, in realtà è soprattutto passione con tanti sacrifici, raccontaci come nasce la tua…

Soldi? Quali soldi? (risata) Fare il regista vuol dire prima di ogni cosa voler dire qualcosa a qualcun altro. C’è chi lo fa con la scrittura di libri, chi con la pittura, con la danza e tutte le arti possibili. C’è anche chi preferisce non comunicare nulla e tenersi tutto per sé. Il cinema è comunicazione. Se si perde di vista il concetto del “comunicare” non si fa più arte. Fare il regista comporta impegno, sacrificio e tanta ma tanta pazienza e determinazione. Chi non è pronto a ricevere migliaia e migliaia di porte in faccia, non può fare questo mestiere. La mia passione nasce di pari passo con la passione per la scrittura. Quindi io oltre ad essere un regista sono uno sceneggiatore e penso che la mia voglia di scrivere, mi abbia poi portato a far vedere quello che scrivevo agli altri. Sono stati di molto aiuto poi, registi come Tim Burton, Nolan, Lynch, Tarantino (solo per citarne alcuni ai quali mi ispiro). Da ragazzino scrivevo molte commedie e storie romantiche ma crescendo ho capito che non erano fatte per me. Io preferisco scrivere di altro. In italia poi sono molto bravi a scrivere commedie e io non voglio farlo.

Le Web Series : il tuo punto di vista.

Le web series sono un punto di svolta nel mondo cinematografico che solo in Italia non sono state capite e sfruttate a dovere. Con la mia web series NextWord premiata in tutto il mondo, da Seoul fino a Miami, sono stato anche a Los Angeles e ultimamente a Roma e in molto altri festival internazionali e vi posso assicurare che nel mondo (ma basta uscire dall’Italia) le web series sono il nuovo mercato cinematografico. Prodotti con grossi investimenti alle spalle e con grandi qualità tecniche. In Italia non siamo stati ancora in grado di capirne la potenza. Cerchiamo sempre di fare il massimo con il minimo. Ma andando avanti in questa materia diventa anche snervante poter lavorare. Se non si vuole investire sui nuovi videomaker (e ce ne sono molti con grandi qualità) è quasi impossibile fare il regista in Italia. Le web series hanno dato possibilità a molti di esprimersi senza regole scritte. Da una parte è un bene, ma dall’altra crea anche tanta “monnezza”. Però il web, in Italia, può essere un buon trampolino di lancio per chi vuole fare questo mestiere.

Come nascono le tue idee?

Le mie idee nascondo dall’esigenza di raccontare oppure da flash di qualcosa che mi ha particolarmente colpito e che mi ha dato lo spunto per iniziare a scrivere. Diciamo “l’ispirazione”. Io non amo molto questo termine perché essendo stato allievo di Vincenzo Cerami, il quale diceva “Nell’arte della scrittura, l’ispirazione vale solo il 5% del lavoro. Tutto il resto è tecnica.” Ed è vero. Essere sceneggiatore ma scrittore in generale ha delle regole. Molti pensano che gli scrittori si siedano lì, perché hanno il loro momento “trascendentale d’ispirazione” e inizino a scrivere senza più fermarsi. E’ la cosa più falsa di questo mondo (risata). Scrivere ha delle regole, bisogna studiare molto per poter avere un buon prodotto finale. Quindi le mie idee nascono da quel piccolo 5 percento ma per il resto le sviluppo in base alle mie esigenze di comunicazione. Ovviamente preferisco non fare commedie, preferisco thriller e movie drama.

Il futuro del Cinema nel suo complesso secondo te.

Io credo che il cinema non morirà mai. Io credo che però i produttori, soprattutto italiani, debbano cominciare ad osare, ad investire sui giovani cineasti perché hanno molte idee valide, nuove competenze e freschezza mentale. Il cinema uccide sé stesso quando è monotono, fatto delle solite facce, dei soliti attori, delle solite idee. Non parlo dei blockbuster americani perché anche lì hanno un loro stile e pensano a fare soldi. Ma in America esiste, come nel resto del mondo, ma non in Italia, un grosso circuito di “indipendenza cinematografica”. I produttori investono nel cinema indipendente e ne guadagnano anche. In Italia il cinema indipendente è quasi sparito. Io posso anche sbattermi a cercare fondi, attori, e fare il mio film, ma poi trovare qualcuno che lo distribuisca diventa impossibile in Italia. Così eviti perché andresti a perdere un sacco di soldi. E’ questo che manca in Italia. Il cinema indipendente, quello che poi nel secondo dopoguerra ha fatto la fortuna dell’Italia cinematografica.

Un film che avresti voluto dirigere.

Wow! Ce ne sono tantissimi! Penso che avrei voluto dirigere sicuramente “Fight club” e “Kill Bill”. E credo che avrei anche voluto dirigere “Edward, mani di forbici” e “Big fish”. Ma ripeto sarebbero davvero tanti quelli che avrei voluto dirigere.

Le cose da fare e quelle da evitare durante le riprese.

Le cose da fare durante le riprese in realtà le devi programmare prima, perché sennò sul set sei preso da tutt’altro (risata) Bisogna avere una visione. Bisogna capire come vuoi che il pubblico entri nella tua storia e come vuoi che ne sia coinvolto. Se hai ben presente questi punti, sul set sarai indirizzato a gestire attori e tecnici in quella direzione. Quindi bisogna fare una minuziosa pre-produzione. Durante le riprese bisogna evitare di ossessionare gli attori e i tecnici. Sono persone che hanno, come te, un talento. E spesso ce lo dimentichiamo. Dobbiamo cercare di far esprimere anche loro sul set. Quindi consiglio di essere più che altro, aperti ai suggerimenti.

Se la tua vita fosse un film o una canzone, quale sarebbe? E perché?

In realtà, per quanto io scriva film d’azione, thriller e quant’altro, sono una persona molto tranquilla e pacata. Molto discreta soprattutto. Se però potessi sognare la mia vita sarebbe come “Il grande Gatsby”. Povero e poi diventato ricco (cerco con cose non del tutto lecite) ma perché aveva un obiettivo ben preciso, riconquistare un amore che da povero non ha potuto avere. E come canzone, anche qui ce ne sarebbero tantissime. Avevo un gruppo punk-rock e sono cresciuto a pane e Nirvana, quindi credo che sia Smells Like Teen Spirit.

Riesci a trovare del tempo libero per i tuoi hobby?

In realtà di tempo alla fine me ne rimane davvero poco. Quando mi metto davanti alla tastiera e inizi a scrivere il tempo vola. E lo stesso accade quando inizia la fase di produzione e post produzione. Comunque cerco sempre di tenere del tempo per me e i miei cari e i miei amici. Il mio hobby è dirigere una piccola compagnia teatrale amatoriale. Il teatro rimane la vita reale più finta che possa esistere e mi piace molto.

Cosa consigli agli aspiranti registi?

Diventare registi vuol dire studiare molto. Dimenticare il concetto che basta avere una reflex (oggigiorno molti lo pensano) per diventare regista. Ci vuole studio e dedizione. Ci vogliono obiettivi da raggiungere e tanta pazienza e determinazione perché su 100 porte 101 ti verranno chiuse in faccia e tu devi essere in grado di andare oltre e cercane la 102esima. Ma io dico sempre che se uno vale poi alla fine ce la fa. Perciò in bocca al lupo e fate tanta pratica, anche da soli e con gli amici, ma una pratica fatta di studio. Capire perché un primo piano è più intimo di un mezzo busto, dopo averlo studiato e visto (perché bisogna vedere tanti film) poi bisogna metterlo in pratica. E’ sempre e comunque una visione l’arte del regista.

Progetti futuri?

Innanzitutto a breve inizierò le riprese di un cortometraggio dal titolo “Solitudine”. La sceneggiatura di questo corto è stata finalista al grandioso “New York City Independent Film Festival” e al prestigiosissimo “THE PAGE2016” di Los Angeles. Poi sto terminando la scrittura di una sceneggiatura per gli Stati Uniti. Vedremo. Il futuro lo si scrive giorno per giorno, come diceva il mio personaggio Ronnie nella mia Web series NextWord.

Manda un saluto ai nostri lettori.

Ringrazio tutti voi che seguite i nostri lavori e chi ha letto questo articolo dicendo che vi aspettiamo tutti alla prima di Solitudine e voglio mandare un in bocca al lupo a tutti quelli che vogliono provare a lavorare nel cinema.

 

 

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).

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